50 studenti in vacanza senza smartphone: "Lontani dai social, vicini alla socialità. Così ci siamo ripresi il nostro tempo"

Si tratta di 'Mountain Social Media Detox', camp ideato a Trento dai 25enni Mark Miller e Giovanni Lovati per "disconnettersi dai social network e riconnettersi alla realtà". E per riscoprire "la dilatazione del tempo, la maggior consapevolezza del presente e delle emozioni, i dettagli del paesaggio intorno, la bellezza di farsi complimenti anziché premere like". Con una certezza: "Le richieste di partecipazione aumentano ogni anno". Perché la meglio gioventù è anche 2.0

I ragazzi del Mountain Social Media Detox

La disintossicazione comincia al mattino. Cinquanta ragazzi, di età compresa tra i 19 e i 25 anni, solitamente abituati ad alzarsi con la sveglia dello smartphone, aprono gli occhi al suono della musica. E poi, anziché scrollare le homepage di Facebook ed Instagram, respirano a pieni polmoni l'aria della montagna. È 'Mountain Social Media Detox', iniziativa lanciata da due 25enni, Mark Miller e Giovanni Lovati, per "disconnettersi dai social e riconnettersi alle realtà". Quattro giorni di campus in cui i telefoni sono sostituiti da escursioni, workshop artistici e seminari sui social media, dal 29 agosto al primo settembre. "Il controllo delle notifiche è, solitamente, uno dei primi pensieri che ho ogni mattina, tra il caffè e il guardaroba. Lo stesso avviene di sera, quando ormai a letto lo uso per rilassarmi ed addormentarmi", racconta a Today Valentina, 24 anni, studentessa di Biologia dell'Università Bicocca di Milano. E invece qui sul Monte Bondone, in provincia di Trento, la sera ci si ritrova tutti attorno ad un falò per intonare insieme canzoni con spariti alla mano. A qualcuno potrà sembrare un salto indietro nel tempo, agli anni Settanta e alle schitarrate all'aperto sui brani di Lucio Battisti, ma in realtà è un progresso verso la consapevolezza dell'uso del telefono, ormai vero e proprio "quinto arto" del corpo umano nell'era digitale.

Gli italiani trascorrono in media due ore al giorno sui social

Obiettivo del progetto - realizzato con le associazioni 'A.P.S Alla Ribalta' e da 'A.I.S.A - Sezione studenti Bicocca' grazie al finanziamento delle Politiche Giovanili di Trento e l’Università degli Studi Milano-Bicocca - non è la demonizzazione dello smartphone, quanto invece un invito a 'navigare responsabilmente'. Che arriva proprio da quei Millenials cresciuti col telefono in mano e che, paradossalmente, per primi stanno avvertendo l'esigenza di moderarsi. "Ormai siamo iperconnessi - dice Giovanni Lovati - Siamo circondati da schermi neri, che sono diventati un'ossessione. L'idea del campus è venuta a me e Mark un giorno in biblioteca: lui è un radicale, non usa i social; io invece mi ci distraevo in continuazione. Così abbiamo pensato ad un modo per spronare i giovani a disintossicarsi dalla digitalizzazione quotidiana e recuperare la concentrazione e l’interesse verso la montagna, ispirandoci ai camp di 'digital detox' americani". E i dati gli danno ragione: sono 35 milioni gli italiani che usano i social per informazione, intrattenimento, conversazione. E tra questi 31 lo fanno da mobile, trascorrendoci in media ogni giorno un'ora e 51 minuti. "All'inizio - ammette - è stato difficile trovare persone disposte a mettersi in gioco, ma quest'anno, arrivati alla terza edizione, ci siamo trovati a respingere tante richieste rispetto ai posti disponibili. Merito dei feedback positivi ricevuti in passato e del passaparola".

