Martedì, 2 Marzo 2021

Covid, impennata di ricoveri e terapie intensive: "La non strategia del governo ci porterà al lockdown"

Il trend dei contagi è diventato esponenziale. Il j'accuse della Fondazione Gimbe: "Le misure introdotte con gli ultimi due Dpcm inseguono i numeri del giorno e sono troppo deboli per rallentare la vertiginosa avanzata del virus"

Foto di repertorio

La curva dei contagi da coronavirus ha ormai assunto un trend esponenziale: è quanto emerge dall'ultimo monitoraggio di Gimbe relativo alla settimana 13-19 ottobre. Secondo la fondazione presieduta da Nino Cartabellotta, il numero dei casi attualmente positivi è salito da 82.764 a 134.003 (+53,7%) e il rapporto positivi/casi testati in una settimana è cresciuto dal 6,4% al 10,4%.

Coronavirus, terapie intensive aumentate del 76,3% in una settimana

E i numeri dei contagi si riflettono ovviamente sia sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi, aumentati negli ultimi 7 giorni da 4.821 a 7.676 (+59,2%) sia su quelli in terapia intensiva che passano da 452 a 797 (+76,3%) "con segnali di sovraccarico in diverse Regioni, sia sul progressivo aumento della letalità".

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Gimbe: "I Dpcm inseguono i numeri del giorno"

Nel tentativo di piegare la curva, il governo ha introdotto nuove misure restrittive che però la Fondazione giudica insufficienti. 

"La necessità di emanare due DPCM in una settimana - afferma Cartabellotta - conferma che il contenimento della seconda ondata viene affidato alla valutazione dei numeri del giorno con la progressiva introduzione di misure troppo deboli per piegare una curva dei contagi in vertiginosa ascesa".

Secondo Cartabellotta, la prima componente della "non strategia" scelta dal governo è farsi guidare dai numeri del giorno per definire l’entità delle misure di contenimento, senza considerare le dinamiche attuali dell’epidemia, molto diverse da quelle della prima ondata.

coronavirus rapporto tamponi casi testati-3

Perché i Dpcm varati dal governo sono insufficienti

Ma ciò, si legge nella nota, "favorisce inesorabilmente l’ascesa dei contagi e vanifica gli effetti delle misure per varie ragioni":

  1. I numeri riportati quotidianamente dalbollettino della Protezione Civile non rispecchiano affatto i casi del giorno perché dal contagio alla notifica intercorre un ritardo medio di 15 giorni, in quanto:
  • Il tempo medio tra contagio e comparsa dei sintomi è di 5 giorni (range 2-14 giorni).
  • Secondo l’Istituto Superiore di Sanità il tempo mediano tra inizio dei sintomi e prelievo/diagnosi è di 3 giorni (settimana 7-13 ottobre), ma potrebbe allungarsi considerando i tempi di analisi di laboratorio e di refertazione. Peraltro, per i casi asintomatici non è noto perché la tempestività nella richiesta del tampone dipende dall’efficacia dell’attività di testing & tracing.
  • La comunicazione dei nuovi casi dalle Regioni alla Protezione Civile non avviene in tempo reale:ad esempio, nella settimana 5-11 ottobre meno di un terzo dei casi è stato notificato entro 2 giorni dalla diagnosi, il 54% tra 3 e 5 giorni e il 14% dopo oltre 6 giorni; peraltro tale ritardo aumenta progressivamente per il crescente numero di casi.   
  1. La curva dei contagi ha ormai assunto un trend esponenziale (lo abbiamo visto ad inizi articolo).
  2. •    L’affanno del sistema di testing & tracing aumenta la probabilità di sottostimare i casi, perché l’espansione del bacino di asintomatici non isolati accelera ulteriormente la diffusione del contagio.
  3. •    Gli effetti delle misure restrittive,non valutabili prima di 2-3 settimane,saranno verosimilmente neutralizzati dal trend di crescita della curva epidemica.

"Inspiegabile non introdurre misure nelle Regioni ad alto rischio"

La Fondazione Gimbe sottolinea inoltre "il mancato allineamento tra le misure dei due DPCM e quanto previsto dalla circolare del 12 ottobre del Ministero della Salute". Nel documento venivano infatti delinati quattro scenari di evoluzione dell’epidemia in relazione a diversi livelli di rischio accompagnati da relative misure da attuare nei vari settori.

"Considerato che diverse Regioni - spiega il Presidente - sono ormai nella fase di rischio alto/molto alto, è inspiegabile che le misure raccomandate non siano state introdotte dal nuovo DPCM, che ha seguito le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, né attuate dalle Regioni, che hanno partecipato alla stesura del documento".

Cartabellotta: "Inseguire i numeri del giorno porterà il Paese verso il lockdown"

A parte i numeri Cartabellotta nota che "il contenimento della seconda ondata doveva inevitabilmente poggiare, già alla fine del lockdown, su tre pilastri integrati: massima aderenza della popolazione ai comportamenti raccomandati, potenziamento dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri e collaborazione in piena sintonia tra Governo, Regioni ed Enti locali".

"Non essere riusciti a prevenire la risalita della curva epidemica quando avevamo un grande vantaggio sul virus - conclude Cartabellotta - oggi impone la necessità di misure di contenimento in grado di anticipare il virus. Tali misure devono essere pianificate su modelli predittivi ad almeno 2-3 settimane, perché la 'non strategia' di inseguire i numeri del giorno con uno stillicidio di DPCM che, settimana dopo settimana, impongono la continua necessità di riorganizzarsi su vari fronti,spingerà inevitabilmente il Paese proprio verso quel nuovo lockdown che nessuno vuole e che non possiamo permetterci".

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