Giovedì, 6 Maggio 2021

Il decreto di Draghi sulle riaperture dal 26 aprile: 12 regioni verso la zona gialla

La decisione finale del governo in arrivo per mercoledì o giovedì. L'area a minori restrizioni potrebbe tornare in dodici territori e due province autonome. Il test per il pass spostamenti tra regioni e il coprifuoco gli ultimi nodi da sciogliere

Mercoledì 21 o giovedì 22 saranno i giorni giusti per convocare il consiglio dei ministri che varerà il decreto sulle riaperture dal 26 aprile. Ripristinando la zona gialla (ma "rafforzata) e le sue regole in tutto il paese. E dodici regioni (più le due province autonome di Trento e Bolzano) potrebbero entrare da subito nell'area a minori restrizioni. 

Il decreto di Draghi sulle riaperture dal 26 aprile: 12 regioni verso la zona gialla

Prima ci sarà la riunione con il Comitato Tecnico Scientifico e poi quella con le Regioni. Sono entrambe in programma per oggi e serviranno per preparare il Cdm che metterà la firma sul nuovo decreto legge. Con un calendario per le riaperture dal 26 aprile fino a settembre e lo stato d'emergenza da prorogare fino al 31 luglio. Sul tavolo ci sono ancora due problemi politici. Uno è il coprifuoco, che la Lega vuole cancellare e sul quale oggi Giorgia Meloni si schiera con una lettera al Corriere della Sera. Un altro sono i criteri per la riapertura dei ristoranti. Che potrebbero essere considerati troppo stringenti. Sul tavolo c'è anche il nodo scuola. Con i governatori che spingono per riaperture differenziate. E alla fine potrebbero spuntarla. 

Il primo passaggio è la riunione degli esperti del Cts che dovranno esprimere un parere sul pass che servirà per spostarsi tra le regioni di colore diverso ma anche per accedere ad alcuni eventi, come assistere a spettacoli dal vivo o andare al cinema. Le certezze al momento sono due: la prima è che non sarà pronto per il 26 aprile, dunque da lunedì prossimo ci si sposterà verso le regioni rosse e arancioni con l'autocertificazione e uno dei tre documenti necessari allegato, il certificato vaccinale, quello di avvenuta guarigione o l'esito del tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti.

Il pass per gli spostamenti tra regioni sarà in linea con il Green Pass europeo e potrebbe diventare operativo tra giugno e luglio.  L'ipotesi più concreta è utilizzare una app che contenga un Qr code con le informazioni, da esibire a richiesta. L'indiziata numero uno è 'Io', la app della Pubblica amministrazione già utilizzata per il cashback di Stato: è costruita, dicono gli esperti, secondo tutti i canoni europei per quanto riguarda l'identità digitale e il rispetto della privacy, dunque già pronta per l'utilizzo. In ogni caso una decisione definitiva ancora non c'è e al momento non sono escluse neanche le altre due opzioni: rimanere con il certificato cartaceo o utilizzare la tessera sanitaria.

La riapertura dal 26 aprile e il decreto di Draghi in arrivo

Sul tavolo degli esperti del Cts ci saranno anche le linee guida delle Regioni per le riaperture. Dove c'è il problema della riapertura dei ristoranti in zona arancione e rossa e quella delle palestre e delle piscine. Entrambe le ipotesi rischiano una bocciatura. Mentre il punto più importante adesso è quello dei numeri dell'epidemia. Perché sarà in base ai numeri che le regioni verranno collocate nella zona gialla rafforzata in arriva. 

L'agenzia di stampa Ansa ha scritto ieri che stando ai dati attuali, sono 11 - Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria e Veneto - oltre alle province di Trento e Bolzano a puntare alla zona gialla, avendo un Rt nel valore inferiore sotto l'1 e un rischio basso o moderato, compatibile con uno 'scenario 1'. In zona arancione sarebbero invece Calabria e Sicilia mentre Basilicata, Campania e Toscana sono a rischio: hanno un Rt molto vicino a 1 e un'incidenza sopra 200. Niente da fare per Puglia, Sardegna e Valle d'Aosta: hanno ancora numeri da rosso e per loro si parlerà di riaperture non prima di maggio.  

