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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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Diga foranea, elettrificazione e Terzo valico: come il Pnrr cambierà il porto di Genova

L'obiettivo è competere con i grandi hub del Nord Europa. Una sfida che passa dalla digitalizzazione

Tra diretti e indotto, dà lavoro a 54mila persone solo in Liguria, a 122mila in tutta la penisola. Rappresenta il 22% di tutte le entrate fiscali portuali del paese. È il primo porto del Mediterraneo per numero di container. Si occupa di infrastrutture, commercio, turismo, ma anche shipping e cantieristica navale. Nonostante questo, il porto di Genova ha dei problemi di logistica e sostenibilità: “Da questo punto di vista i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono una grande occasione”, dice Francesco Maresca, assessore allo Sviluppo economico portuale e logistico del Comune di Genova.

Il primo problema su cui insistere è quello delle lentezze burocratiche e logistiche, che creano incolonnamenti di navi e container, traffico, inquinamento e disorganizzazione. Il porto di Genova verrà quindi sottoposto a un progetto di digitalizzazione importante, che porterà con sé iniziative di sostenibilità e di miglioramento delle strutture logistiche. Ma la prima iniziativa sarà quella che riguarderà la diga foranea.

La diga foranea

Si tratta di una diga di cemento che si allunga su alcune zone del porto, come Sampierdarena e Prà, e ha la duplice funzione di evitare che l’alta marea allaghi la città e di essere l’accesso al porto, il punto in cui le navi devono spegnere i motori. Con i fondi del PNRR l’obiettivo è spostare la diga ancor più verso il mare, per far entrare navi più grandi e quindi aumentare la capacità produttiva del porto. “Le grandi navi commerciali avranno più spazio di manovra”, spiega Maresca. “Ed è importante che riescano ad accedere, perché sono quelle che il Paese ci chiede per gestire i traffici internazionali”. L’attuale diga verrà quindi smontata, e parte dei materiali saranno riutilizzati per ricostruirla più lontano dalle banchine.

Gli investimenti delle grandi compagnie di navigazione sono diretti verso il gigantismo navale, da 16.500 container in su. Navi che per motivi di sicurezza non possono entrare nel porto di Genova, al momento: per evitare perdite di competitività lo potranno fare con lo spostamento della diga. Secondo Paolo Pessina, presidente di Assagenti, non c’è rischio di danni ambientali per la città di Genova: “le compagnie navali seguono regole stringenti, devono usare carburanti a basso valori di zolfo e quelle di nuova costruzione viaggeranno a gas liquido o con sistemi ibridi”.

Ma il progetto è più lungimirante, perché sulla nuova diga saranno montati dei sistemi per generare energia pulita dal moto ondoso. Un progetto che sarà finanziato in parte coi fondi del PNRR, ma che avrà bisogno di investimenti ulteriori: “in questo confidiamo nell’aiuto dell’Europa”, aggiunge l’assessore Maresca. “Ci sono moltissime linee di finanziamento o programmi europei importanti per lo sviluppo delle città e delle sue infrastrutture: come Comune di Genova ci stiamo organizzando per essere sempre più capaci di andare a prenderci quei fondi europei che ci consentono di evolverci”.

Digitalizzazione e sostenibilità

“Come Comune di Genova abbiamo richiesto espressamente che il PNRR finanzi iniziative di sostenibilità ambientale” dice Maresca. “Vogliamo costruire strutture che producano energia pulita per il porto ma anche per la città. Stiamo lavorando all’installazione di pannelli solari fotovoltaici per raggiungere l’ambizioso progetto della decarbonizzazione del porto”. Un’elettrificazione di tutte le banchine quindi, che al momento dell’attracco si attaccheranno alle fonti energetiche del porto evitando di usare i propri motori.

Il processo di modernizzazione del porto di Genova ha degli obiettivi pratici precisi, che ruotano intorno allo sportello unico doganale: se digitalizzato consente di velocizzare tutte le operazioni burocratiche interne al porto, evitando incolonnamenti di navi o di trasporti di container, e diminuendo quindi anche le emissioni. Il processo parte dal monitoraggio  dei traffici, dal porto alla città e dalla città alla destinazione finale. Una pista su cui lavorare da questo punto di vista esiste già, ed è la creazione di una zona logistica semplificata prevista dal Decreto Genova, con semplificazioni burocratiche per le imprese che vi operano. La città ha già individuato delle realtà dove sperimentarla, ma resta in attesa che il Governo nomini il Comitato di indirizzo per renderla operativa. Un elemento che però servirà a poco, secondo Paolo Pessina, senza una rete logistica funzionante e comprensiva del Terzo Valico.

La rete logistica

Genova è il porto più grande e più collegato di tutta l’Europa meridionale. Ciononostante, è l’opinione dell’assessore, raggiunge solo una parte del suo potenziale. Per creare un sistema integrato tra l’Europa e l’Oriente, gli Stati Uniti, la Cina e l’Africa servirà un’opera fondamentale, che potrà essere finanziate dal PNRR: la realizzazione del Terzo Valico, la linea ferroviaria che consente ai traffici dal porto di raggiungere in poco tempo il Nord Italia per poter poi essere smistati nei vari corridori continentali. “Solo così il porto potrà raggiungere la competitività che in Europa gli manca” dice Paolo Pessina, presidente di Assagenti. La parte più importante sarà l’ultimo miglio, il cosiddetto nodo ferroviario. Oggi infatti il Terzo Valico è scollegato dai terminal del porto: il nodo consentirà l’automatismo banchina-ferrovia. Meno del 20% è trasportato con ferrovia, il resto via camion. “Sarà fatto in una maniera nuova” aggiunge Pessina “Nel senso che si potranno fare terminal da 750 metri direttamente dentro i terminal, cosicché non avranno bisogno di altre manovre vicino al porto per immettersi sulla rete ferroviaria. Un aumento dei volumi rispetto agli attuali deve andare sulla ferrovia, non si può pensare a più camion sulle autostrade”.

È necessario velocizzare le manovre dei treni anche per rendere le ferrovie competitive nei confronti dei tanti chilometri di autostrada che collegano Genova alla Lombardia e all’Emilia-Romagna. Secondo i calcoli di Assagenti, per non vanificare l’investimento del PNRR l’aumento dei contenitori movimentata in entrata e in uscita dal Porto di Genova deve essere almeno del 40%. “In questo senso ricordiamo anche l’importanza dello spostamento della diga foranea, perché è inutile avere il Terzo Valico funzionante se non entrano abbastanza container” ribadisce Pessina.

All’assessore Maresca abbiamo chiesto come immagina il porto nel 2050: “sarà infrastrutturalmente evoluto e direttamente connesso con la ferrovia, con i container che non dovranno più passare dalla città. Vorrei che fosse sostenibile dal punto di vista ambientale, vorrei che la città vivesse del suo porto da tutti i punti di vista” dice l’assessore. “L’obiettivo deve essere raggiungere la competitività dei porti del Nord Europa: non bastano le infrastrutture, servono anche buone capacità di marketing. Grazie al PNRR riusciremo a trasformare una situazione tragica per il porto di Genova in un’opportunità irripetibile, ma dobbiamo fare un passo in più: serve un piano logistico non basato su logiche localistiche ma nazionali, questa volta per davvero perché ne abbiamo la possibilità” conclude Paolo Pessina.

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