Mercoledì, 12 Maggio 2021

Il decreto legge 12 marzo del governo Draghi: verso il lockdown a Pasqua e Pasquetta in Italia

Il consiglio dei ministri convocato per oggi alle 11,30. Nella bozza la stretta per portare le regioni in zona rossa e viene cancellata la deroga per le visite ad amici e parenti. Subito dopo è prevista la conferenza stampa del premier

Il governo di Mario Draghi approverà oggi 12 marzo il decreto legge "Misure urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del COVID-19" che porterà una serie di restrizioni alle regole per portare le regioni in zona gialla, arancione e rossa e un irrigidimento delle misure per i cittadini nelle aree a rischio. Il consiglio dei ministri è convocato per le 11,30, come dice il sito del governo, e prima si svolgerà un incontro con le Regioni a cui verranno illustrati i punti salienti del decreto, di cui circola già una bozza. Le nuove regole troveranno poi applicazione nell'ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza: fino a 16 regioni rischiano la zona rossa e arancione. Intanto comincia a circolare la bozza del decreto con alcune novità. Il pdf della bozza del decreto 12 marzo mostra che la legge è composta di due soli articoli e sono previste le multe per chi viola le regole come con Conte. Ultimissime: Alle ore 13 e 12 è arrivato l'ok del Cdm al decreto legge 12 marzo: Italia in zona rossa dal 3 al 5 aprile

Il decreto legge 12 marzo del governo Draghi: verso il lockdown a Pasqua e Pasquetta in Italia (Italia in zona rossa dal 3 al 5 aprile)

Aggiornamento ore 10,13: il governo ha fatto sapere agli enti locali che dal 3 al 5 aprile tutta Italia sarà in zona rossa, compresi quindi i giorni di Pasqua e Pasquetta. L'orientamento alla zona rossa per la Pasqua era già emerso in precedenza come ipotesi e il summit di oggi starebbe dunque confermando in maniera operativa questa opzione. Le violazioni della zona rossa saranno punite con multe dai 400 ai 3000 euro. La ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini ha confermato che oggi si approverà un decreto legge e non un Dpcm: "Subito dopo questo incontro ci sarà un Consiglio dei ministri, nel quale verrà approvato un decreto legge, e non un Dpcm, per nuove misure anti-Covid. Il premier Draghi e questo governo ritengono importante coinvolgere il Parlamento e avere un confronto con tutte le forze politiche. Il nuovo provvedimento, con ogni probabilità, entrerà in vigore dalla giornata di lunedì 15 marzo". Un'altra novità è che nel decreto legge del governo Draghi scenderà la soglia dell'indice di contagio Rt per entrare in zona rossa da 1,50 a 1,25.

 "Nei giorni di sabato 3, domenica 4 e lunedì 5 aprile disponiamo di una zona rossa di carattere nazionale, naturalmente eccetto le Regioni in zona bianca", ha detto il ministro Speranza durante l'incontro con le regioni. Ma cambierà anche altro: "Nelle prossime settimane, dal 15 marzo al 6 aprile, le zone gialle vengono portate in arancione. Si rende più tempestivo l'ingresso in area rossa: tutte le regioni che hanno incidenza settimanale superiore a 250/100mila verranno inserite nell'area con le misure più severe attraverso lo strumento delle ordinanze del Ministro della Salute". La bozza del decreto legge 15 marzo recita: "Dal 15 marzo al 2 aprile 2021 e nella giornata del 6 aprile 2021, nelle Regioni i cui territori si collocano in zona gialla si applicano le misure stabilite per la zona arancione". Alle ore 13 e 12 è arrivato l'ok del Cdm al decreto legge 12 marzo: Italia in zona rossa dal 3 al 5 aprile. Intanto l'ordinanza di Speranza dice che sono in zona rossa, zona arancione e zona gialla le seguenti regioni:

  • zona rossa: Provincia autonoma di Trento, Basilicata (ma è in corso una verifica dei dati), Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Molise, Piemonte, Veneto, Marche. 
  • zona arancione: Abruzzo, Provincia autonoma di Bolzano, Calabria, Liguria, Toscana, Puglia, Sicilia, Umbria, Valle d'Aosta;
  • zona gialla: nessuna regione;
  • zona bianca: Sardegna.

