Giovedì, 4 Marzo 2021

Verso un nuovo decreto legge stasera: zona arancione o rossa dal 7 al 15 gennaio, poi cambia tutto

Cosa succederà dopo l'Epifania: l'ipotesi di un provvedimento ponte fino a metà mese per poi cambiare i criteri di classificazione delle regioni. Il governo preoccupato per l'aumento dei contagi

Giuseppe Conte, ANSA

Che succederà dopo il 6 gennaio? A quanto pare non ci sarà nessun libera tutti e non si tornerà, almeno non da subito, allo status quo ante Natale, ovvero alla divisione delle regioni per colore. Il governo è al lavoro per varare un nuovo provvedimento che secondo le indiscrezioni potrebbe vedere la luce già stasera. Sarà probabilmente un decreto “ponte” a dettare le regole in vigore dal 7 al 15 gennaio, Perché queste due date? Semplice: perché il giorno dopo l’Epifania scade il decreto legge 172/2020 (il così detto decreto Natale), mentre otto giorni dopo a perdere di validità sarà il Dpcm del 3 dicembre 2020. A partire dal 15 gennaio entrerà invece in vigore un nuovo Dpcm o decreto che dovrebbe - usiamo il condizionale - introdurre anche una zona "bianca" per le regioni che hanno una situazione epidemiologica non particolarmente preoccupante. Non solo: a cambiare saranno anche i criteri di classificazione delle regioni. Il decreto legge prevede una zona gialla 'rafforzata' nei giorni feriali - con il divieto di spostamento tra le regioni e la conferma della regola che prevede la possibilità di spostarsi verso un'altra abitazione nella regione per massimo due persone - e una zona arancione nel fine settimana. Il testo prevede anche l'abbassamento della soglia dell'Rt che fa scattare il posizionamento nelle diverse fasce e che sarà in vigore da lunedì 11: con Rt ad 1 si andrà in zona arancione e con l'Rt a 1,25 in zona rossa. 

Aggiornamento: La bozza del decreto legge 4 gennaio: zona gialla rinforzata nei feriali e arancione nei festivi

Nuove regole dal 7 al 15 gennaio: il nuovo decreto in arrivo

Il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia ha confermato in diretta tv su Rai che il tema sarà oggetto di confronto in Consiglio dei ministri. È soprattutto il ministro della Salute a spingere per l'inasprimento delle soglie dell'Rt che definiscono il passaggio di una regione in fascia arancione o rossa. La revisione della soglia del Rt "è stata condivisa da tutte le regioni - ha spiegato Boccia - perché tutti condividiamo la necessità di far scattare immediatamente le misure più restrittive quando si va oltre l'1".

Ma andiamo con ordine. Stando alle norme attualmente in vigore, il 7 gennaio l’Italia dovrebbe svegliarsi interamente gialla, mentre l’8 gennaio è prevista l’ordinanza del ministero della Salute sul base dei dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità nel consueto monitoraggio settimanale. Ma con l’aumento dei contagi l’esecutivo non vuole correre rischi. Da qui la necessità di prorogare le misure di contenimento fino al 15 gennaio. Un Consiglio dei ministri, a quanto si apprende, è previsto per questa sera: la convocazione potrebbe essere alle 21. Il cdm - scrive l'agenzia Dire - dovrebbe approvare un decreto con le nuove limitazioni allo spostamento delle persone. Il provvedimento sarà accompagnato poi da un'ordinanza del ministero della Salute. L’ipotesi più percorribile sembra essere quella di adottare misure più soft rispetto a quelle del decreto Natale ma ugualmente valide per tutto il territorio nazionale. Almeno fino all’11 gennaio. In sostanza, si potrebbe avere una situazione del genere:

  • 7-8 gennaio: Italia interamente in zona gialla;
  • 9-10 gennaio: zona arancione in tutto il territorio nazionale;
  • 11-15 gennaio: dovrebbe tornare in vigore il sistema della classificazione per colori;

A rischio zona arancione o rossa ci sarebero Veneto, Liguria, Calabria e forse anche Lombardia, Puglia e Basilicata. Ma questa è solo una delle ipotesi. Non è escluso ad esempio che si decida di continuare con le regole già in vigore durante le feste natalizie che prevedono la zona rossa nei festivi e prefestivi e la zona arancione negli altri giorni. È una possibilità più remota, ma che non può essere esclusa a priori. Tutto dipenderà come sempre dai dati epidemiologici che i tecnici del Cts porteanno sul tavolo del confronto.

