Sabato, 6 Marzo 2021
Belluno

Croce Rossa: le due volontarie che rifiutano il vaccino e vengono cacciate dalle ambulanze

Il caso a Feltre, nel Bellunese. Una delle due avrebbe anche contratto il virus

Foto di repertorio non riferita al contenuto dell'articolo

Due volontarie della Croce rossa di Feltre, nel Bellunese, sono state sospese dal servizio attivo in ambulanza dopo essersi rifiutate di vaccinarsi contro Covid-19. A riportare la notizia è “Il Gazzettino” che sul caso ha interpellato una delle dirette interessate nonché il presidente del comitato locale della Croce Rossa di Feltre, Andrea Zabot. Che al quotidiano rivela:  "Abbiamo due casi… ma forse ce ne sono di più". Zabot ha spiegato che le due volontarie "non possono essere obbligate" a fare il vaccino, la cui somministrazione è su base volontaria. Anche per chi lavora nel comparto della sanità.

Feltre: le due volontarie della Croce Rossa che rifiutano il vaccino

In questo caso le due volontarie sono state estromesse dal servizio in ambulanza e non potranno più fornire assistenza diretta ai pazienti. Nel frattempo saranno impiegate in altre attività. Per quanto tempo? La sospensione, ha aggiunto Zabon, durerà "finché non finisce la pandemia o non c’è più il pericolo di prendersi il Covid-19". Ma non è tutto. Il presidente della Cri locale ha fatto anche sapere che “una delle due si è ammalata e a breve sarà a posto". L’infermiera dunque potrebbe tornare in servizio. Almeno per 90 giorni perché poi dovrebbe comunque sottoporsi al vaccino.

Raggiunta al telefono dal "Gazzettino" una delle due volontarie ha fatto sapere di non essere stata ancora informata della sospensione: "Non ho niente da dire in merito, voglio conoscere i fatti direttamente dal mio presidente". E ancora: "Non commento nulla. Siamo in due? Mi fa piacere saperlo da un giornalista".

Quando a non voler fare il vaccino è un operatore sanitario

Quello di Feltre non è certo il primo caso in cui un operatore sanitario si rifiuta di aderire alla campagna vaccinale. Già a fine dicembre "La Stampa" aveva sollevato il caso di un'infermiera di una Rsa del Torinese che aveva dichiarato di non voler ricevere il farmaco: "Mi disturba l’idea dell’obbligatorietà" aveva spiegato l'infermiera. Ognuno deve essere libero. Non sono una no vax, ma reputo i vaccini farmaci da usare con cautela. Non faccio mai quello contro l’influenza. E il Covid non è la peste bubbonica. Nella prima fase dell’epidemia si sono commessi molti errori perché non si conosceva la malattia. Ciò ha contribuito a ingigantire le paure della gente. Il tasso di letalità del Covid non è molto diverso da quello di un’influenza". 

E ancora. A metà gennaio avevamo riportato i numeri forniti all'Azienda socio sanitaria territoriale Santi Paolo e Carlo di Milano, che gestisce gli ospedali San Paolo e San Carlo, secondo cui il 28% dei medici di base avrebbe deciso di non partecipare alla campagna di vaccinazioni anti covid e, di conseguenza, di non farsi iniettare il siero Pfizer-BioNtech. Non sappiamo come sia andata a finire, certo è che di casi simili se ne sono registrati parecchi. E con la pandemia che colpisce duramente soprattutto il comparto sanitario, si tratta di un problema non da poco. 

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