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Lunedì, 23 Maggio 2022
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Il dolore non aspetta: cosa ci insegna la storia di De Benedetto

Il 12 giugno si terranno i referendum sulla giustizia: un appuntamento alle urne rimasto tuttavia orfano della consultazione sulla cannabis. "Lo strumento di arrestare non serve a nulla - aveva detto Walter De Benedetto - fino a che non si provano malattia, sofferenza e solitudine non si può capire"

Era uno dei malati simbolo della battaglia per la liberalizzazione della cannabis a scopo terapeutico: ieri lunedì 9 maggio 2022 è morto a 49 anni Walter De Benedetto, aretino, affetto da anni di grave forma di artrite reumatoide. De Benedetto si è spento nella notte per problemi legati alla sua patologia: recentemente non riusciva più a salire sulla carrozzina e trascorreva le giornale a letto. Viveva circondato dai suoi animali, specie la gatta Luna, in una casa sulla collina di Olmo, nel comune di Arezzo, insieme all'anziano padre.

Nella stessa casa i Carabinieri nel 2019 scoprirono una piccola produzione di canapa che gli costò il processo che lo ha fatto diventare portabandiera delle terapie palliative  a base di cannabis. 

De Benedetto se ne è andato circondato dagli amici che non lo lasciavano mai solo, e che lo hanno supportato e aiutato nella battaglia per la coltivazione domestica e l'uso della cannabis a scopo terapeutico. Raccontando la sua malattia, che gli aveva impedito di proseguire il suo lavoro di dipendente di un ente pubblico, De Benedetto parlava di terribili dolori, insopportabili se non placati con la cannabis.

Fino a quando la malattia glielo aveva consentito aveva partecipato ad iniziative in città o fuori Arezzo, pro cannabis. In vista del suo processo si era rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nell'aprile 2021 era stato assolto, perché il fatto non sussiste, dall'accusa di aver coltivato a casa marijuana: per il gup di Arezzo lui la produceva e utilizzava a fini terapeutici.

"Quello che accade a me - aveva detto - accade a tanti nell'indifferenza generale" e "capita troppo spesso che un malato non veda riconosciuta la cannabis nelle quantità richieste e nelle modalità di somministrazione preferite, soltanto perché intorno al tema si è instaurata una coltre di nebbia che rende impossibile vederci chiaro".

L'ultima lettera, lo scorso 17 marzo 2022, al presidente della Camera Roberto Fico, alla ministra Fabiana Dadone e al presidente della commissione giustizia Mario Perantoni per sollecitare la risposta del Parlamento sulla proposta del ddl sulla coltivazione domestica, ancora oggi in discussione in commissione. Il giorno della sua assoluzione, nel febbraio 2021, si disse subito pronto a proseguire la lotta, che era la sua ragione di vita. "Hanno fatto un grosso errore sabotando due referendum cosi importanti" commentò quando furono bocciati i referendum su cannabis e eutanasia, dicendosi "stufo di questa manfrina. Lo strumento di arrestare non serve a nulla. Fino a che non si provano malattia, sofferenza e solitudine non si può capire".

La sentenza sulla cannabis destinata a fare storia

La morte di De Benedetto ha riaperto il dibattito non solo sulla legalizzazione della cannabis terapeutica ma anche sulla consultazione referendaria. Il prossimo 12 giugno infatti si terrà una tornata referendaria rimasta monca tuttavia dei quesiti su cannabis e eutanasia. 

"È partita la congiura del silenzio" denuncia il senatore della Lega e vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, in un'intervista al Corriere della Sera parlando dei cinque referendum sulla Giustizia promossi dalla Lega insieme ai Radicali che si terranno il prossimo 12 giugno. "Come data è stata scelta la prima domenica dopo la fine della scuola e dopo due anni di clausure da pandemia" precisa Calderoli sottolineando la difficoltà nel raggiungere il quorum. Inoltre secondo l'esponente della Lega "dei 5 referendum presentati, e' stato bocciato quello di maggior presa, la responsabilita' diretta dei magistrati, quello che avevamo chiamato 'Chi sbaglia paga'. Non si capisce perche', visto che il quesito era stato dichiarato ammissibile nel 1987 - spiega -. Osservo che sono stati bocciati anche referendum non nostri sulla cannabis e sull'eutanasia, che avrebbero veicolato ampia partecipazione".  

Cannabis e eutanasia: perché la Consulta ha bocciato i referendum 

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