Bimbi divisi a metà, diritti negati e confusione: quello che non va nel ddl Pillon

In piazza in tutta Italia associazioni e altre realtà sociali contro il disegno di legge che rivoluziona separazione e affido: ecco le critiche al ddl Pillon in discussione al Senato

Ci sono i movimenti per i diritti delle donne, quelli per la parità di genere, i centri antiviolenza, quelli per la tutela dell'infanzia, gli studenti, i sindacati, i ginecologi. Un elenco eterogeno quello delle realtà unite contro il ddl Pillon su separazione e affido in discussione al Senato, in piazza oggi in diverse città in tutta Italia, da Nord a Sud, per contestare un provvedimento controverso che ha raccolto critiche da più parti e che alla fine ha visto ricevere persino la bocciatura del vicepremier Luigi Di Maio: "Finché non tutelerà i bambini e donne per noi non va bene". 

Le preoccupazioni più grandi infatti riguardano la tutela dei bambini, proprio quei soggetti che il ddl n. 735/2018 a prima firma del senatore bresciano Simone Pillon vorrebbe proteggere. Ma l'allarme riguarda anche le donne, soprattutto quelle in condizioni di difficoltà e vittime di violenza.

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Il ddl Pillon si fonda su quattro punti cardine: la mediazione civile obbligatoria (e a pagamento dopo il primo incontro) per le questioni in cui siano coinvolti i figli minorenni, la "bigenitorialità perfetta" ossia tempi paritetici per entrambi i genitori con i figli; il contrasto all'alienazione parentale; il mantenimento diretto senza autonomatismi.

"Il ddl Pillon va contro i diritti dell'infanzia e delle donne"

Tra le voci più critiche c'è quella dell'UDI, storica associazione femminile che contesta anche altri tre disegni di legge sulla stessa materia attualmente in discussione al Senato. 

"Il ddl Pillon causerà un'autentica schizofrenia nei bambini, perché non contiene una riflessione seria sui loro bisogni", dice a Today Vittoria Tola, responsabile nazionale dell'UDI. "Il rischio è di avere bambini presi e spostati senza porsi nessun problema in questo senso. C'è un'idea dell'infanzia allucinante, come se i figli fossero dei robottini", spiega, sottolineando che "è proprio questo il primo fallimento del ddl Pillon, nel suo assunto principale: quello di volersi occupare dell'infanzia prima di tutto mentre invece è chiaramente adultocentrico. Si va contro l'infanzia e contro quei diritti dei bambini e delle donne conquistati faticosamente negli ultimi anni". 

"In Italia non siamo stati capaci di creare le condizioni per la vera parità di genere e ora improvvisamente ci troviamo nella parità perfetta in ambito genitoriale.... Il peso cadrà sulle donne, che sono sempre più fortemente svantaggiate"

"L'impianto generale del ddl Pillon non è soltanto sbagliato: è ignobile. Dice di avere come presupposto quello di garantire il benessere dei bambini nell'ambito delle separazioni ma non è vero - prosegue Tola - In realtà i bambini vengono usati come specchietti per le allodole". Pillon, già animatore del Family Day, si è detto in più occasioni a favore del "matrimonio indissolubile" e tra le critiche che vengono mosse al provvedimento che porta il suo nome c'è anche quella di rendere le separazioni più difficili - burocraticamente, economicamente e affettivamente - arrivando a scoraggiare i genitori che intendono intraprendere quel percorso, anche se condiviso.

"Dietro il ddl Pillon c'è il retropensiero che il matrimonio sia indissolubile e che quindi quando ci si separa, anche se in maniera consensuale, si debba sempre 'pagare'. E a pagare sono i figli e i genitori responsabili, che così ci penseranno due volte prima di separarsi, facendo un favore ai furbi e ai violenti. E' praticamente un no al divorzio. Chi si separerà più? Di certo non lo faranno le donne subalterne e vittime di violenza in famiglia e gli ultimi casi di come ad esempio la morte di Violeta Senchiu a Sala Consilina ci ricordano quanto ancora queste situazioni siano diffuse e radicate"

Un altro punto contestato è l'introduzione de facto nell'ordinamento italiano della sindrome da alienazione parentale, controversa teoria "che di scentifico non ha niente", tuona Tola. Il ddl prevede inoltre nel caso di una separazione consensuale che i genitori con figli minori facciano ricorso obbligatoriamente a un mediatore a pagamento che li aiuti a trovare un accordo. Si tratta per Tola "di una negazione della libertà fondamentale della persona e coppia" che ribadisce: "Il ddl Pillon è un obbrobio che non tiene minimente conto di quella che è la vita quotidiana di milioni di famiglie, destinata a diventare ancora più un conflitto, mentre in sede legale si allungheranno a dismisura i tempi per la giustizia". 

I rischi del ddl Pillon: imprevedibilità e confusione anche dal punto di vista legale

A lanciare lo stesso allarme è anche Alessandro Cavallaro, presidente dell'AMA (Avvocati Matrimonialisti Associati), associazione di legale che garantire consulenza legale gratuita. "Da tempo lo Stato obbliga in diversi procedimenti a far ricorso alla mediazione ma le statistiche alla mano ci dicono che quei settori in cui vi si fa riferimento la mediazione non funziona, per un motivo o per un altro - spiega a Today - Si crea un mostro, una macchina lenta e farraginosa che, anziché aiutare, farà peggio e costerà senza raggiungere obiettivi: i mediatori non risolveranno i conflitti". 

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Il ddl Pillon "crea confusione e imprevedibilità", poiché si tratta di una "tecnica normativa discutibile che pone sì alcune misure a vantaggio dei padri capovolgendo la situazione attuale ma per farlo fa diventare regole le eccezioni ed eccezioni le regole". E' il caso ad esempio soprattutto di una quelle questioni più dibattute del ddl Pillon, ossia l'articolo 11 che afferma che "il minore deve trascorrere tempi paritetici o equipollenti con entrambi i genitori (...) salvo in caso di: violenza, abuso sessuale, trascuratezza, indisponibilità di un genitore; inadeguatezza evidente degli spazi predisposti per la vita del minore”. La legge stabilisce poi che il coniuge a cui è stata assegnata la casa coniugale debba corrispondere una sorta di canone d'affitto all'altro in base ai prezzi di mercato. E cosa può succedere nel caso che il genitore proprietario della casa - ad esempio il padre - sia quello che può dedicare meno tempo al figlio mentre l'altro - la madre - ha più disponiblità oraria ma non le risorse economiche per corrispondere l'indennizzo? Quale dei due principi avrà la precedenza, si chiede Cavallaro?

Il ddl Pillon così com'è va modificato, avverte l'avvocato, "altrimenti il rischio è che oggi ci sia qualche padre che finisce a dormire in auto ma domani potrà esserci anche qualche mamma, in maniera assolutamente casuale e imprevedibile". 

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Commenti (2)

  • Avatar anonimo di Agar Maria
    Agar Maria

    Concordo pienamente, attualmente le donne hanno una posizione di privilegio nella separazione, pertanto corni@#?*%$no a destra e a manca, tanto poi chi glielo leva l’assegno di mantenimento e la casa del marito?... poverine, debbono accudire i figli...

  • ma i papà da chi vengono tutelati? da nessuno, cacciati da casa, costretti a vivere sotto i ponti e mangiare alla caritas perché devono pure passare gli alimenti è una vergogna italiana

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