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Venerdì, 19 Agosto 2022
Italia a secco

Decreto siccità: cosa farà il commissario e le regioni che per prime rischiano il razionamento

La bozza è allo studio del Governo: obiettivo far fronte all'emergenza idrica che sta colpendo in particolare le regioni settentrionali dell'Italia. Intanto l'epicentro della "grande sete" si sposta al Centro

Arriva il commissario straordinario per il contrasto e la prevenzione della siccità. Lo prevede espressamente una bozza di decreto allo studio del Governo per far fronte all'emergenza idrica che sta colpendo in particolare le regioni settentrionali dell'Italia.  Sono coinvolti vari ministeri (il ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, quello della Transizione ecologica, Politiche agricole, ministero per la Pubblica amministrazione, quello per gli Affari regionali oltre al ministero dell'Economia), quindi il provvedimento - sono coinvolte anche le Regioni - ha i suoi tempi da seguire. Il Consiglio dei ministri non ha ancora esaminato la bozza del decreto siccità perché prima bisogna che tutte le regioni interessate (quelle settentrionali più l'Umbria) dichiarino lo stato d’emergenza. Al momento hanno provveduto a dichiararlo la Lombardia e l’Emilia Romagna, lo stanno per fare Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il Consiglio dei ministri se ne occuperà la prossima settimana. 

Decreto siccità: a cosa serve il commissario straordinario

Lo stato di emergenza serve più che altro a garantire risorse utili a gestire la crisi e a sostenere le aziende agricole. Preoccupazioni vengono espresse dal responsabile del Lavoro Andrea Orlando che sottolinea "un problema di salute e sicurezza: con oltre 40 gradi lavorare nei cantieri o nei campi non è possibile, a maggior ragione se manca l'acqua". Perché lo stato di emergenza tarda ad arrivare? Il motivo è che le norme prevedono che sia frutto di un processo decisionale complesso che giunge al termine di un confronto tra competenze anche molto diverse.

La dichiarazione territoriale dello stato di emergenza conferisce poteri speciali (razionamenti in primis) e anche una dotazione finanziaria (necessaria ad esempio per mandare l’acqua con le autobotti dove c’è necessità) viene effettuata dopo la messa a punto di un piano che integra competenze diverse e che coinvolgono il ministero delle Infrastrutture e della mobilità (competente per gli invasi), quello della Transizione ecologica (che si occupa tra l’altro di depurazione delle acque), quello delle Politiche agricole e le regioni. Si devono valutare scelte come quella sul possibile svuotamento degli invasi. Il procedimento è in capo al dipartimento di protezione civile che studia e riunisce gli elementi tecnici da sottoporre poi al consiglio dei ministri, al quale spetta la decisione finale sullo stato di emergenza. Per orientarsi, la dichiarazione di stato di emergenza va tenuta ben distinta dalla dichiarazione di calamità nazionale che è disciplinata dalla legge 102 del 1994 e che riguarda esclusivamente l’agricoltura e, in presenza di calamità meteo o naturali, prevede un risarcimento in denato a favore degli agricoltori che abbiano subito un danno superiore al 30% del valore della produzione. La dichiarazione di stato di emergenza invece travalica l’agricoltura e investe altri settori produttivi e la popolazione civile.

L'arrivo del commissario straordinario è un punto di svolta importante: questa figura sarà chiamata a individuare insieme con i ministeri "gli obiettivi correlati - si legge nella bozza di decreto - alla necessità di garantire una sufficiente risorsa idrica anche nei periodi di siccità. Inoltre, coordina e sovraintende le attività di programmazione e realizzazione degli interventi necessari alla mitigazione dei danni connessi al fenomeno della siccità e promuove il potenziamento e l'adeguamento delle strutture idriche". Non solo. Il Commissario deve adottare i piani straordinari degli interventi privilegiando quelli di rilevanza interregionale o comunque quelli immediatamente cantierabili ma, soprattutto, "su proposta del ministero delle Infrastrutture, dovrà individuare almeno venti interventi prioritari da realizzarsi entro il 31 dicembre 2024".

Il commissario si occuperà anche di definire i criteri con i quali le Autorità di bacino adottano la pianificazione dell’economia idrica e potrà verificare l’adozione da parte delle regioni delle misure per razionalizzare i consumi ed eliminare gli sprechi della risorsa idrica. Previsto anche un pacchetto di semplificazioni burocratiche. Per risolvere le problematiche legate alla siccità, il Commissario potrà operare con ordinanze "in deroga a ogni disposizione di legge escluse quella penale, le leggi antimafia, il codice dei beni culturali e i vincoli legati all'appartenenza alla Ue". 

