Domenica, 28 Febbraio 2021

L'ipotesi delle lezioni da casa per gli studenti di terza media nel nuovo Dpcm

È stata discussa ieri durante la riunione tra governo e Cts. Insieme al 100% di Didattica a Distanza per le superiori, la decisione potrebbe coinvolgere un milione di studenti

Il governo sta valutando l'ipotesi ancora tutta in discussione di consentire la didattica in presenza fino alla seconda media e quella a distanza a partire dalla terza media in poi. Si tratta di una delle ipotesi che è stata discussa nel corso della riunione di ieri pomeriggio a palazzo Chigi dove si è discussa la possibilità di approvare un nuovo Dpcm lunedì 2 novembre

L'ipotesi delle lezioni da casa per gli studenti di terza media nel nuovo Dpcm

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha intanto chiesto ai presidenti di Camera e Senato di anticipare da mercoledì a lunedì il suo intervento in Parlamento sulle misure contro la pandemia, per fare subito dopo una riunione e poi varare un nuovo Dpcm. Una delle opzioni sul tavolo è quella di garantire lezioni in classe fino alla seconda media, con didattica a distanza dalla terza media in su. Il Corriere della Sera scrive oggi che l'ipotesi potrebbe coinvolgere così, insieme al 25% di studenti delle superiori che finora poteva andare in classe, un milione di studenti fuori da scuola. Si tratta di una misura che serve a non far salire la rabbia delle famiglie che non saprebbero a chi lasciare i figli senza scuola, visto che coinvolgerebbe i 14enni. 

La ministra della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina ieri su Facebook si è schierata in ogni caso per il no, memore delle critiche ricevute tra agosto e settembre quando aveva sposato la linea di cautela del governo: "Tenere le scuole aperte significa aiutare le fasce più deboli della popolazione. Significa contrastare l’aumento delle disuguaglianze, un effetto purtroppo già in corso, a causa della pandemia. Significa tutelare gli studenti, ma anche tante donne, tante mamme, che rischiano di pagare un prezzo altissimo. In mezzo a tante incognite, una certezza c’è: la chiusura delle scuole non produce gli stessi effetti per tutti. La forbice sociale si allarga, il conto lo pagano i più deboli. Ci sono poi territori in cui la chiusura delle scuole è sinonimo di dispersione scolastica. E la dispersione scolastica - chiamiamo le cose con il loro nome - equivale all’abbandono dei ragazzi. Ampliare il divario tra famiglie benestanti e famiglie svantaggiate è una responsabilità enorme. Dobbiamo esserne consapevoli. La scuola è futuro. Senza scuola il Paese diventa più debole".

La settimana scorsa era stato il governatore del Veneto Luca Zaia ad avanzare la proposta di chiudere le scuole, poi accolta parzialmente dal governo. Ora sembra che si sia convinto anche il governo. 

Il nuovo Dpcm lunedì 2 novembre?

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