Sabato, 24 Luglio 2021
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Più morti che nati: in un anno ci sono 212mila italiani in meno

Secondo l'Istat si tratta del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918. Nel 2019 record negativo di nascite: appena 435mila

Foto di repertorio

Il ricambio naturale della popolazione appare sempre più compromesso. È quanto evidenzia l'Istat nel suo Report sugli indicatori demografici. Nel 2019, rileva l'istituto di statistica, si registra in Italia un saldo naturale pari a -212 mila unità, frutto della differenza tra 435 mila nascite e 647 mila decessi.

Preannunciato dai trend dell'ultimo decennio, si tratta del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918. Ciò comporta che il ricambio per ogni 100 residenti che muoiono sia oggi assicurato da appena 67 neonati, contro i 96 di dieci anni fa.

L'analisi in serie storica delle nascite, evidenzia ancora il Report dell'Istat, accende i riflettori su un altro record negativo: quello delle nascite. Il dato relativo al 2019, appena 435 mila, risulta il più basso mai riscontrato nel Paese. Per contro, il numero dei decessi, 647 mila, pur di poco inferiore al record riscontrato nel 2017 (649 mila), rispecchia in pieno le tendenze da tempo evidenziate. Nel lungo termine, i guadagni conseguiti di sopravvivenza allargano la base di coloro che vivono molto più a lungo di un tempo e fino alle età più avanzate dell'esistenza, portando a far crescere il numero annuale di decessi e accentuando oltremodo, in senso fortemente negativo, il bilancio del saldo naturale.

Stabile il numero di figli per donna

Nonostante l'ennesimo record negativo di nascite, la fecondità rimane costante al livello espresso nel 2018, ossia 1,29 figli per donna. Ciò in quanto il numero annuale di nascite è vincolato non solo ai livelli riproduttivi delle madri ma anche alla loro dimensione assoluta e strutturale.

Nell'ultimo biennio, in particolare, rileva l'Istat, tra le donne residenti in età feconda (convenzionalmente di 15-49 anni) si stima una riduzione di circa 180 mila unità. In aggiunta a tale fattore va poi richiamato che i tassi specifici di fecondità per età della madre continuano a mostrare un sostanziale declino nelle età giovanili (fino a circa 30 anni) e un progressivo rialzo in quelle più anziane (dopo i 30).

L'eta media del parto è di 32 anni

L'età media al parto ha toccato i 32,1 anni, anche perché nel frattempo la fecondità espressa dalle donne 35-39enni ha superato quella delle 25-29enni. Non solo, fanno più figli le donne ultraquarantenni di quanti ne facciano le giovani sotto i 20 anni di età mentre il divario con le 20-24enni è stato quasi del tutto assorbito.

Il Sud si spopola

Secondo l'Istat il calo della popolazione si concentra prevalentemente nel Mezzogiorno (-6,3 per mille) e in misura inferiore nel Centro (-2,2 per mille). Al contrario, rileva l'istituto di statistica, prosegue il processo di crescita della popolazione nel Nord (+1,4 per mille).

A tale situazione concorrono sia le poste demografiche relative alla dinamica naturale (-2,9 per mille), sia soprattutto quelle relative alle migrazioni interne (-3,8 per mille). Si conta, infatti, rileva l'Istat, che nel corso del 2019 circa 418mila individui abbiano lasciato un Comune del Mezzogiorno quale luogo di residenza per trasferirsi in un altro Comune italiano (eventualmente anche dello stesso Mezzogiorno, ma in ogni caso diverso da quello di origine).

Quanti sono gli stranieri in Italia

Al 1° gennaio 2020 gli stranieri residenti ammontano a 5 milioni 382mila, in crescita di 123mila unità (+2,3%) rispetto a un anno prima. Nel conteggio concorrono 220mila unità in più per effetto delle migrazioni con l'estero, 55mila unità in più per effetto della dinamica naturale (63mila nati stranieri contro appena 8mila decessi), 46mila unità in meno per effetto delle revisioni anagrafiche e, infine, 109mila unità in meno per acquisizioni della cittadinanza italiana.

Le regioni dove più forte è l'incidenza della popolazione straniera sul totale dei residenti sono l'Emilia-Romagna (12,6%), la Lombardia (12,1%) e il Lazio (11,7%). Il peso percentuale della popolazione straniera risulta relativamente più basso nel Mezzogiorno (4,4% contro l'11% del Centro-nord)

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