L'iscrizione dei partecipanti è avvenuta tramite la compilazione di modulo online. "I social stanno mettendo in crisi il tuo studio, il tuo tempo libero o le tue amicizie? Vieni al Mountain Social Media Detox!", si legge sul bando, aperto solo a studenti e giovani lavoratori. "Le selezioni sono avvenute in base al punteggio delle risposte", prosegue Giovanni. Le richieste pervenute sono arrivate più dalle donne (30 quelle che hanno avuto accesso) che dagli uomini (20). E con un questionario di gradimento si è anche conclusa l'esperienza ad alta quota. "Stando ai risultati, in una scala da 1 a 5, la mancanza del telefono si è fermata ad un punteggio di 1/2. Insomma: quasi nessuno ne ha sentito la mancanza", afferma Giovanni, senza nascondere soddisfazione. La conclusione, insomma, è che "l'uso eccessivo dello smartphone è legato alla noia e, se i momenti vuoti vengono riempiti con attività, siano esse didattiche, sportive, teatrali o semplicemente di socialità, le persone non ne sentono l'esigenza". Il trucco per disintossicarsi dall'ossessione dei social, dunque, potrebbe essere quello di riempire le giornate con passatempi più costruttivi. Facile a dirsi, se non fosse che, secondo Mirko, 24 anni, studente di Medicina, "Il gesto di prendere lo smartphone dalla tasca è ormai un riflesso inconscio: in questi giorni ho capito che non si tratta tanto di una reale esigenza di utilizzare il telefono, quanto di un impulso che, se non soddisfatto, genera una sensazione di vuoto". " Più volte - aggiunge - mettevo la mano in tasca, sentivo che era vuota e, solo allora, ricordavo di averlo consegnato. È un bisogno difficile da spiegare, la definirei una piccola dipendenza, come se aggiornare il profilo rilasciasse ogni volta un po' di dopamina".

La sensazione di "libertà" e il riflesso inconscio di cercare il telefono in tasca

Per Mirko, frequentatore di Instagram, WhatsApp, Facebook e Twitter ("dove trascorro circa 45 minuti al giorno, ovvero un'enormità") questa è la seconda volta al 'Mountain Social Media Detox', e ne sta consigliando la partecipazione ad amici e colleghi: "È un'esperienza utile per provare un'insolita sensazione di libertà e conoscere persone in modo diverso da Internet". A pensarla allo stesso modo è la coetanea Valentina, habitué di Instagram e WhatstApp (dove passa "un'oretta al giorno"), che definisce "pazzesco" il riflesso di controllare il telefono. "Il primo giorno al campus è stato il più difficile. Ci pensavo ogni due per tre, soprattutto perché in estate sono abituata a tenere il cellulare direttamente in mano e non in tasca, visto che indosso abiti leggeri. A mancarmi è stata soprattutto la possibilità di fare fotografie ai paesaggi montani. Poi però, dopo i primi giorni, nessuno di noi ci pensava più ed è stato bellissimo".

Tutti i benefici, dalla socialità alla dilatazione del tempo

"Bellissimo" perché, una volta posato lo smartphone, a beneficiarne sono – stando a quanto raccontano i ragazzi - socialità, concentrazione, curiosità, rilassatezza, serenità. "È stato meraviglioso vedere che le persone parlavano tra loro a tavola", dice Giovanni con stupore, come se conversare durante i pasti fosse una cosa fuori dal mondo. Ma la sua meraviglia ha ragione di esistere oggi, nell'era 2.0, in cui la convivialità è disturbata dallo sguardo traverso allo schermo del cellulare appoggiato sul tavolo: un vero e proprio 'tic'. "È una cattiva abitudine che fa perdere il senso dell'incontro e che crea una situazione di paradosso - dice Mirko - perché poi magari esci con un’altra persona e ti ritrovi a scambiare messaggi con l’amico incontrato poco prima, che nel frattempo era distratto al telefono”. E Valentina, che si definisce una ragazza molto espansiva, ha riscoperto la bellezza dei complimenti: "Non si è più abituati a farli né a riceverli, perché oggi si preferisce premere 'like'. È stato bello invece sentirsi dire faccia a faccia frasi come 'sei una bella persona, hai un bell'aspetto'". "Inoltre – continua – ho ritrovato la bellezza di osservare gli altri, di fargli domande in maniera diretta, anziché studiarne il profilo Facebook. Sembra banale, ma a beneficiarne è la curiosità".

