Domenica, 7 Marzo 2021

"Il contratto di governo Lega-M5s cancella anni di battaglie per i diritti delle donne"

E' la denuncia di Rebel Network, che sottolinea "la mancanza di una visione femminista del presente e del futuro" nei punti del contratto per il "governo del cambiamento"

La Rete femminista 'Rebel Network' esprime "grande preoccupazione" sul contratto di governo stilato da Lega e M5s in materia di politiche di riequilibrio tra i generi. "Le poche righe dedicate al tema - sottolinea la Rete in una nota - sono un vero e proprio salto nel passato che cancellano anni di battaglie per i diritti e studi sul contrasto alla violenza maschile sulle donne. Le donne vengono collocate fra gli anziani e le periferie. L'impressione è che non si conosca il linguaggio di genere e che non vi sia alcuna consapevolezza delle nuove istanze sociali volte a considerare - finalmente - uomini e donne diversi e pari".

Conciliazione famiglia-lavoro sulle spalle delle donne

"La conciliazione famiglia-lavoro menzionata nel documento - lamenta ancora Rebel Network - esclude gli uomini (in un Paese dove la cura della casa, dei figli e degli anziani è già in gran parte sulle spalle delle donne), ostacolando così una più moderna visione della genitorialità e della cura responsabilmente condivisa. Per esempio, non vi è nessun accenno al congedo di paternità. Si parla di 'premio' per la #maternità anziché di 'contributo alle spese', riportandoci all'insopportabile retorica da ventennio fascista del ''dare figli alla Patria'', della maternità come dovere sociale e non come libera scelta individuale". E ancora, "sul tema dell'affidamento dei figli, in caso di separazione, l'unica soluzione proposta è una uguale divisione del tempo da trascorrere con l'uno o l'altro genitore. Si parla di affido condiviso come se i figli fossero beni da spartire più che da crescere in un ambiente sereno".

Un femminicidio ogni tre giorni

L'Associazione femminista denuncia inoltre come "in un Paese in cui si consuma un femminicidio ogni tre giorni (e in cui vi è un preoccupante aumento dei casi di figlicidio) la ''Prevenzione'' è affidata solo ai corsi di formazione per le Forze dell'ordine (attività importante, ma non sufficiente) e a singole iniziative dei Centri Antiviolenza; si legittima la teoria dell'alienazione parentale, quella che accusa le donne di denunciare prevaricazioni e abusi al solo scopo di separare padri e figli. Questa teoria, da tempo scientificamente disconosciuta a livello internazionale, non solo discredita le donne, ma mette in pericolo la loro vita e quella dei loro figli e di fatto difende gli uomini violenti".

"Viene ignorata completamente - ribadisce Rebel Network - la necessità prioritaria di fare prevenzione, come se subire violenza fosse per le donne un destino ineluttabile. Manca un qualsivoglia riferimento all'inserimento di programmi di educazione di genere nelle Scuole, luoghi centrali del rinnovamento della cultura nel rispetto delle diversità. Nessuna posizione sulla preoccupante situazione della disoccupazione femminile (attualmente al 50,3%), su eventuali strumenti necessari per il superamento degli ostacoli nell'accesso alle carriere da parte delle donne, sulla disparità di retribuzioni tra uomini e donne a parità di incarico (fenomeno pandemico, nonostante in Italia vi sia il DL 198/2006 che regola la parità salariale)".

A rischio diritti fondamentali

In definitiva, l'associazione rileva "la mancanza di una visione femminista del presente e del futuro, intendendo con la parola ''femminista'' una visione della società come un luogo inclusivo delle differenze e che garantisca a tutte le persone pari opportunità di realizzazione e pari #diritti. In questa mancanza di inclusività, riteniamo esempio aberrante la volontà di escludere dagli asili nido i bambini non italiani". Questo programma, quindi, secondo l'Associazione femminista mette a rischio "alcuni dei fondamentali diritti acquisiti nel percorso di fuoriuscita dalla #cultura patriarcale iniziato nel secolo scorso e ripreso con slancio irrefrenabile in questi ultimi anni, in Italia e nel mondo". Auspicando che che quanto scritto nel documento possa essere rivisto, l'Associazione chiede "sin d'ora un incontro per confrontarci con i Ministri e le Ministre che avranno il compito di attuare le politiche su questi temi, sottolineando la necessità di una nomina di una Ministra per le #pariopportunità che abbia una storia personale e competenze vicine ai movimenti delle donne e alle loro battaglie".

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