Otto regioni e una provincia autonoma (Trento, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Veneto) vanno quindi in zona rossa e sette vanno in zona arancione (Bolzano, Calabria, Lazio, Liguria, Puglia, Sicilia e Valle d'Aosta) oltre a quelle che non hanno cambiato colore (Abruzzo, Basilicata, Campania e Sardegna, Molise), anche se è in corso una verifica dei dati sulla Basilicata. L'annuncio dell'ordinanza da parte del ministero della Salute: 

Ultime notizie regioni zona rossa e arancione (aggiornamento 18,49): il Ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia, firmerà nuove ordinanze che andranno in vigore a partire da lunedì 15 marzo. Passano in area rossa le Regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Veneto e la Provincia autonoma di Trento che si aggiungono a Campania e Molise che restano in area rossa. Tutte le altre regioni saranno in area arancione per gli effetti del decreto legge approvato stamane. È in corso una verifica sui dati della Basilicata. La sola Sardegna resta in area bianca.

Il REPORT 43 della Cabina di Regia di Iss e ministero della Salute

Sette regioni in zona rossa, sette in zona arancione 

Nel decreto sarà prevista la facoltà per le regioni di poter individuare, quando si è in arancione, aree ulteriori da portare in zona rossa, quando l'incidenza" di Covid-19 "supera la soglia dei 250 casi su 100mila nella settimana, oppure quando si riscontra una presenza di varianti tale da dover prevedere misure più restrittive". E anche la possibilitàper le regioni di poter individuare, quando si è in arancione, aree ulteriori da portare in zona rossa, quando l'incidenza supera la soglia dei 250 casi per 100mila abitanti nella settimana oppure quando si riscontra una presenza di varianti tale da dover prevedere misure più restrittive.

Il decreto legge 12 marzo del governo Draghi sostituisce l'ipotesi di legiferare attraverso il Dpcm: la differenza è che il secondo è un atto amministrativo che dipende proprio dalla normativa e quindi non è adatto a normare in prima istanza sulle libertà dei cittadini. E quindi, mentre da lunedì due italiani su tre già rischiano di andare in lockdown con l'ordinanza di Speranza, questa mattina il governo presenterà a regioni, province e comuni il decreto legge 12 marzo che poi il premier Draghi illustrerà in una conferenza stampa. Le novità più rilevanti della bozza del decreto che sta circolando in queste ore sono due: 

  • il criterio dei 250 contagi a settimana ogni centomila abitanti che porterà automaticamente in zona rossa le regioni che dovessero superare il parametro (e che già oggi è fuori controllo in tutta Italia: Lombardia, Marche e provincia di Trento sarebbero già oltre 300);
  • il divieto di visitare parenti e amici anche nel limite di due persone alla volta con i minori di 14 anni, ovvero la deroga che caratterizzava il decreto Natale del governo Conte;
  • una nuova proroga al divieto di spostamento tra le regioni, al momento in scadenza il 27 marzo;

La modifica è stata suggerita nei giorni scorsi dal Comitato Tecnico Scientifico ed è stata successivamente recepita dal governo su pressione dell'ala "rigorista" dell'esecutivo, quella che fa capo al Partito Democratico, a Liberi e Uguali e al MoVimento 5 Stelle mentre nell'eterogenea maggioranza che sostiene il governo Draghi tra gli aperturisti ci sono il centrodestra di Lega e Forza Italia con Italia Viva di Matteo Renzi. Ancora in discussione la super zona rossa in tutta Italia a Pasqua e a Pasquetta: il governo è ancora incerto sul momento in cui dovrà partire la stretta, ovvero se dal venerdì santo o dal sabato, mentre l'alternanza tra zone dovrebbe comunque finire lunedì 5 aprile.