Per quel che riguarda la infrastrutture, al commissario "spetta l’assunzione di ogni determinazione ritenuta necessaria per l’avvio o la prosecuzione dei lavori anche sospesi". Insomma, una figura importante e apicale, perché potrà nominare sub commissari e varare una propria struttura commissariale con una squadra di trenta specialisti.

Viene anche autorizzata una contabilità speciale intestata al Commissario straordinario per le spese di funzionamento per la realizzazione degli interventi, con una dotazione finanziaria (da quantificare) per gli anni fino al 2024.

"Nel bacino padano – ha detto ieri Mario Draghi – si sta vivendo la crisi idrica più grave degli ultimi 70 anni. Una crisi che ha due cause: da un lato il deficit di pioggia che ha investito almeno gli ultimi tre anni. Una situazione per giunta peggiorata poi dall'aumento delle temperature e più in generale dal cambiamento climatico. Ma le difficoltà di oggi hanno anche delle cause strutturali legate alla cattiva manutenzione dei bacini e della rete che spetterebbe ai concessionari. Registriamo perdite straordinarie attorno al 30% della risorsa mentre in Israele la percentuale è del 3% e in altri paesi europei si aggira tra il 5 e l'8%. Per questo ci vuole un piano d’emergenza".

"Lunedì saremo pronti ad approvare le dichiarazioni d’emergenza delle regioni - ha detto Draghi - oltre agli interventi di emergenza occorrerà predisporre un grande piano per l’acqua. Va detto che molti interventi sono già previsti dal PNRR che per questi obiettivi stanzia circa 4 miliardi. Occorrerà aumentare ancora gli stanziamenti e arrivare a coordinamento massiccio dei tanti enti preposti all'amministrazione dell'acqua in Italia".

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L'epicentro della "grande sete" si sposta al Centro

Le piogge, che non hanno allentato la morsa della siccità sul bacino padano, hanno spostato l'epicentro della grande sete sul Centro Italia, coinvolgendo pienamente anche le Marche, dove ormai si rischia il razionamento degli approvvigionamenti idrici: a soffrire maggiormente sono le zone di Ascoli Piceno e Fermo, ormai in condizione di siccità estrema per la perdurante assenza dell'80% delle piogge; i volumi d'acqua, trattenuti negli invasi, calano di 1 milione di metri cubi a settimana per riuscire a dissetare le campagne e tutti i fiumi hanno portate inferiori alle annate scorse (record storico negativo per il livello del Sentino: -38 centimetri). È l'allarme dell'Anbi, l'Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue.

In Toscana (il 90% del territorio è in una condizione di siccità estrema) non si ferma la riduzione delle già esigue portate dei fiumi: il Bisenzio è quasi azzerato (0,30 metri cubi al secondo contro una media di mc/sec 2,42) e l'Ombrone è oramai trasformato in un rigagnolo da 500 litri al secondo, quando il Deflusso Minimo Vitale è indicato in mc/sec 2 (fonte: Centro Funzionale Regione Toscana). Drammatico è lo stato della risorsa idrica nel Lazio, dove a Roma, dall'inizio dell'anno, è piovuto il 63% in meno e nella provincia si sono registrati, in pochi giorni, ben 496 interventi dei Vigili del Fuoco per spegnere altrettanti incendi: l'Aniene è praticamente dimezzato rispetto alla portata media, il Tevere registra livelli più bassi anche del "siccitosissimo" 2017, Liri e Sacco segnano il dato più basso in anni recenti, il lago di Nemi è di oltre 1 metro più basso del 2021 e Bracciano è a -32 centimetri dal livello dello scorso anno. In Campania, tutti i fiumi sono in deficit rispetto allo scorso anno (portata odierna del Liri-Garigliano: mc./sec. 36; nel 2021: mc./sec. 100), mentre in Abruzzo è la zona di Chieti a soffrire maggiormente per la mancanza d'acqua.

