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Martedì, 17 Maggio 2022
anche a lungo termine

I devastanti danni all'ambiente della guerra in Ucraina

Le conseguenze sono molteplici, non riguardano solo l'Ucraina e potrebbero anche durare per anni come successo in altre guerre

L'acido nitrico è comunemente usato nella produzione di fertilizzanti e si presenta come una soluzione incolore. Quando viene scomposto in acqua o ossigeno diventa di colore bruno. A contatto con la pelle, l'acido nitrico provoca gravi lesioni ed è molto rischioso respirarlo. Nei cieli dell'Ucraina si è visto anche questo. 

Un serbatoio contenente acido nitrico è stato colpito da un attacco russo a Rubizhne, una città nella regione di Lugansk, nella regione orientale del Donbass, e ha provocato una nube di colore bruno nel cielo visibile da chilometri di distanza. 

acido nitrico lugansk-2

Il governatore della zona ha poi detto che dopo la pioggia l'acido nitrico si sarebbe diluito e non avrebbe più rappresentato un pericolo. Ma restano dubbi sulla quantità di acido nitrico presente al momento dell'esplosione e quanto sia stato poi assorbito dal suolo, dalle acque e dalla vegetazione circostante, con effetti su tutto l'ecosistema. La produzione di acido nitrico rilascia nell'atmosfera protossido di azoto, un gas serra che impoverisce l'ozono ed è 265 volte più dannoso per il clima dell'anidride carbonica. Questo è soltanto un episodio isolato di un giorno qualunque durante la guerra in Ucraina. I costi ambientali del conflitto si aggiungono a quelli umanitari. Sono e saranno molteplici, potranno perdurare anni e non saranno circoscritti solo all'Ucraina. 

Nuove, vecchie minacce per l'ambiente ucraino

Il Comitato economico e sociale dell'Unione Europea (Cese) ritiene che gli impatti ambientali causati dalla guerra in Ucraina "a seguito di bombardamenti, perdite di petrolio/gas, incidenti negli stabilimenti chimici o negli impianti nucleari, destano grande preoccupazione sia per la popolazione ucraina che per quella dell'Ue". Il Cese sottolinea che l'Ue deve "contribuire a proteggere e ripristinare i danni ambientali causati dalla guerra e sanzionare i crimini ambientali, poiché avranno inevitabilmente conseguenze a lungo termine". 

Gli ecosistemi dell'Ucraina erano già in pericolo a prescindere dalle guerre: disboscamento illegale, inquinamento dei terreni industriali e agricoli, scarsa qualità dell'aria. La guerra ha poi aumentato i rischi per l'ambiente. Dopo i combattimenti iniziati nel Donbass nel 2014 si è compreso che le miniere avrebbero potuto rappresentare uno di questi rischi. L'acqua allaga naturalmente le miniere e i condizioni normali deve essere pompata fuori. Abbandonati dopo l'inizio della guerra, tramite l'acqua decine di questi siti hanno rilasciato nell'ambiente materiale radioattivo e metalli pesanti come mercurio, piombo e arsenico, inquinando il suolo e le falde acquifere (nell'immagine sottostante le zone blu indicano la presenza di acqua sui siti minerari).Immagini satellite miniere donbass-2

In generale, le guerre producono effetti negativi per l'ambiente in termini di:

  • Inquinamento dell'acqua
  • Qualità dell'aria
  • Inquinamento atmosferico
  • Distruzione del paesaggio e degli ecosistemi

L'Ucraina sta vivendo, nuovamente, tutto questo. Ordigni inesplosi, incendi, esplosioni, le emissioni dei mezzi militari, i danni all'ecosistema. Molto dipende dalle caratteristiche naturali del territorio che l'uomo ha poi sfruttato. Il Donbass ne è l'esempio migliore, a partire dal nome. La parola "Donbass" è l'abbreviazione per Donetsky Bassein (letteralmente, "Bacino di carbone di Donetsk"). I motivi per cui la Russia tiene particolarmente all'area non sono soltanto di origine propagandistica. Questa regione orientale dell'Ucraina è infatti ricca di giacimenti minerari e di attività estrattive. Secondo alcuni report, il solo Donbass ha circa 900 miniere di carbone e metallurgiche (attive e inattive) per un'estensione geografica di circa 60mila chilometri quadrati. Per dare un'idea, il bacino carbonifero della Ruhr in Germania è tredici volte più piccolo. Il Donbass era già una delle aree più inquinate dell'Ucraina, ma i conflitti passati e le nuove evoluzioni di quello in corso potranno solo peggiorare la situazione.