La bozza del decreto Draghi sul lockdown a Pasqua e Pasquetta prevede comunque sette giorni di alternanza tra zona rossa e arancione in tutta Italia: il Corriere della Sera ricordava ieri che proprio come accaduto a dicembre, scienziati e ministri sembrano d’accordo che un allentamento in occasione delle festività potrebbe causare una diffusione altissima del Covid-19. Per questo il decreto prevederà divieti mirati in quei sette giorni e in particolare da sabato 3 aprile a lunedì 5 aprile. Limitati al massimo gli spostamenti, non saranno consentiti pranzi, incontri con più persone non conviventi, gite. E non è escluso — così come avvenuto a Natale — che si decida di chiudere bar e ristoranti.

Le 16 regioni che rischiano la zona rossa o arancione con l'ordinanza di Speranza e il decreto legge di Draghi

La bozza del decreto Draghi sul lockdown a Pasqua e Pasquetta

"Nei giorni 3, 4 e 5 aprile 2021, sull'intero territorio nazionale, ad eccezione delle Regioni i cui territori si collocano in zona bianca, si applicano le misure stabilite per la zona rossa", si legge nella bozza del decreto legge Draghi sul lockdown a Pasqua e Pasquetta.  La deroga per la visita agli amici e hai parenti rimarrà in zona arancione: "Dal 15 marzo al 2 aprile 2021 e nella giornata del 6 aprile 2021, nelle Regioni nelle quali si applicano le misure stabilite per la zona arancione, è consentito, in ambito comunale, lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 5 e le ore 22, e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi. Lo spostamento non è consentito nei territori nei quali si applicano le misure stabilite per la zona rossa". Nella bozza del decreto Draghi sulla Pasqua non è previsto il coprifuoco anticipato:  "Dal 15 marzo al 6 aprile 2021, le misure stabilite per la zona rossa si applicano anche nelle Regioni nelle quali l'incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti, sulla base dei dati validati dell'ultimo monitoraggio disponibile". Le violazioni della zona rossa saranno punite con multe dai 400 ai 3000 euro. Le zone gialle diventano arancioni: la bozza del decreto legge 15 marzo recita: "Dal 15 marzo al 2 aprile 2021 e nella giornata del 6 aprile 2021, nelle Regioni i cui territori si collocano in zona gialla si applicano le misure stabilite per la zona arancione". 

La bozza del decreto legge 12 marzo

Ecco il testo completo della bozza del decreto legge 12 marzo

Articolo 1

1. Dal 15 marzo al 2 aprile 2021 e nella giornata del 6 aprile 2021, nelle Regioni i cui territori si collocano in zona gialla ai sensi dell’articolo 1, comma 16-septies, lettera d), del decretolegge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, si applicano le misure stabilite dai provvedimenti di cui all’articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, per la zona arancione di cui all’articolo 1, comma 16-septies, lettera b), del decreto-legge n. 33 del 2020.

2. Dal 15 marzo al 6 aprile 2021, le misure stabilite dai provvedimenti di cui all’articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020 per la zona rossa di cui all’articolo 1, comma 16-septies, lettera c), del decreto-legge n. 33 del 2020, si applicano anche nelle Regioni individuate con ordinanza del Ministro della salute ai sensi dell’articolo 1, comma 16-bis, del decreto-legge n. 33 del 2020, nelle quali l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti, sulla base dei dati validati dell’ultimo monitoraggio disponibile.

3. Dal 15 marzo al 6 aprile 2021, i Presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano possono disporre l’applicazione delle misure stabilite per la zona rossa dai provvedimenti di cui all'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, nonché ulteriori, motivate, misure più restrittive tra quelle previste dall’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 19 del 2020: a) nelle Province in cui l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti; b) nelle aree in cui la circolazione di varianti di SARS-CoV-2 determina alto rischio di diffusività o induce malattia grave.

4. Dal 15 marzo al 2 aprile 2021 e nella giornata del 6 aprile 2021, nelle Regioni nelle quali si applicano le misure stabilite per la zona arancione, è consentito, in ambito comunale, lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 5 e le ore 22, e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi. Lo spostamento di cui al presente comma non è consentito nei territori nei quali si applicano le misure stabilite per la zona rossa.

