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Sabato, 18 Maggio 2024
Ritorno al passato

Covid, i timori per la nuova variante Gryphon e il ritorno dei tamponi: perché torna l'allarme

Chi arriva dalla Cina deve sottoporsi al test in aeroporto. A Malpensa positivo un viaggiatore su due. Il governo chiede un'azione di tutta l'Europa. Cosa sta succedendo

Brusco ritorno al passato. Il Covid torna a preoccupare. Mentre il governo sta per allentare ancora le misure prese nei mesi scorsi con l'ok al decreto Rave, ecco che si torna a parlare di aumento dei contagi e di come evitare di ripiombare nell'incubo. A fare paura è l'esplosione di casi di Covid in Cina. La risposta dell'Italia è arrivata ieri. Un'ordinanza del ministro della Salute Orazio Schillaci ha reintrodotto l'obbligo di tamponi negli aeroporti per controllare i viaggiatori in arrivo dal Paese asiatico. Siamo i primi in Europa a farlo. La paura è che arrivino nuove varianti e che si torni in emergenza.

Il tema è duplice: da un lato c'è l'esigenza di frenare immediatamente ogni rischio di una nuova ondata, dall'altro l'attuale maggioranza ha sempre criticato la gestione dei precedenti governi in tema di lotta al Covid. Quindi adesso il governo Meloni - con ancora la legge finanziaria da chiudere - si trova davanti a un nuovo problema: non tornare alla situazione devastante della prima ondata Covid e mantenere allo stesso tempo fede alla promessa di un "cambio di rotta" (parole spesso usate dalla premier) nel contrasto alla pandemia. Sullo sfondo c'è un alto elemento: molte strutture create ad hoc nelle precedenti ondate erano state accantonate. 

Covid, tornano i test in aeroporto

La decisione di Pechino di riaprire le frontiere dopo tre anni nel pieno dell'ondata che sta travolgendo il Paese impone agli altri Paesi di agire. Quindi in Italia, come detto, torna l'obbligo del tampone per chi arriva dalla Cina. Nella sua ordinanza il ministro Schillaci ha disposto anche il sequenziamento del virus per l’individuazione di eventuali varianti. Gli aeroporti sono di fatto il primo "filtro" e lo screening punta a "fotografare" in tempo reale la situazione su tutto il territorio nazionale. 

A Fiumicino oggi, 29 dicembre, il primo banco di prova con l'atterraggio, intorno alle 6.30, di un aereo proveniente da Pechino. L'area test Covid nello scalo romano, che si trova agli Arrivi del Terminal 3, doveva chiudere a fine anno ma con l'evolversi della situazione e le nuove disposizioni rimarrà attiva. I test sono svolti sotto la supervisione dell'Istituto Spallanzani e con il supporto delle Uscar regionali: si tratta di team di medici e infermieri che svolgono un'attività di pronto intervento anche nell'attività di sequenziamento. Chi risulterà positivo verrà isolato in strutture sanitarie se le sue condizioni richiedono il ricovero o, se non presenta sintomi gravi, dovrà indicare il domicilio dove intende trascorrere il tempo di isolamento che si è tenuti a rispettare.

La paura delle nuove varianti Covid

La richiesta di "potenziamento della sorveglianza mediante i test" per chi arriva dalla Cina è stata sollecitata in queste ore proprio dall'Istituto Spallanzani. In un documento si afferma che alzare il livello di sorveglianza serve a "monitorare la comparsa e intercettare precocemente l'arrivo di nuove varianti, sia come nuove evoluzioni di Omicron che come nuove varianti diverse da Omicron, e a predisporre eventuali misure quarantenarie selettive". Il rischio, ragiona lo Spallanzani, è che la nuova variante "traghetti l'evoluzione di Sars-Cov-2 oltre Omicron, la variante dominante a livello globale ormai dalla fine del 2021" e in questo ambito la possibile nuova minaccia che viene dalla nuova ondata in Cina "va affrontata con misure immediate e coordinate, al fine di non rallentare il percorso di adattamento che il virus ha intrapreso in diverse aree" grazie alla spinta di "vaccini e farmaci". Occhi puntati sulla sottovariante XBB.1.5 del virus, nota anche come Gryphon.

