Lunedì, 19 Aprile 2021

Verso un decreto di Draghi per le riaperture entro il 30 aprile: ecco la fase 2 del governo

Il premier ammette che ci vorrà una norma per riportare almeno in zona gialla ma non fornisce una data certa. Il 30 aprile scadono gli effetti dell'ultima legge. Il piano per la fase 2 e le richieste di Salvini

"Se necessario facciamo un altro decreto legge". Come sembrava a tutti, non basta una delibera del consiglio dei ministri per superare gli effetti di una norma superiore e quindi Mario Draghi ieri durante la conferenza stampa in cui ha fatto chiarezza sulle intenzioni del suo governo (o meglio: sulla mediazione tra aperturisti e rigoristi). 

Il decreto di Draghi per riaprire l'Italia ad aprile o maggio

Che non bastasse la delibera inserita nel decreto primo aprile dopo le decisioni del 31 marzo prese dal consiglio dei ministri era già chiaro. E questo perché la questione della gerarchia delle fonti di legge era già stata sollevata all'epoca della discussione tra Dpcm e decreto legge. All'articolo 1 della norma varata dal governo Draghi si legge: “In ragione dell’andamento dell'epidemia, nonché dello stato di attuazione del Piano vaccini (…), con deliberazione del Consiglio dei ministri, sono possibili determinazioni in deroga al primo periodo e possono essere modificate le misure".

Ma l'Ufficio Studi della Camera era già intervenuto per far notare che c'era un problema. Ovvero, per i tecnici del Parlamento non si poteva utilizzare una fonte normativa di rango inferiore - come in effetti è una delibera del Cdm - per modificare un atto avente forza di legge. "Non pare specificato l’atto formale che assuma la deliberazione – scrivono i tecnici, secondo quanto riporta oggi Il Fatto Quotidiano – fermo restando che sarebbe necessaria una norma di analogo rango”. Inoltre il servizio studi ricorda come le delibere del Cdm, dall’inizio della pandemia, siano state usate solo 7 volte e mai per misure che limitano la libertà personale. I tecnici hanno criticato il governo anche sugli effetti abnormi della norma: “Parrebbe suscettibile di approfondimento chiarire – si legge nel dossier – quali siano portata e contenuto delle ‘determinazio - ni in deroga’ ”.

L’esecutivo, secondo i tecnici avrebbe dovuto specificare i limiti entro i quali si poteva operare in deroga al decreto. Visto che si parlava del ritorno della zona gialla ad aprile (il 20 o il 26 a seconda delle indiscrezioni). Adesso Draghi annuncia un nuovo provvedimento: "È previsto che il ministro Franco presenterà prima il Def dove viene definito lo scostamento, poi il Parlamento lo vota e poi presenteremo il decreto che conterrà sostegni e riaperture. Le dimensioni saranno probabilmente superiori di quello precedente". 

La fase 2 del governo Draghi: zona gialla e riaperture

Ma come sarà la fase 2 del governo Draghi? L'obiettivo è quello di arrivare a giugno con una situazione sulla via della normalizzazione. Non a caso infatti il ministro del Turismo in quota Lega Massimo Garavaglia ha parlato ieri della data del 2 giugno, festa nazionale, come di quella che potrebbe essere buona per festeggiare almeno la parziale sconfitta dell'epidemia. E c'è un altro indizio delle sue intenzioni: sempre durante la conferenza stampa ieri Draghi ha fatto sapere che non considera persa la stagione estiva e vuole fare come Grecia e Spagna: sì ai turisti stranieri con passaporto vaccinale.

Già all'epoca dell'approvazione dell'ultimo decreto infatti Draghi era titubante sull'opportunità di cancellare la zona gialla fino al 30 aprile. E aveva accarezzato l'idea di un controllo più blando ma che avrebbe consentito a bar e ristoranti di lavorare, almeno a pranzo. Adesso quei dubbi sono di nuovo sul tavolo, e non per la manifestazione con scontri con la polizia a Piazza Monte Citorio di qualche giorno fa. E allora Draghi ha cambiato punto di vista cominciando a parlare della possibile riapertura. In pubblico, ma anche in privato visto che ieri ha incontrato Matteo Salvini. Al quale non ha promesso una data perché saranno i numeri a dirla. Ma ha fornito rassicurazioni sulla disponibilità ad emettere un nuovo decreto prima della fine del mese per normare quello che dovrà accadere a maggio. 

L'incontro con il Capitano però non è stato facile, secondo alcuni retroscena. La Stampa infatti scrive che il leghista si è presentato a Palazzo Chigi con una cartella piena di dati, compresi i numeri dei contagi. E ha sostenuto che secondo lui con i numeri di oggi già sei regioni possono entrare nella zona gialla. Il segretario della Lega ha chiesto di rivedere i protocolli, su ristoranti, bar, cinema e teatri ("sull’esempio dell’Arena di Verona»), di «aggiornare» i parametri scientifici che decretano le chiusure o le aperture, perché, ha sostenuto, "non è possibile restare in zona rossa a vita come vorrebbe qualche ministro" (e il riferimento, chiarissimo, è al responsabile della Salute Roberto Speranza).

Draghi e Salvini: la strana coppia della zona gialla

Il premier ha replicato a uno degli azionisti più rilevanti del suo governo concordando in linea di massima sulla necessità di riaprire. Ma ricordandogli che non è il caso di continuare ad attaccare il ministro della Salute, che poi ha difeso anche durante la conferenza stampa. Dove ha ribadito il concetto sulla data del 30 aprile: "Quella del 30 aprile è una data di scadenza indicata nell'ultimo decreto, ma nello stesso tempo si dice anche che qualora l'andamento delle vaccinazioni e dei contagi mostrasse la possibilità, si possono riconsiderare aperture anche prima ma avere date oggi significa che io possa conoscere i valori dei parametri di una certa data e questo non è possibile. Ci sono molte diversità tra regioni anche insospettabili, nelle regioni che sono molto avanti nella campagna con i più vulnerabili sarà più semplice riaprire, da parte mia e del Governo c'è la volonta'", ha concluso Draghi.

Programmare è la parola chiave per un Paese che dovrà continuare a vaccinarsi anche nei prossimi anni per contrastare le varianti Covid. Dunque, bisogna organizzare la produzione di vaccini e non si può escludere lo Sputnik - che non è regolato da contratti Ue e su cui dunque si può contrattare in autonomia - se in grado di frenare quelle varianti. E ancora, con il Recovery plan bisognerà "cambiare tutto per diventare credibili", a partire dagli investimenti. Mentre il prossimo decreto Sostegni dovrà dare fiato all'economia con un'iniezione di ben oltre i trenta miliardi (50 miliardi, chiede Salvini). Una strana coppia. Chissà quanto durerà. 

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