5. Nei giorni 3, 4 e 5 aprile 2021, sull'intero territorio nazionale, ad eccezione delle Regioni i cui territori si collocano in zona bianca, si applicano le misure stabilite dai provvedimenti di cui all'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020 per la zona rossa. Nei medesimi giorni è consentito, in ambito regionale, lo spostamento di cui al comma 4. 6. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nell’ambito del monitoraggio previsto dall’articolo 1, comma 16, del decreto-legge n. 33 del 2020, comunicano giornalmente al Ministero della salute il numero dei tamponi eseguiti sulla popolazione. La cabina di regia di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020 ne verifica l’adeguatezza e la congruità dal punto di vista quantitativo in relazione al livello di circolazione del virus in sede locale. 7. La violazione delle disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4 e 5 è sanzionata ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge n. 19, del 2020. 

Articolo 2

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare

Il testo della bozza del decreto legge Pasqua 12 marzo 2021

La stretta di Pasqua porterà quindi novità nelle regole e nelle restrizioni nelle zone gialle, arancioni e rosse. Già qualcosa sta accadendo nelle scuole, dove sei milioni di studenti sono attualmente in Didattica a Distanza e molti di più la cominceranno a partire da lunedì 15 marzo per effetto dei cambi di colore delle regioni e delle nuove regole sul lockdown: il decreto Pasqua prevede la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in tutte le regioni in zona rossa e nei comuni o nelle province dove si supererà la soglia dei 250 contagi a settimana ogni centomila abitanti. Nelle regioni in zona arancione restano in Dad gli alunni della seconda media mentre in zona gialla sono chiusi i licei e gli istituti tecnici e professionali. 

Secondo le nuove regole nella zona arancione si dovrà rispettare il confine del proprio comune ma si potrà raggiungere la seconda casa uscendo dal comune ma rimanendo nei confini regionali e senza ospiti: si potrà stare solo tra conviventi. In zona gialla si dovrà rimanere nei propri confini regionali. Nella zona rossa non si potrà invece uscire di casa se non con autocertificazione (il modulo autodichiarazione si può scaricare dal sito del ministero dell'Interno) e per i motivi di necessità, salute o lavoro. La novità più importante riguarda la cancellazione della deroga che prevede la visita ad amici e parenti una volta al giorno rispettando il coprifuoco: si tratta di una misura che era stata voluta dall'allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte per Natale e Capodanno ma che scomparirà in questo irrigidimento delle misure. Delle deroghe di Natale se ne salva però un'altra: chi vive in comuni con meno di 5mila abitanti potrà varcare il confine di 30 km. Ma anche qui in zona rossa si uscirà di casa solo per motivi di necessità o per fare la spesa. 

Sarà poi difficile, se non impossibile, la riapertura di cinema e teatri il 27 marzo come previsto dal Dpcm 2 marzo: La Stampa spiega oggi che con i contagi così in salita e le scuole quasi ovunque chiuse è difficile che si riaccendano le luci di sale cinematografiche e da concerto, palcoscenici e scuole di ballo.

Tutto si deciderà comunque il 20 marzo, quando esaminati i dati dell’epidemia gli esperti del Cts diranno se ci sono le condizioni o meno per tornare ad offrire agli italiani un po’ di cultura. Mostre e musei si potranno continuare a visitare nei giorni feriali solo nelle regioni gialle. Il 27 marzo avrebbero dovuto aprire anche nei weekend, ma anche qui dipenderà dal numero di contagi. Di ritorno a palestre, piscine e sport di contatto per ora non se ne parla proprio.

Al bar e al ristorante la mattina si potrà invece continuare ad andare solo nelle due regioni gialle e bianche. Rimane in ogni caso la chiusura alle 18 e resta solo la possibilità di asporto fino alle 22. Le consegne a domicilio sono sempre consentite. In zona rossa chiudono anche parrucchieri e barbieri. In fascia arancione e rossa bar e ristoranti restano chiusi ma sono possibili asporto e delivery. In zona rossa restano chiusi i negozi salvo quelli essenziali, come farmacie, alimentari, edicole e tabaccai. I centri commerciali restano chiusi nei weekend e tutta la settimana nelle regioni rosse. 