E la sensazione della riscoperta non si ferma alla socialità. "Tutti - prosegue l'organizzatore - hanno apprezzato la maggiore attenzione nei confronti del contesto esterno". "È stato interessante riscoprire che intorno a noi c'è un mondo", scherza Mirko, che poi si fa serio: "Tra i benefici che ho provato, ci sono senza dubbio una maggior rilassatezza e più consapevolezza del presente, delle mie emozioni e sensazioni. Perché, tolta la corsa di andare a vedere che cosa fanno online gli amici e quanti ‘like’ sto ricevendo all'ultimo post, entra in gioco la riscoperta dei sentimenti. L’impressione è quella di sentirsi più appagati dal vissuto, perché si ha un ritorno più concreto e quindi maggior soddisfazione". "Il tempo sembra dilatato – fa eco Valentina - È come se mi fossi riappropriata di tutti i momenti della giornata ed avevo la sensazione di fare più cose del solito”.

Apprezzati anche i seminari con gli esperti del settore, che hanno spiegato l'impatto dei Social Media sulle persone e sull'ambiente. Il sociologo Riccardo Codevilla ha intrattenuto i ragazzi con una lezione di meditazione; l’esperto di comunicazione John Palizza ha illustrato lo sfruttamento dei bambini nella creazione dei cellulari. "Mi ha stupito sapere che un Giga di Internet consuma tanta energia quanto un'ora di phon acceso", confida Valentina, "Perché non siamo abituati a pensare alla comunicazione come a qualcosa di fisico". E lo stesso Giovanni, ideatore dell'iniziativa, si dice molto colpito dagli studi sulle due diverse modalità di lettura: quella cartacea e quella digitale. "La lettura di un libro ha un andamento lineare. Quando invece utilizziamo lo smartphone, la vista è irregolare e carica di stimoli. Proprio questa distrazione è diventata punto di forza delle multinazionali, che riescono così a venderci prodotti e stile di vita, attraverso il calo dell'attenzione".

La riconsegna dello smartphone

Al termine del ‘Mountain Social Media Detox’, lo smartphone è stato riconsegnato ai ragazzi. In realtà bisogna specificare che già durante le giornate di camp erano concessi "quindici minuti social" quotidiani per avvisare i propri cari che tutto stava procedendo per il meglio. Ma "solo la metà dei partecipanti ritirava il telefono. E, tra questi, metà lo riconsegnava in anticipo", spiega Giovanni. Ad ogni modo, al momento della riconsegna definitiva, ognuno ha reagito in modo diverso. "Qualcuno ha cancellato Facebook e Instagram, altri hanno ricominciato subito ad isolarsi e a postare per recuperare il tempo perso". Ma l'importante, spiega Valentina, è che "ora ho un rapporto con la tecnologia più consapevole. Continuerò ad utilizzarlo nei momenti di noia, facendo però attenzione a non perdere la cognizione del tempo”. Mirko definisce l'esperienza nel camp come una “estremizzazione di ciò che dovrebbe avvenire nella vita reale. Perché ormai è impossibile vivere senza smartphone, ma è possibile usarlo in maniera più coscienziosa, ovvero quantificando il tempo passato online e pensando a come potrebbe essere meglio impiegato quello in eccesso". "In fondo - conclude - che cosa cambierebbe se guardassi il post pubblicato da un amico alle 12 di mattina o alle 21 di sera? Niente".

E intanto Mark e Giovanni lavorano alle prossime iniziative: il primo terrà un nuovo camp sul Monte Bondone il prossimo 10 novembre, dedicato anche questa volta ai social media ma totalmente in inglese; Giovanni, invece, prepara a Lecco un climate camp in collaborazione con Legambiente. E insieme lavorano alle novità da introdurre il prossimo anno nella nuova edizione del ‘Mountain Social Media Detox’. Perché la 'meglio gioventù' è anche 2.0.

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