In più, a circa 200 chilometri di distanza dalle aree in cui si combatte nel Donbass c'è la più grande centrale nucleare d'Europa, la centrale di Zaporizhzhia. Se venisse danneggiata i danni ambientali sarebbero inimmaginabili. Nel 2018, le Nazioni Unite hanno riferito che il conflitto nel Donbass aveva distrutto almeno 530mila ettari di terreno, comprese 18 riserve naturali, anche per i circa 18mila incendi boschivi divampati vicino alle zone di combattimento. 

I danni ambientali della guerra in Ucraina, in concreto

Già nei primi giorni del conflitto si guardava con apprensione alle truppe russe che si muovevano nella zona di esclusione della centrale nucleare di Chernobyl. Per avere idea dei rischi ambientali che si corrono bisogna considerare che l'Ucraina ha 15 reattori nucleari sul proprio territorio. Il danno radioattivo è però solo una parte di quelli che potrebbe causare la guerra.

Sul territorio ucraino ci sono numerosi impianti industriali, soprattutto minerari, siderurgici e chimici, e molti siti di stoccaggio o smaltimento di rifiuti pericolosi, alcuni dei quali già distrutti, come nell’area industriale di Mariupol. Come visto con le miniere, questi siti hanno bisogno di manutenzione e ora sono abbandonati ed esposti, non solo alle bombe. Si stima che in Ucraina ci siano circa 465 impianti di stoccaggio con oltre sei miliardi di tonnellate di rifiuti tossici a rischio. Molti di questi impianti si trovano vicino alle città o a importanti corsi d'acqua: eventuali danneggiamenti potrebbero quindi portare a grave inquinamento non solo del sottosuolo, ma anche dei principali fiumi ucraini come il Dnestr o il Dnipro che poi sfociano nel Mar Nero. In Europa è successa una cosa simile nel 2000, quando una fuoriuscita di cianuro da una miniera vicino a Baia Mare, in Romania, inquinò il fiume Tibisco e lunghi tratti del Danubio: all'epoca venne definito il peggior disastro ambientale in Europa dai tempi di Chernobyl. Questo rischio si aggiunge alla fuoriuscita di acqua fortemente inquinata da metalli pesanti dalle miniere abbandonate.

Incendi siti di stoccaggio Ucraina-2

C’è poi da considerare l'inquinamento diffuso a causa dei fumi degli incendi nei siti di stoccaggio di petrolio e gas, del rilascio di metalli pesanti e polveri tossiche da esplosioni, gli sversamenti di carburante. Ad esempio, i bombardamenti hanno danneggiato gli oleodotti di Avdiivka con il potenziale rilascio di sostanze nocive e a Sumy hanno causato la fuoriuscita di ammoniaca tossica. Almeno tre grandi serbatoi di diesel e carburante sono stati colpiti, provocando incendi molto grandi, a Chernihiv, vicino Sumy e Mykolaiv. I bombardamenti hanno colpito anche diversi impianti di gas causando altri incendi, una situazione visibile anche dallo spazio (come si vede dall'immagine sotto).

La qualità dell'aria viene ulteriormente peggiorata dalle notevoli emissioni dei mezzi militari di terra e aria. L’esposizione a questi agenti inquinanti non si esaurisce nell'immediato (con il contatto o il respiro, ad esempio) ma può continuare nel tempo e avere conseguenze negative sulla salute anche molto dopo la fine della guerra. La qualità dell'aria ucraina non era buona già prima della guerra con la Russia: secondo l'ultimo report dell'Organizzazione mondiale della sanità la qualità dell'aria in Ucraina era considerata "moderatamente pericolosa", con una concentrazione media annua di polveri sottili di 20 µg/m3, il doppio della soglia di sicurezza di 10 µg/m3. 

ucraina dal satellite emissioni-2

Oltre ad essere un Paese molto industrializzato e inquinato, l'Ucraina possiede una notevole biodiversità: pur rappresentando, in termini di estensione, il 6% del continente Europeo, ne possiede ben il 35% in termini di biodiversità. Sul suo territorio sono presenti oltre 70mila specie tra animali e vegetali, e, tra queste, se ne contano quasi 1.400 protette. Il Ministero della Protezione ambientale e delle risorse naturali dell'Ucraina fornisce un aggiornamento periodico sui danni all'ambiente causati della guerra in corso nel Paese. Nell'ultimo report il Ministero ucraino ha sottolineato che i combattimenti hanno già interessato circa un terzo delle aree protette, oltre a vari incendi, sversamenti di gasolio e contaminazioni del suolo da agenti chimici. Hanno un peso anche le carcasse dei mezzi distrutti, difficili da smaltire: "Dall'inizio dell'invasione su vasta scala, l'esercito russo ha lanciato più di 1.500 missili in tutta l'Ucraina - si legge nel report -. Sono state distrutte più di 5mila unità di equipaggiamento militare russo di vario tipo. Il peso di tutte le attrezzature russe distrutte all'8 aprile è di 85mila tonnellate". Questi rottami comprendono materiali come acciaio al carbonio e inossidabile, alluminio, rame, titanio, magnesio, platino, oro e argento. Inoltre, l'ultimo report riferisce di circa 300mila chilometri quadrati di territorio ucraino che hanno bisogno di sminamento. 