La conferenza stampa di Draghi che presenta il decreto 12 marzo

Una delle novità di questa fase è che Mario Draghi, secondo quanto racconta La Stampa, farà una conferenza stampa per presentare il decreto 12 marzo esattamente come faceva il suo precedessore Conte. La decisione è arrivata dopo che il premier era stato criticato perché non era presente quando è stato fatto il punto stampa con i ministri Mariastella Gelmini e Roberto Speranza dopo l'approvazione del decreto legge e del Dpcm all'inizio di marzo. Intanto da lunedì la maggior parte delle regioni, potrebbero essere 16, sarà di fatto in lockdown, con le scuole di ogni ordine e grado in didattica a distanza, bar, ristoranti e negozi chiusi, possibilità di uscire da casa solo per comprovate esigenze lavorative, motivi di salute o situazioni di necessità, nessuna possibilità di andare a trovare parenti e amici una volta al giorno. 

La velocità con cui corre il virus ha obbligato però il governo a scegliere una strada più veloce. Nel provvedimento entrerà il criterio in base al quale con un'incidenza settimanale di 250 casi ogni 100mila abitanti si entra automaticamente in zona rossa - bocciato a gennaio dai governatori ma sul quale c'è una sostanziale condivisione in tutto il governo - e la stretta per Pasqua come già è stato fatto a Natale, dunque tutta Italia in rosso dal venerdì santo al giorno di Pasquetta. Discussione ancora aperta invece sulla possibilità di abbassare la soglia dell'Rt con il quale si entra in zona arancione (ora è all'1) e sul coprifuoco anticipato. Quel che è già abbastanza chiaro a tutti, in ogni caso, è che i dati del monitoraggio combinati con le nuove misure proietteranno gran parte dell'Italia in zona rossa. Speranza dovrebbe firmare le ordinanze dopo l'entrata in vigore del nuovo decreto legge e le misure scatteranno da lunedì: in zona rossa si andrà dunque con un Rt superiore a 1,25 nel valore inferiore o con un'incidenza di 250 casi ogni 100mila abitanti. 

Questo significa, spiega l'agenzia di stampa Ansa, che a Basilicata, Campania e Molise, già rosse da una settimana, si aggiungeranno quasi sicuramente Piemonte (Rt a 1,41), Lombardia (Rt a 1,3), Emilia Romagna (incidenza oltre 400) , Friuli Venezia Giulia (Rt a 1,3) e Marche (incidenza sopra 250) e, con ogni probabilità, Veneto, che ha un Rt sopra 1,25 e uno scenario in netto peggioramento, provincia di Trento e Bolzano, che hanno un'incidenza sopra i 300 casi, Abruzzo e Toscana, Liguria, Puglia e Valle d'Aosta. Il Lazio è al lmite tra l'arancione e il rosso, Mentre Umbria e Calabria dovrebbero rimanese in arancione. Susanna Esposito, presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (Waidid), professore ordinario di pediatria all’Università di Parma e direttore della clinica pediatrica dell’ospedale Pietro Barilla dell’azienda ospedaliera universitaria della città emiliana, dice oggi ad Avvenire che al problema sanitario si somma "il disagio enorme della popolazione. È il Paese del “non ne posso più”, che si riversa nei centri delle città e fuori dai bar nei week-end. Sono i giovani disinteressati a tutto e a tutti che si frequentano senza mascherina, ma anche i ragazzini che vengono ricoverati con problemi comportamentali enormi nei reparti di pediatria". 

