Sabato, 6 Marzo 2021

"Ci vuole il lockdown duro subito e la vaccinazione di massa"

Andrea Crisanti propone la zona rossa in tutta Italia e dice che le nuove misure non sono sufficienti a fermare il virus. E secondo il microbiologo "le zone gialle sono state un fallimento"

"Serve un lockdown vero, duro, veloce e questo vale ancor di più ora che c’è da gestire una campagna di vaccinazione prima che le varianti complichino la situazione": Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia a Padova dopo anni all’Imperial College di Londra, non crede alla nuova stretta del governo sulla zona rossa e chiede di chiudere di nuovo l'Italia "per abbassare i contagi e poi una vaccinazione di massa". 

"Ci vuole il lockdown subito o saltano le vaccinazioni"

Crisanti parla oggi in un'intervista rilasciata a La Stampa nella quale spiega che le nuove restrizioni in programma non bastano: "Me lo chiedete per ogni Dpcm e rispondo sempre che le misure non bastano. Serve un lockdown vero, duro, veloce e questo vale ancor di più ora che c’è da gestire una campagna di vaccinazione prima che le varianti complichino la situazione". Perché "la mia strategia è sempre la stessa: farei un lockdown duro", visto che "bisogna impedire che l’alta trasmissione del virus favorisca la creazione di varianti che complicherebbero la vaccinazione". La zona rossa per chi ha un'incidenza di 250 casi ogni centomila abitanti, secondo Crisanti, rappresenta un passo avanti "rispetto all'arlecchinata dei tre colori", ma secondo lui la soglia dovrebbe essere abbassata a 50 o a 80: questo significherebbe portare tutta l'Italia in zona rossa tranne, forse, Toscana e Sardegna. E secondo il microbiologo "le zone gialle sono state un fallimento, specialmente in Veneto dove ci sono stati 5mila morti" ed è necessario "portare la pandemia ad un livello tracciabile con un lockdown vero e potenziare i test come non si è mai fatto. È anche la via più veloce per una vera ripresa economica. Altrimenti si proseguirà nella situazione attuale, in cui nessuno capisce cosa succede, in attesa della vaccinazione che se va tutto bene finirà tra un anno". 

Verso il nuovo Dpcm: regioni in zona rossa con 250 casi ogni 100mila abitanti. Ecco chi rischia

Anche Massimo Galli, primario di Malattie infettive all’Ospedale Sacco di Milano, dice che è possibile piegare il coronavirus in tre mesi attraverso la vaccinazione di massa: "Se, idealmente a Pasqua (inizio aprile, ndr), avessimo vaccinato una buona parte della popolazione, assisteremmo probabilmente a una minor circolazione del virus", dice oggi al Corriere della Sera facendo l'esempio della Lombardia: "Nelle zone più colpite dalla prima ondata, come Lodi e Bergamo, i guariti sono stati tra il 20 e il 40%: questo ha frenato in parte il virus nella seconda ondata e le infezioni sono state meno che in altre aree. Con i vaccini dovrebbe accadere la stessa cosa. Per accelerare la campagna si potrebbe pensare a concentrare un numero elevato di somministrazioni in due o più settimane dedicate, in cui le altre attività vengano il più possibile limitate. Con il risultato di frenare la circolazione del virus e in parallelo alzare la percentuale degli immuni con il vaccino. Ma tanto dipende da quante dosi avremo e quando". 

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