Domenica, 17 Ottobre 2021
L'intervento

Crisanti: "Il numero dei contagi è troppo basso, qualcosa non torna"

Secondo il microbiologo "con 30-40 decessi al giorno dovremmo avere 15-20 mila nuovi casi"

"Oggi in Italia abbiamo 30-40 decessi al giorno per Covid e abbiamo un numero ridicolo di contagi, evidentemente c’è una discrepanza ingiustificabile". Ad affermarlo, ospite di '24 Mattino' su Radio 24, è Andrea Crisanti, direttore Dipartimento di Microbiologia Molecolare Università di Padova. Secondo il microbiologo "in tutti gli altri paesi d’Europa e del mondo c’è un rapporto di uno a mille rispetto ai numeri dei casi e dei decessi, quindi dovremmo avere anche noi un numero molto più grande di contagi e non si capisce questa situazione".

Crisanti e il numero dei contagi: "Qualcosa non torna"

Crisanti  spiega che "in genere bisogna prendere il numero di decessi, dividerlo per due e moltiplicarlo per 1000, quindi avendo tra i 30 e 40 decessi avremmo tra i 15mila e i 20 mila contagiati in Italia", quindi un numero almeno 5 volte superiore a quello comunicati nei bollettini Covid del ministero della Salute.

Quindi l'esperto lancia un monito: "La gente pensa 'abbiamo 1000 casi, è finito tutto', invece non è finito tutto. Quello che conta è chi fa i tamponi, se noi nel computo mettiamo tutta la gente che si fa il tampone perché deve andare a lavorare, fa il tampone per lasciapassare sociale, è chiaro che li le incidenze sono bassissime. Invece se i tamponi vengono usati, ad esempio per la sorveglianza nelle classi, il risultato è completamente diverso".

Crisanti parla anche di Green pass, che definisce nuovamente "un'anomalia", perché "la protezione del vaccino per quanto riguarda l'infezione dopo sei mesi, passa dal 95 al 40%. Quindi aver protratto la validità del vaccino da 6 mesi ad un anno non ha nulla di scientifico, ma è una misura per indurre la popolazione a vaccinarsi", grazie al quale "abbiamo raggiunto livelli importanti di vaccinazione".

Quanto all'ipotesi di allungare la validità del tampone rapido a 72 ore, per Crisanti "non c'è nulla che giustifichi misure di questo genere perché una persona si può infettare il giorno dopo oppure quando fai il tampone puoi essere ancora infetto a livelli bassi e dopo tre giorni hai una carica pazzesca".

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