Al Sud sono le temperature particolarmente alte di aria e mare a caratterizzare il periodo: ne sono evidente conseguenza gli oltre 11 milioni di metri cubi d'acqua, prelevati in una settimana dagli invasi della Basilicata, le cui disponibilità idriche stanno segnando un deficit di circa 37 milioni di metri cubi sull'anno scorso (fonte: Autorità Bacino Distrettuale Appennino Meridionale); resta, invece, ancora positivo il bilancio dei principali bacini pugliesi, nonostante un prelievo settimanale superiore ai 14 milioni di metri cubi.

A proposito di bilanci idrici, risalendo al Nord, è di ben 2527 milioni di metri cubi, il volume idrico necessario al lago Maggiore per tornare in media, nonostante il suo livello sia cresciuto di quasi 12 centimetri in 7 giorni. Gli altri, grandi bacini settentrionali sono tutti in calo ed abbondantemente sotto media con il Lario, che registra addirittura solo l'11,2% del riempimento. Sconcertante è il confronto con i volumi invasati negli anni scorsi: in questo periodo, lo scioglimento delle nevi provocava un picco, mentre quest'anno i laghi, privi di apporti nivali, si stanno svuotando.

"E' una situazione, che esemplifica la funzione calmieratrice dei grandi bacini, ormai insufficienti, però, a rispondere da soli alle esigenze di territori arsi dalla siccità, creando una situazione critica anche dal punto di vista ambientale. Per questo, è necessario l'ausilio di una rete di bacini medio-piccoli e multifunzionali come quelli previsti dal Piano Laghetti, da noi proposto insieme a Coldiretti" commenta Francesco Vincenzi, presidente ANBI.

In Valle d'Aosta, prosegue l'Anbi, piogge abbondanti hanno arricchito la portata della Dora Baltea (mc./sec. 113,20 contro media Giugno pari a mc/sec 107; fonte: Centro Funzionale Regionale), così come le precipitazioni sull'intero distretto hanno dato sollievo alla portata del fiume Po, che a Pontelagoscuro è risalita a 200 metri cubi al secondo, quando comunque l'allarme cuneo salino scatta già a mc./sec. 450 (infatti, l'ingressione marina è ormai segnalata a 30 chilometri dalla foce). L'incremento di portata non risolve il problema del gravissimo deficit idrico nel Grande Fiume, ma scongiura, per ora, lo stop ai prelievi, che comporterebbe enormi danni all'agricoltura.

Tornano, sul Piemonte, le piogge a "macchia di leopardo": più abbondanti sul bacino del fiume Sesia, meno intense su quello del Tanaro. I flussi in alveo sono in leggera in crescita, ma non permettono ai fiumi della regione di uscire dallo stato di estrema crisi: Maira, Ellero, Orba e Bormida hanno portate quasi azzerate (portata Orco: mc./sec. 1,6 contro mc./sec. 16,7 nel 2021; fonte: ARPA -Piemonte). In Lombardia continuano a calare, restando deficitarie, le portate dei fiumi Brembo ed Adda, al minimo in anni recenti (mc./sec. 162); le riserve idriche segnano -62,7% rispetto alla media storica e - 66,54% sull'anno scorso (fonte: ARPA Lombardia).

E' situazione di grave crisi idrica in Emilia-Romagna, dove le portate dei fiumi continuano a scendere (Reno con mc./sec. 0,1 ed Enza con mc./sec. 1,1 segnano il minimo storico) e l'80% della regione pare destinato ad entrare in zona rossa entro un paio di settimane (accadde già nel 1990). Situazione di deficit costante per i fiumi veneti con l'unica eccezione del Piave; sono al minimo le altezze idrometriche di Adige (dal 2014) e Livenza (dal 2017). Infine, nel vicino Friuli Venezia Giulia sono stati necessari rilasci dal bacino dell'Ambiesta per rimpinguare il fiume Tagliamento, mentre il razionamento irriguo è in atto in alcune zone centrali a causa delle falde troppo basse.

"La violenza di alcuni episodi meteo registrati al Nord - conclude Massimo Gargano, direttore generale di ANBI - è indicativa del paradossale rischio, cui la siccità sottopone il nostro territorio: rovesci copiosi ed improvvisi su terreni aridi, li trasformano in moltiplicatori del rischio alluvionale, perché incapaci di assorbire forti quantità d'acqua. L'inarrestabile cementificazione di ampie porzioni di territorio e la più volte denunciata inadeguatezza della rete idraulica dopo anni di mancati investimenti per la prevenzione idrogeologica ci rendono oggi più che mai vulnerabili".

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