Lunedì, 12 Aprile 2021

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La Dad spiegata dai bambini: "I grandi non capiscono lo sforzo che stiamo facendo" | VIDEO

I piccoli Amelia, Riccardo, Eugenio, Alice e Davide ci raccontano la didattica a distanza a un anno dal suo inizio. Le loro risposte spiazzano, fanno riflettere, commuovono. E con una forza disarmante, ci ricordano che la serenità di un bambino è sempre il punto di partenza per un futuro migliore

L’acronimo Dad è ormai parte integrante del lessico comune. Del linguaggio nostro, di adulti calati in una realtà stravolta da un anno di emergenza sanitaria, ma anche, soprattutto, di quello dei bambini, protagonisti principali di una didattica che fa della distanza una potente peculiarità.

Tanto si è detto su come e quanto funzioni la pratica di insegnamento che connette insegnanti e alunni nei tempi in cui la lontananza fisica è regola che scongiura il contagio; tanto si è discusso e si discute ancora sull’importanza di un mezzo che, per quanto perfettibile, mai potrà sostituire la scuola come luogo fisico in cui mani scambiano penne e matite, sguardi si scrutano complici, risate fragorose riempiono i corridoi durante la ricreazione.

E se note sono le argomentazioni del dibattito che coinvolge genitori contrari alla chiusura delle scuole, insegnanti impegnati nel gestire la classe in dimensione virtuale, il Governo che predispone un’apertura graduale degli istituti, poco si sa dei pensieri dei bambini, coinvolti più di tutti nella pratica di un meccanismo che richiede un intenso sforzo emotivo.

Per questo abbiamo chiesto ad Amelia, (6 anni), a Riccardo (8) ed Eugenio (6) e ad Alice (10) e Davide (9), alunni di diversi istituti scolastici di Lecce, di fare il loro bilancio sulla Dad, di raccontarci come si approcciano alla scuola ai tempi del coronavirus, i loro dubbi, le loro speranze. Ognuno di loro è stato pronto a far sentire la sua voce sul tema, fornendo risposte che spiazzano, fanno riflettere, commuovono. E con una forza disarmante, ci ricordano che la serenità di un bambino è sempre il punto di partenza per un futuro migliore. 

La Dad un anno dopo: i commenti dei genitori

E i loro genitori? Qual è il bilancio delle mamme e dei papà di Amelia, Riccardo ed Eugenio, Alice e Davide dopo un anno di Dad?

“Con la prima chiusura e l’improvviso totale isolamento c’è stata una grande paura verso l’approccio a questa nuova dimensione virtuale, soprattutto perché siamo stati privati di ogni forma di aiuto, come potevano essere baby sitter e nonni”, ci dice Giovanna, mamma di Riccardo ed Eugenio. "L’anno scorso Riccardo era in seconda elementare e all’inizio la dad per lui era come trovarsi dentro a un videogioco. Non l’ha colta subito come un’alternativa alla scuola in presenza. Oggi la difficoltà maggiore è gestirli, privati come sono di una socializzazione che comprende l’ambiente scolastico ma anche lo sport, le attività musicali, le relazioni in generale”. Fondamentale è continuare a rassicurarli: “Adesso i bambini hanno molta meno paura di prima, rispettano le regole con più serenità sapendo che tutto passerà, prima o poi. Chiedono molto più il nostro aiuto e questo supporto maggiore da parte mia e di mio marito è diventato un modo ulteriore per trasmettere affetto, per far capire loro che ci siamo”. 

“I bambini hanno sofferto, soffrono e noi appresso a loro, ma cerchiamo di trasmettere loro tranquillità anche sfruttando il maggiore tempo a disposizione, per riscoprirci complici come non lo eravamo mai stati”, il pensiero di papà Andrea.

“Per i miei figli di 10 e 9 anni la Dad è stata una novità. Credo si siano trovate più in difficoltà le insegnanti nel seguire a distanza tutti i bambini” il commento di Monica, mamma di Alice e Davide, che esprime qualche perplessità sulla questione del rendimento scolastico: “Ho un grande punto interrogativo, perché, al di là della lezione, l’apprendimento che viene dalla socializzazione, dallo stare insieme con i compagni e con le insegnanti non può essere paragonato a quello che scaturisce da una dimensione virtuale”. Oltre alle merende con gli amici, i compiti da fare insieme, le festicciole di compleanno, l’assenza che pesa di più è quella dei nonni: “Prima erano abituati a pranzare insieme almeno una volta settimana, magari anche a dormire da loro; ora non possono e questo è uno degli aspetti più difficili, anche perché la nostalgia è reciproca”.

A risentire di questa nuova dimensione, anche il rapporto genitori-figli, segnato da inevitabili cambiamenti: “Non eravamo abituati a stare tanto tempo insieme. Io come mamma ne ho risentito, perché alla mia vita di sempre si è aggiunto il compito di seguirli durante quelle cinque ore al mattino di dad, un impegno totale. Ma l’aspetto positivo di questa situazione è stato scoprire di star bene facendo tante cose diverse: abbiamo imparato a giocare a carte, passiamo molto più tempo di prima a cucinare insieme, a curare le piante. Ecco, abbiamo molto riscoperto l’importanza dell’esplorazione. Per questo credo che, tutto sommato, dal mio punto di vista, il bilancio possa essere positivo: ho dato una nuova dimensione al mio rapporto con  loro, a quello con mio marito, alla famiglia in generale”.

Diversa l’esperienza di Rosy, mamma di Amelia che proprio quest’anno ha iniziato la prima elementare: “Per lei l’approccio alla scuola è iniziato in Dad. La situazione è stata problematica, perché la presenza fisica della maestra non è paragonabile a quella fornita a distanza. La difficoltà maggiore è stato proprio dare un primo metodo di studio. Per il resto non ho riscontrato grandi cambiamenti e nemmeno una grande paura del virus da cui, in forma di gioco, ne abbiamo tratto anche una storiella”. 

I numeri della Dad

A un anno dal suo inizio, la didattica a distanza continua a non convincere,  secondo un’indagine curata dall'Istituto Demopolis per l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Solo 3 italiani su 10 la valutano positivamente, mentre tra i genitori di figli in età scolare, il dato cresce al 34% e raggiunge il 48% fra gli insegnanti. Per il 51% dei genitori italiani, a 12 mesi di distanza, in Dad non è ancora garantito un accesso adeguato a tutti gli studenti. Uno dei problemi maggiormente riscontrati è la distrazione degli studenti durante le lezioni (73%), unita alla complessa situazione emotiva dei ragazzi (63%) e alla scarsa dotazione tecnologica delle case (51%), limite segnalato con maggiore evidenza dagli insegnanti (68%). Genitori e insegnanti si differenziano anche nella valutazione dei carichi di lavoro: eccessivo è stato l'impegno richiesto alle famiglie secondo il 39% dei genitori (dato che cresce al 61% tra chi ha i figli alle elementari).

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