Cosa sappiamo della nuova variante cinese Gryphon

La sottovariante XBB.1.5 - o Gryphon - in Cina sta circolando da ottobre. Nasce dalla ricombinazione di altre due sottovarianti di Omicron: BA.2.1 e BA.2.1. La stessa sottovariante si è diffusa in tempi rapidi in almeno altri nove Paesi, sei dei quali europei. Oltre che in Italia, dove al 27 dicembre costituiva l’1,82% del virus SarsCoV2 in circolazione, è stata rilevata in Francia (1,22%), Belgio (4,56%), Germania (2,05%), Spagna (2,61%) e Regno Unito (5,44%) come indica il sito Our World in Data, citando i dati relativi alle sequenze genetiche del virus depositate nella banca dati internazionale Gisaid. Gryphon è presente anche in Australia (3,33%), Canada (1,93%) e Stati Uniti (13,42%). Qui, in particolare, sembra collegata al recente aumento del 140% dei ricoveri a New York avvenuto nell’ultimo mese.

A permettere alla sottovariante di diffondersi velocemente sarebbe la mutazione chiamata F486P, che le permetterebbe di sfuggire agli anticorpi generati sia da infezioni da Omicron 5 sia dai vaccini e inoltre rafforzerebbe il legame con il recettore Ace2 che si trova sulle cellule umane. Sono state rilevate anche mutazioni sulla proteina Spike, l’artiglio molecolare che il virus usa per agganciarsi alle cellule umane, più quattro mutazioni sulla nucleoproteina N, che ha la funzione di proteggere il genoma virale, e cinque sull’enzima necessario al virus per riprodurre il suo materiale genetico. 

Tornano i tamponi anti Covid: quant’è reale il rischio Cina

Contro il Covid si muove tutta l'Europa

Il ministro della Salute Schillaci ieri è intervenuto in Consiglio dei ministri e oggi sarà in Senato per un'informativa."Siamo molto tranquilli - le sue parole - al momento non c'è nessun tipo di preoccupazione. Ma se ci dovesse essere un problema interverremo tempestivamente". 

L'esecutivo chiede però che sia tutta Europa ad agire. Anche su questo fronte si teme di assistere a un film già visto: nella fase iniziale della pandemia, l'Italia è rimasta "sola" in una battaglia che solo dopo è diventata globale. Schillaci ha scritto al commissario Ue alla Salute per chiedere una azione "coordinata". "Abbiamo mandato una lettera al commissario europeo alla Salute - spiega Schillaci - per far presente che abbiamo preso questo provvedimento e che sarebbe molto utile avere un raccordo a livello europeo e avere simili iniziative su tutto il territorio europeo. Perché se ci sono dei voli diretti che arrivano dalla Cina, altrettanti passeggeri cinesi arrivano in Italia facendo scalo nei paesi Schengen, quindi è ovvio e importante coinvolgere i restanti paesi europei nell'iniziativa". Parallelamente il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha detto di essere in contatto con la commissaria ai Trasporti, Adina Valean, chiedendo controlli in tutti i Paesi Ue.

Una prima risposta arriverà oggi perché "alla luce della situazione attuale in Cina relativa al Covid la Commissione europea ha convocato il Comitato per la Sicurezza Sanitaria per discutere con gli Stati membri e le agenzie europee le possibili misure per un approccio coordinato".

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Chi si è già mosso sono le Regioni. L'esperienza degli anni scorsi non è stata accantonata. Si vuole scongiurare il ripetersi di problemi con cui ancora si fanno i conti. I governatori già si erano attivati, prevedendo tamponi non obbligatori che hanno rivelato un positivo su due in arrivo dalla Cina a Malpensa. Per altre misure, aveva già fatto sapere l'assessore lombardo Guido Bertolaso, con il ministro Schillaci "abbiamo condiviso l'esigenza di attendere i risultati dei sequenziamenti".  

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