Tra gli effetti meno immediati, ma concreti, sull'ambiente c'è quello causato dalla chiusura dello spazio aereo russo. Circa 400 voli al giorno sono costretti a deviare per evitarlo, prolungando i tempi di voli e quindi le emissioni nell'atmosfera. Secondo la Cnn, un volo della Japan Airlines che viaggia da Tokyo a Londra utilizza un Boeing 777-300ER che brucia normalmente circa 2.300 galloni di carburante all'ora. Dopo la chiusura dello spazio aereo russo, questo volo dura 2,4 ore in più e brucia circa il 20% di carburante. Ciò significa che questo volo emette nell'atmosfera circa 60 tonnellate di anidride carbonica, la stessa quantità che emetterebbe un auto se facesse sei volte il giro del pianeta.

rotte arei russia-3

La guerra avrà ripercursioni sulle prossime generazioni di ucraini, ma non solo. Il conflitto in corso sta avendo conseguenze ben oltre il territorio dell'Ucraina, e le produrrà anche in futuro. L'Ucraina è uno dei principali fornitori di grano e mais di tutto il mondo. La maggior parte dell'export ucraino - il 40% - finisce in Medio Oriente e in Africa, regioni già in difficoltà con gli approvigionamenti alimentari. "L'interruzione del flusso di grano in uscita dalla regione del Mar Nero aumenterà i prezzi e l'inflazione alimentare in un momento in cui la sua accessibilità economica è una preoccupazione in tutto il mondo a seguito del danno economico causato dalla pandemia di Covid-19" ha affermato in una nota il direttore esecutivo del World Food Programme. 

Tutte le notizie sulla guerra in Ucraina in diretta

Le conseguenze ambientali delle guerre passate

È difficile reperire dei dati per quantificare gli impatti reali delle guerre sull'ambiente, ma possiamo guardare a quelle del passato per comprenderne gli effetti nel tempo. Ad esempio, uno studio del 2018 ha scoperto che il declino della fauna selvatica nelle aree protette dell'Africa era correlato ai conflitti che vi erano stati nella zona. Le popolazioni di animali selvatici tendevano a essere stabili in tempo di pace e diminuire durante la guerra: i ricercatori hanno scoperto che più frequenti sono i conflitti, maggiore è il declino. La necessità di rifornire le scorte alimentari per le truppe spinge, in alcuni casi, alla caccia incontrollata. Durante la guerra in Sudan la popolazione locale di elefanti è passata da 22mila unità a 5mila e i rinoceronti bianchi sono rimasti in 15.

agente orange vietnam-2

A volte l'attacco all'ambiente è diretto e premeditato. Durante la guerra in Vietnam l’esercito statunitense spargeva l’Agent Orange sulle foreste e sulle paludi del Vietnam, un erbicida per togliere il vantaggio strategico della giungla alle truppe vietnamite. Secondo le stime, nel sud-est asiatico sarebbero stati utilizzati 5,2 milioni di litri di Agent Orange, che hanno causato la distruzione della vegetazione su di un’area di 18.210 kmq. Secondo un rapporto pubblicato su Nature nel 2003 l’utilizzo di questo erbicida avrebbe interessato 3181 villaggi e una popolazione complessiva compresa fra 2,1 e 4,8 milioni di persone. Fra le vittime non vi sono state soltanto le persone direttamente esposte all’agente chimico, ma anche le generazioni successive, affette da malformazioni e varie forme di tumori. 

La prima guerra mondiale si è conclusa più di 100 anni fa, ma 17mila ettari di territorio nel nord-est della Francia sono un vero e proprio memoriale ai danni umani e ambientali della guerra. La battaglia di Verdun fu una delle più dure della Grande Guerra e fu così devastante per il territorio che il Governo francese ne delimitò i confini istituendo una "Zona rossa". Si tratta ancora di uno dei siti più tossici in Francia: i livelli di arsenico nel suolo sono 35mila volte superiori alla norma. L'interdizione all'uso umano ha però permesso alla natura di riprendersi i propri spazi, con la vegetazione che è tornata a crescere e la fauna che ha ripopolata i nuovi spazi, ricreati indirettamente dalla guerra. Nella foto sottostante, i crateri formati dell'artiglieria si sono rinverditi e hanno dato un aspetto piacevolmente ondulato al bosco, ma è stata un'eccezione: la guerra ha effetti devastanti sull'ambiente, soprattutto a lungo termine e per le generazioni future. 

Il campo di battaglia di Verdun

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