Martedì, 11 Maggio 2021
L'allarme dei medici: "Non riaprite adesso"

Le riaperture solo con meno di 5.000 casi al giorno?

L'appello dell'intersindacale che riunisce i principali sindacati dei medici: "Un allentamento delle restrizioni sarà possibile solo con contagi giornalieri al di sotto di 5.000 casi"

Un appello chiaro e circostanziato. Le decisioni le prendono i politici, opportunamente consigliati. I professionisti sul campo possono raccontare cosa vedono, ogni giorno, nei reparti. "I dati delle ultime settimane mostrano progressivi segnali di rallentamento della crescita dei contagi da Sars-CoV-2, tuttavia le condizioni di sovraccarico di tutto il sistema ospedaliero, con indici di occupazione delle terapie intensive e delle aree mediche COVID ben oltre le soglie critiche individuate, nonché la marcata circolazione del virus, con circa 530mila contagi attivi, e la persistente elevata mortalita' impongono molta cautela nell'allentare le misure restrittive della movimentazione sociale". E' l'appello dell'intersindacale che riunisce i principali sindacati dei medici.

"Ogni prematuro allentamento delle restrizioni è un rischio"

"Il personale sanitario, impegnato quotidianamente - 7 giorni su 7, di giorno e di notte - e da oltre un anno nella lotta contro la pandemia da Sars-CoV-2 e la sua malattia Covid-19 - sottolinea il comunicato - si trova ad affrontare ancora per tutto il 2021 criticità di ogni tipo dovute al sovraffollamento degli ospedali, che con la terza ondata interessa in successione tutta la nostra penisola, anche aree precedentemente risparmiate, come dimostra il caso Sardegna. Ogni prematuro allentamento delle restrizioni potrebbe mettere a rischio tanto la vita dei pazienti affetti da COVID-19, costringendo per carenza di posti letto gli operatori a scelte strazianti sotto il profilo etico, come il triage inverso, quanto la salute dei pazienti con altre patologie, la cui prevenzione e cura rischia di essere ancora una volta sacrificata a causa della sottovalutazione del rischio di una persistente elevata circolazione del virus, sulla quale i medici e i dirigenti del servizio sanitario nazionale lanciano da tempo, inascoltati, tutti gli allarmi possibili".

La terza ondata di Covid non è affatto finita

Per la terza volta in poco più di un anno, continua l'intersindacale medica, "gli operatori sanitari sono costretti, dopo il secondo picco epidemico autunnale, a ulteriori sacrifici, anche a rischio della salute personale, oltre che ad affrontare una situazione di costante super lavoro fisico e psichico che sta fiaccando le loro resistenze. Le decisioni competono, certo, alla Politica, ma è compito, anche deontologico, di chi lavora in prima linea fornire una fotografia chiara dell'andamento clinico ed epidemiologico della pandemia. Un allentamento delle restrizioni sarà possibile solo con contagi giornalieri al di sotto di 5.000 casi, mantenendo una larga capacità di testing e riprendendo il contact tracing per il controllo della diffusione dell'epidemia, i ricoveri in area Covid medica e intensiva largamente al di sotto delle soglie critiche, rispettivamente 40% e 30%, e la vaccinazione completata almeno per i soggetti fragili e gli ultra 60enni, categorie a più alto rischio di ricovero e mortalita'".

I camici bianchi chiedono "alla politica di ascoltare le decine e decine di migliaia di Colleghi che da 13 mesi lavorano senza tregua nell'emergenza territoriale e negli ospedali, e che non nascondono la loro perplessità e amarezza per il dibattito in corso su riaperture che, sotto le pur comprensibili esigenze economiche e sociali, celano una non corretta valutazione del rischio di un prolungamento della pandemia e di una persistente elevata mortalità tra i cittadini non ancora protetti con la vaccinazione. Senza una soluzione duratura della crisi sanitaria non vi potrà essere una ripresa economica né un ritorno in sicurezza alle normali relazioni sociali".

"Credo che l'economia ripartirà prima se metteremo in sicurezza le persone che vanno negli ospedali - dice anche il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti - per riempire i ristoranti dobbiamo vuotare gli ospedali". Sono 3.593 i ricoverati nelle terapie intensive e 27.329 i ricoverati nei reparti ordinari in Italia, secondo l'ultimo bollettino.

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