Zona rossa e arancione: le dieci regioni a rischio dall'11 gennaio

Verso un altro decreto dopo il 15 gennaio: le novità

Dopo il 15 gennaio le cose potrebbero cambiare ulteriormente con l’introduzione di una zona bianca per “le regioni, le fasce o le zona con gli indicatori migliori, e in queste aree si potrebbero riaprire i luoghi della cultura, come musei, teatri, sale da concerto e cinema. In questa zona bar e i ristoranti lavorerebbero senza limiti di orario e anche piscine e palestre tornerebbero a funzionare a pieno ritmo. Sempre però mantenendo le regole base di contenimento, come mascherina obbligatoria, distanziamento e divieto di assembramento”.

Ricapitolando:

Il 7 gennaio dovrebbe entrare in vigore un provvedimento ponte, probabilmente un decreto, in vigore fno al 15 gennaio. L’ipotesi più probabile è quella che riportiamo di seguito.

  • zona gialla: 7-8 gennaio
  • zona arancione 9-10 gennaio
  • ritorno della divisione per colori dall’11 gennaio in poi. In tal caso alcune regioni potrebbero finire di nuovo in zona rossa;

Dal 15 gennaio in poi un nuovo decreto dovrebbe cambiare ulteriormente i criteri, introducento una “zona bianca” per le regioni meno a rischio, ma anche modificando i parametri di classificazione che saranno più severi.

In poche parole, l'idea è di far scattare la zona arancione quando l'indice di contagio Rt è superiore all'1 e compreso nell'intervallo di 1,25 e di far scattare la zona rossa quando supera l'1,25. Il Fatto ricorda oggi che l’8 gennaio l’Istituto Superiore di Sanità diffonderà il nuovo monitoraggio del contagio, che dovrebbe essere compilato sulla base di nuovi parametri di valutazione dell’indice Rt, la velocità di diffusione del contagio ieri a 0.99 nazionale secondo i calcoli del fisico dell’Università di Trento Roberto Battiston. Secondo il nuovo indicatore Rt "modificato" Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche sarebbero a rischio. 

Una simile possibilità è vista con il fumo negli occhi dal governatore della regione Abruzzo Marsilio che sperava di vedere la zona gialla dopo quasi due mesi passati tra zona rossa e arancione.

"Ho chiesto al Governo di non stravolgere un'altra volta le regole a cui famiglie e imprese hanno cercato di adeguarsi e sulle quali stanno da settimane cercando di programmare il loro futuro. La posizione dell'Abruzzo - dichiara in una nota- è che bisogna dare un quadro di stabilita' che consenta di affrontare il prossimo futuro con un minimo di prospettive. Dal 7 gennaio occorre tornare alla disciplina pre-natalizia che prevede la divisione in tre fasce. Ho condiviso, come tutti i miei colleghi, la proposta di abbassare le soglie di Rt previste per il passaggio da gialla a arancione e poi a rossa (portando i limiti oggi previsti a 1,50 e 1,25, rispettivamente a 1,25 e 1,00). Ma un conto e' fare una 'manutenzione' dello strumento anche sulla scorta dell'esperienza fatta - conclude Marsilio - altro sarebbe cambiare un'altra volta in corsa le regole del gioco". 

