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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Parla l'esperto

Perché Andrea Crisanti non crede ai numeri dei positivi al covid

"Gli infetti sono molti di più: forse siamo già a 50-70 mila positivi al giorno"

Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all'Università di Padova, non si fida dei numeri attuali dei positivi al covid. E spiega perché secondo lui i contagi "reali" potrebbero essere molti di più rispetto a quelli che vengono censiti nel bollettino quotidiano del ministero della Salute. Secondo Crisanti, la crescita dei tamponi analizzati in Italia (fino a mezzo milione al giorno) non è indicativa: "Lo dice il numero dei decessi, che in media avvengono a 15-20 giorni dall'infezione - spiega in un'intervista al Fatto Quotidiano -. Se abbiamo 80/100 decessi negli ultimi 4-5 giorni vuol dire che 15-20 giorni fa i contagi non erano 8/9mila, ma perlomeno 35/40mila".

Crisanti argomenta la sua tesi: "Da allora è probabile che siano saliti, fino ai 50 o 70mila casi che vediamo in altri Paesi Ue. La mortalità del covid oggi è circa il 2 per mille in una popolazione con il 70/80 per cento di vaccinati, era l'1 per cento ed è scesa di quattro/cinque volte. Bisogna dividere i decessi per due e moltiplicare per mille". Secondo Crisanti, i tamponi rapidi "sottostimano, hanno una sensibilità che a seconda dell'operatore e del test utilizzato va dal 50 al 70 per cento, quindi dà fino al 50 per cento di falsi negativi. Così mandano in giro persone infette".

E la variante Omicron? Per il professore di Pdova non è detto che debba prevalere: "Certamente ha una trasmissibilità elevata, perché altrimenti non l'avremmo vista diffondersi: quella della Delta infatti è altissima, come la varicella - spiega -. Dicono in Gran Bretagna e Danimarca che prevarrà in sette giorni. Se si conferma vuol dire che ha una trasmissibilità maggiore, oppure una trasmissibilità maggiore in presenza di vaccinati. E in effetti la Omicron può infettare persone vaccinate pur causando una malattia lieve".

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