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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Scuola e religione

Per la Cassazione il crocifisso in aula non è discriminatorio ma "la scelta va condivisa"

La decisione della Cassazione dopo il caso di un dirigente scolastico che aveva ordinato di esporre il crocifisso in base alla delibera assunta a maggioranza dall'assemblea degli studenti e un docente che desiderava fare lezione senza il simbolo religioso alla parete

Il crocifisso affisso nell'aula scolastica non rappresenta "un atto discriminatorio" ma la sua presenza può essere accolta qualora la comunità scolastica "valuti e decida in autonomia di esporlo". È quanto deciso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con una sentenza (la numero 24414) depositata oggi. La questione riguardava la questione di compatibilità tra l'ordine arrivato dal dirigente scolastico di un istituto professionale statale di esporre il crocifisso sulla base di una delibera assunta a maggioranza dall'assemblea di classe degli studenti e la libertà di coscienza di un docente che desiderava fare lezione senza il simbolo religioso alla parete. 

Perché per la Cassazione il crocifisso in aula non è discriminatorio

Per la Suprema Corte la libertà di espressione e di insegnamento del docente non è stata né condizionata né compressa e pertanto la sua richiesta di risarcimento danni non è stata accolta. "L’affissione del crocifisso, al quale si legano, in un Paese come l’Italia, l’esperienza vissuta di una comunità e la tradizione culturale di un popolo, non costituisce un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione", ha spiegato la Cassazione.

Ricordando che la disposizione del regolamento degli anni venti del secolo scorso, che tuttora disciplina la materia mancando una legge del Parlamento, è suscettibile di essere interpretata in senso conforme alla Costituzione, la Suprema Corte ha specificato però che l'aula scolastica "può accogliere la presenza del crocifisso quando la comunità scolastica interessata valuti e decida in autonomia di esporlo, eventualmente accompagnandolo con i simboli di altre confessioni presenti nella classe e in ogni caso ricercando un ragionevole accomodamento tra eventuali posizioni difformi" e il docente dissenziente "non ha un potere di veto o di interdizione assoluta rispetto all’affissione del crocifisso, ma deve essere ricercata, da parte della scuola, una soluzione che tenga conto del suo punto di vista e che rispetti la sua libertà negativa di religione".

Nel caso concreto le Sezioni Unite hanno rilevato che "la circolare del dirigente scolastico, consistente nel puro e semplice ordine di affissione del simbolo religioso, non è conforme al modello e al metodo di una comunità scolastica dialogante che ricerca una soluzione condivisa nel rispetto delle diverse sensibilità" e per questo è decaduta la sanzione disciplinare inflitta al professore.  

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