Giovedì, 13 Maggio 2021
Scontenti a metà

Il decreto riaperture genera il caos, i ristoratori bloccano l'autostrada

Il decreto del Governo per la riapertura dal 26 aprile di ristoranti nelle zone gialle deve ancora arrivare ma già fioccano le proteste.

Riaprire sì, ma come? Le decisioni del Governo in merito alla riapertura di bar, ristoranti e agriturismi non convincono i ristoratori e i rappresentanti di categoria che, più che sulla notizia della riapertura a partire dal 26 maggio, ragionano sul come si riaprirà. Ovvero sui tanti, a loro dire troppi, paletti imposti dal Governo. Oggi i ristoratori aderenti a Tutela nazionale Imprese hanno bloccato l'autostrada A1 all'altezza di Incisa dopo avere lanciato in rete un hashtag, #blocchiamolitalia.

E se fino alla scorsa settimana protestavano chiedendo di riaprire per potere lavorare, oggi protestano sulla base di 10 richieste precise che possano garantire la categoria. In primis, il no a quasi tutti i paletti posti dal Governo: no al coprifuoco, no al distanziamento di 2 metri, no all'apertura solo per i locali che abbiano spazi esterni.

Imprese e ristoratori a tavola in autostrada

pranzo autostrada a1-2

La protesta in autostrada anche a Torino

Il paletto sulla possibilità di riapertura sono negli spazi esterni, i cosiddetti 'dehors' - secondo i dati di Fipe-Confcommercio - prolungherebbe la chiusura per oltre 116mila pubblici esercizi, il 46,6% dei bar e dei ristoranti italiani. Per aiutare bar e ristoranti Fipe ha scritto ad Anci, l'associazione nazionale dei Comuni, chiedendo di "spingere i sindaci a concedere il maggior numero di spazi esterni extra, in via del tutto eccezionale e provvisoria, agli esercizi che in questo momento ne sono sprovvisti".

Tra l'altro, spiegano i ristoratori, la vita non è semplice neanche per chi gli spazi esterni li ha, perchè aprire solo fuori vuol dire essere completamente in balia del meteo. Non potere gestire le prenotazioni ricorrendo allo spazio interno se dovesse piovere o fare freddo significherebbe non potersi organizzare, anche a livello di fornitura di materie prime. Il coprifuoco alle 22, invece, spiega Pasquale Naccari di Tni Italia, "non permette di organizzare il turno serale, perchè a che ora dovrebbe venire a mangiare la gente?". Un turno che vale la maggior parte del fatturato di ristoranti e bar.

Tra le richieste dei ristoratori il no al pagamento effettuato esclusivamente per via elettronica (Pos o carte di credito) e no al pass vaccinale. I ristoratori chiedono anche tavoli riservati anche ai frequentatori abituali, non più solo congiunti, oltre ad avanzare delle richieste di ristori: voucher emergenziali, esonero della richiesta del Durc, moratoria della legge Bersani fino al 2023 e abolizione del tetto del 30% per gli indennizzi. Oltra a chiedere la garanzia che non ci saranno mai più chiusure per una categoria già fin troppo provata.

Il nuovo decreto per le riaperture

Bene ricordare che, secondo quanto annunciato, a partire dal 26 aprile e per tutto il mese di maggio, dovrebbero riaprire in zona gialla ristoranti, pizzerie e bar con un servizio all'esterno che rispetti la distanza di un metro tra i tavoli, indicando il numero massimo di posti a sedere, rispettando le norme anti contagio (mascherina per tutto il personale, sanificazione al termine di ogni servizio al tavolo, misurazione della temperatura all'ingresso) e un massimo di 4 persone al tavolo, favorendo l'accesso tramite prenotazione.

Oggi il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha aperto qualche spiraglio alle richieste dei ristoratori dicendo che "nelle prossime settimane si potrà ragionare sull'ampliare l'orario del coprifuoco ma dobbiamo fare un passo alla volta".

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