Autocertificazione falsa: il giudice che dice che il Dpcm è illegittimo

Intanto ieri è circolata la sentenza del giudice Dario De Luca, Gup del tribunale di Reggio Emilia, che dichiara che  a partire da quello dell'8 marzo 2020, tutti i Dpcm del Governo per contenere la pandemia e le limitazioni agli spostamenti in essi contenuti sono "illegittimi per violazione della legge Costituzionale". Il caso esaminato risale invece al 13 marzo dell'anno scorso quando, nel pieno della prima ondata del Covid, una coppia della provincia di Reggio sorpresa fuori casa dai Carabinieri fornisce ai militari un'autocertificazione non veritiera. La donna aveva riferito di essersi dovuta recare in ospedale a Correggio per delle analisi e che l'uomo l'aveva accompagnata. Una verifica dell'Arma aveva però appurato che non c'era stato alcun accesso alla struttura sanitaria e per i due era scattata la denuncia. Il giudice De Luca, racconta l'agenzia di stampa Dire, li ha assolti entrambi dichiarando "il non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato". Nella motivazione, scritta in punta di diritto, si sottolinea in premessa che il Dpcm "stabilendo un divieto generale e assoluto di spostamento al di fuori della propria abitazione, con limitate e specifiche eccezioni, configura un vero e proprio obbligo di permanenza domiciliare". Tuttavia, prosegue la sentenza, "nel nostro ordinamento giuridico, l'obbligo di permanenza domiciliare consiste in una sanzione penale restrittiva della liberta' personale che viene irrogata dal giudice penale per alcuni reati all'esito del giudizio (o in via cautelare, in una misura di custodia cautelare disposta dal giudice, nella ricorrenza di rigidi presupposti di legge) e in ogni caso nel rispetto del diritto di difesa". 

Inoltre, "sicuramente nella giurisprudenza è indiscusso che l'obbligo di permanenza domiciliare costituisca una misura restrittiva della libertà personale". Ed è a questo punto che il giudice reggiano chiama in causa l'articolo 13 della Costituzione, secondo cui le misure restrittive della libertà personale possono essere adottate solo su "atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge". Da questo principio il Gup desume due corollari. Il primo "è che un Dpcm non puo' disporre alcuna limitazione della libertà personale, trattandosi di fonte meramente regolamentare di rango secondario e non gia' di un atto normativo avente forza di legge". Il secondo corollario è invece quello secondo il quale "neppure una legge (o un atto normativo avente forza di legge, qual e' il decreto-legge) potrebbe prevedere in via generale e astratta, nel nostro ordinamento, l'obbligo della permanenza domiciliare disposto nei confronti di una pluralità indeterminata di cittadini, posto che l'articolo 13 della Costituzione postula una doppia riserva, di legge e di giurisdizione, implicando necessariamente un provvedimento individuale, diretto dunque nei confronti di uno specifico soggetto". In terzo luogo, "poiché trattasi di un Dpcm, cioè di un atto amministrativo, il giudice ordinario non deve rimettere la questione di legittimità costituzionale alla Corte costituzionale, ma deve procedere, direttamente, alla disapplicazione dell'atto amministrativo illegittimo".

Infine, motiva ancora la sentenza, "non può neppure condividersi l'estremo tentativo dei sostenitori, ad ogni costo, della conformità a Costituzione dell'obbligo di permanenza domiciliare sulla base della considerazione che il Dpcm sarebbe conforme a Costituzione, in quanto prevederebbe delle legittime limitazioni della liberta' di circolazione secondo l'articolo 16 della Costituzione e non della libertà personale". Infatti, "come ha chiarito la Corte Costituzionale la libertà di circolazione riguarda i limiti di accesso a determinati luoghi il cui accesso puo' essere precluso, perché ad esempio pericolosi, ma giammai può comportare un obbligo di permanenza domiciliare". Quando invece "il divieto di spostamento non riguarda i luoghi, ma le persone, allora la limitazione si configura come vera e propria limitazione della libertà personale". In conclusione, sentenzia De Luca, "deve affermarsi la illegittimità del Dpcm indicato per violazione dell'articolo 13 della Costituzione con conseguente dovere del Giudice ordinario di disapplicare tale Dpcm". I due imputati sono quindi stati assolti con formula piena perché "costretti a sottoscrivere un'autocertificazione incompatibile con lo stato di diritto del nostro Paese e dunque illegittima".

Le regioni che vanno verso la zona rossa e arancione e l'ordinanza di Speranza in arrivo

Continua a leggere su Today.it

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il decreto legge 12 marzo del governo Draghi: verso il lockdown a Pasqua e Pasquetta in Italia

Today è in caricamento