Domenica, 7 Marzo 2021

La curva del virus sta davvero frenando?

L'indice Rt è sceso sotto 1,5 e il rapporto tra positivi e ricoverati in terapia intensiva continua a calare. Ma bisogna attendere prima di definire come buone le notizie in arrivo. Quanto? Almeno una settimana. Se entro quel tempo la curva dei morti e quella dei ricoveri dovessero continuare a scendere allora potremmo finalmente parlare di picco e di rallentamento. Altrimenti serviranno altre strette, fino al lockdown totale

"Si osservano i primi segnali di raffreddamento" dell'epidemia di coronavirus in Italia, annuncia il commissario Domenico Arcuri. "Un arresto dell'accelerazione ci sta - dice a Repubblica l’epidemiologo e assessore alla Sanità pugliese Pier Luigi Lopalco — Bisogna però vedere quando la curva inizierà davvero a scendere. Intanto nei prossimi giorni vedremo un ulteriore aumento dei morti". Ma la curva del virus sta davvero già frenando?

La curva del virus sta davvero frenando?

Come abbiamo spiegato ieri, in realtà ci sono soltanto piccoli e timidi segnali di un rallentamento della crescita: questo significa semplicemente che il ritmo dei contagi sta rallentando e, forse, che ci si sta avvicinando a un picco - previsto per il 17 novembre - a cui dovrebbe seguire una discesa. Ma va detto che non tutti i segnali vanno in questa direzione. 

Riepiloghiamo prima le buone notizie. L'indice di contagio Rt, in base all'ultimo monitoraggio della cabina di regia, è sceso sotto l'1,5 dall'1,72 della scorsa settimana (oggi verrà annunciato nel report dell'Istituto Superiore di Sanità). Rallenta anche il ritmo di crescita delle terapie intensive e l'incremento dei positivi al coronavirus comincia ad essere più contenuto. Poi c'è la percentuale dei positivi rispetto ai tamponi effettuati: dal 9 novembre, quando aveva toccato quota 17,1%, ha cominciato una lenta discesa ma ieri, ricorda il Corriere della Sera, è risalita al 16,2% rispetto al 14,6% del giorno prima. Ma il quotidiano segnala che se nei prossimi due o tre giorni questo rapporto dovesse continuare a salire, allora saremmo davanti a una vera e propria inversione di tendenza. E non sarebbe un segnale buono. Il rapporto tra pazienti in terapia intensiva e positivi al coronavirus era in calo anche ieri, mentre in numeri assoluti è cresciuto di 81 unità secondo il bollettino della Protezione Civile

I motivi di questi timidi segnali di contrazione della crescita (ma non del suo stop) forse vanno rinvenuti nei primi effetti delle misure decise dal governo il 24 ottobre, ovvero le chiusure graduate regione per regione: anche a marzo prima di cominciare a vedere qualche piccolo segnale di rallentamento dell'epidemia è stato necessario attendere 15 giorni. Ma proprio il Corriere illustra un però, sollevato tre giorni fa in Parlamento da Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia dei Lincei:

Fin qui abbiamo detto che la crescita dei nuovi positivi starebbe rallentando perché ci stiamo avvicinando al picco epidemico. Insomma, perché il peggio è passato. Ma potrebbe anche essere che il sistema di tracciamento sta diventando sempre più incapace di trovare le persone infette. Vorrebbe dire che il virus continua a correre ma non riusciamo a intercettarlo, nemmeno a leggerlo. Uno scenario davvero preoccupante.

E quindi? E quindi bisogna attendere prima di definire come buone le notizie in arrivo. Quanto? Almeno una settimana. Se entro quel tempo la curva dei morti e quella dei ricoveri dovessero continuare a scendere allora potremmo finalmente parlare di picco e di rallentamento. Altrimenti serviranno altre strette, fino al lockdown totale. 

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