Il presidente della Liguria Giovanni Toti si dice invece favorevole a cambiare di nuovo i parametri, ma specifica che "oltre al criterio dell'Rt come proposto dal governo, occorre considerare anche la classificazione dei tamponi, contando quelli antigienici, il tasso di incidenza del virus e il numero di pazienti negli ospedali". "Le Regioni - spiega Toti - hanno concordato sul fatto che stiamo vivendo ancora un momento complesso, in cui il tasso di diffusione del virus è tornato a crescere, in Europa come in Italia. In più non sono ancora noti tutti i risvolti della cosiddetta 'variante inglese', con un maggiore tasso di contagiosità". Ad ogni modo, argomenta il governatore, vanno evitate "classificazioni regionali ingiuste e penalizzanti, o addirittura assurde, che puniscono chi fa più tamponi". "Oggi continuerà il confronto Governo-Regioni sia sulle regole che varranno dal 7 al 15 gennaio, sia sul nuovo Dpcm che, dice Toti, "varrà dal 16 gennaio per le settimane a venire". 

L'ottimismo di Miozzo (Cts): "A metà mese ci sarà una decrescita dei contagi"

Come sempre tutto dipenderà dall'evolversi della situazione epidemiologica. Nel Cts confidano che a partire da metà mese i contagi possano tornare sotto controllo, invertendo il trend degli ultimi giorni. "In questo momento -  ha fatto sapere il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo - verifichiamo il risultato dei giorni dello shopping pre-natalizio con l'assalto ai negozi", ma "è molto probabile che ci sarà una decrescita, che le due settimane di restrizioni che il Governo ha imposto al Paese daranno dei risultati". I risultati del decreto Natale "li vedremo a partire dalla settimana prossima" ha aggiunto. "Verso la metà di gennaio verificheremo se la curva ha beneficiato delle restrizioni dolorose che sono state imposte agli italiani". 

Di diverso avviso è Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università statale di Milano, che ai microfoni di Radio Crc Targato Italia ha definito la terza ondata "una certezza". Il Dpcm che ha diviso l'Italia in zone di rischio secondo il virologo "ha funzionato a piegare la curva, ma in questi ultimi giorni c'è stato un rallentamento della discesa. Stiamo mitigando la malattia, riducendo la velocità di contagio, ma non riusciamo a controllarla". 

La riapertura delle scuole il 7 gennaio

Intanto è in corso un dibattito serrato nel governo in merito alla riapertura delle scuole. Se Conte appoggia la ministra M5s Lucia Azzolina nel sostenere il rientro in presenza almeno al 50% degli studenti di scuola superiore, il Pd è più dubbioso. Come del resto molti presidenti di Regione che insistono sulla necessità di posticipare la ripartenza. Il primo a muoversi è stato il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che ha già deciso di scaglionare il ritorno a scuola, partendo da elementari e materne per andare a regime a fine mese. Vuole fare la stessa cosa il governatore della Puglia Michele Emiliano, che potrebbe però valutare la possibilità di lasciare alle famiglie la scelta sul ritorno in classe o la Didattica a Distanza e che intanto pensa di ritardare tutto di una settimana. Il governatore Luca Zaia ha invece disposto con un'ordinanza la chiusura delle scuole superiori fino al 31 gennaio.  "Non ci sembra prudente - ha detto il governatore - in una situazione epidemiologica in Italia riaprire le scuole. Questo è ciò che dobbiamo fare per il bene della comunità oggi". E così ha deciso anche il Friuli Venezia Giulia. "La didattica a distanza al 100% per le scuole superiori viene prorogata al 31 gennaio" fa sapere l'assessore regionale all'Istruzione del Friuli Venezia Giulia, Alessia Rosolen, oggi in conferenza stampa a Trieste con i colleghi Graziano Pizzimenti (Trasporti) e Riccardo Riccardi (Salute). "È una scelta di responsabilità che supera il consenso di chi voleva un rientro veloce e ampio a scuola, e mira a tutelare la salute dei ragazzi e di tutto il personale della scuola. Quando un sistema apre - conclude l'assessore - , deve avere garanzie che rimanga aperto".

Aggiornamento. Il Cdm che dovrà definire le nuove misure anti-Covid è convocato oggi 4 gennaio alle ore 21, a Palazzo Chigi. A confermarlo una nota della presidenza del Consiglio.

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