Repubblica invece scrive che secondo i dati da lunedì 12 a domenica 18 e anche quelli dei sette giorni precedenti ci sono 100mila casi alla settimana e gli  attualmente positivi effettivamente diagnosticati sono oltre 490mila. E questo, secondo le stime degli esperti (ne ha parlato anche Massimo Galli la settimana scorsa) rappresenterebbe solo la metà delle persone effettivamente infette. Questo perché attualmente l'epidemia ha un andamento diverso da Nord a Sud. Nel meridione ci sono Campania e Sicilia che vedono crescere i contagi del 19% e del 15% nell'ultima settimana, passando rispettivamente da  da 11.214 a 13.375 e da 7.831 a 9.032. Anche la Calabria cresce a doppia cifra (+19%), mentre la Puglia ha un andamento meno tumultuoso (+4%), la Basilicata è al +10%, la Sardegna al +14% e il Molise, che però ha pochi casi, cresce dell'82%. 

Le 12 regioni verso la zona gialla dal 26 aprile

Eppure alcune di queste regioni potrebbero lo stesso arrivare in zona gialla la settimana prossima. La Basilicata è una seria caniddata al giallo, così come le province di Trento e Bolzano. Il quotidiano però scrive che sono 12 le Regioni che attualmente ambiscono alla zona gialla. Ovvero: Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto. 

Ci sono comunque ancora alcuni nodi da sciogliere, di qui a venerdì, quando si riunirà la Cabina di regia di Istituto superiore di sanità e ministero alla Salute per il monitoraggio settimanale. Non è detto che una o più di quelle Regioni alla fine non resti arancione, magari per una risalita dell’Rt o per il passaggio del rischio da “moderato” ad “alto”.

L’incidenza, che fa entrare in zona rossa quando è superiore ai 250 casi settimanali per 100mila abitanti, al momento, cioè dopo quattro giorni su sette, è alta in Valle d’Aosta, Puglia (già rosse) e anche Campania, che invece è in arancione. Si vedrà nei prossimi giorni se questa Regione tornerà o meno nell'area con più restrizioni. 

Ci sono anche situazioni composite. Come quella delle Marche, che aspira alla zona gialla mentre cinque comuni potrebbero finire in rosso a breve. Ovvero Acqualagna, Montelabbate, Tavullia e Vallefoglia in provincia di Pesaro-Urbino e Cerreto D'Esi in quella di Ancona. Così come resta alta la curva dei contagi Covid in Sicilia e la speranza del ritorno in zona gialla e delle riaperture il 26 aprile sembra allontanarsi di fronte a numeri impietosi. Ieri erano 1.123 i nuovi positivi nell'isola su 14.416 tamponi processati, con una incidenza al 7,8%, quasi due punti in più della media nazionale. Ma il dato che balza subito agli occhi è che la Regione sale al secondo posto per numero di contagi giornalieri, subito dopo la Campania. Il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio ha invece pronosticato per il suo territorio la zona gialla già da lunedì. 

Il test “lecca-lecca” fai da te per gli spostamenti tra regioni

Per quanto riguarda il pass per gli spostamenti tra regioni si pensa di utilizzare anche un test salivare per diagnosticare la positività al coronavirus. La Stampa racconta oggi che l’attenzione del ministero è caduta su quello molecolare «Salivette», sperimentato all’Università di Padova con una percentuale di attendibilità del 98%.

Due però le controindicazioni: la saliva autoraccolta va spedita comunque a un laboratorio di analisi allungando così i tempi; il batuffolo di cotone che va masticato per almeno un’ora la mattina prima di colazione potrebbe risultare un po’ pericoloso per i bambini. E invece ai test salivari rapidi si vuole ricorrere proprio per gli screening nelle scuole.

L’altra soluzione potrebbe essere quella dell’antigenico "test lecca-lecca", impiegato in anteprima nel comune di Bollate alle porte del capoluogo lombardo, che secondo i test dell’Università di Milano avrebbe un’affidabilità del 96%, è di facile uso perché basta succhiare una spugnetta all’estremità di un bastoncino, si può fare da soli a casa. 

Intanto Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico della clinica Humanitas, dice in un'intervista che il piano per le riaperture dal 26 aprile lo preoccupa: «Condivido i rischi sulla riapertura delle scuole, mentre sul resto sono preoccupato: ci sono ancora troppi contagiati e pochi vaccinati. È vero che i ragazzi possono essere vettori di infezione, ma hanno meno problemi di salute e per loro ha senso rischiare".

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