Lunedì, 17 Maggio 2021
Pochi dati scientifici / Spagna

Il divieto di fumo all'aperto: "Diffonde il virus". Ma è davvero così?

In Spagna cresce il movimento che chiede misure restrittive in questo senso. Ma gli esperti italiani non sono d'accordo: "Individuare nel fumo passivo occasionale un'aumentata possibilità di rischio di contrarre il Sars-CoV-2 rimane un'ipotesi al momento priva di alcun fondamento"

È giusto vietare di fumare all'aperto per contrastare la diffusione del Covid-19? E soprattutto, il divieto ha un fondamento scientifico? In Spagna cresce il movimento che chiede misure restrittive in questo senso: la "nuvola" di aerosol prodotta dalla sigaretta, tradizionale ed elettronica, potrebbe essere un vettore del virus soprattutto nei luoghi dove la distanza tra i clienti è ridotta, come terrazze o dehors.

Secondo José Luis Díaz-Maroto Muñoz, responsabile comunicazione del "Grupo de Tabaquismo de Semergen" (Sociedad Española de Médicos de Atención Primaria), "chi espira il fumo lo proietta da una distanza maggiore rispetto a quando parla o respira. Inoltre, il fumo veicola l'aerosol che trasmette il virus almeno a 8 metri di distanza. Per questo è importante non fumare all'aperto quando si hanno persone vicine".

In Spagna alcune comunità autonome stanno lavorando al divieto di fumo all'aperto. "La distanza di un metro e mezzo tra le sedie di commensali in un ristorante all'aperto è sufficiente se i clienti si limitano a parlare e mangiare - avverte Díaz-Maroto Muñoz -. Ma non va bene se si fuma un sigaretta".

"Vietare di fumare all'aria aperta è eccessivo"

Gli esperti italiani hanno un parere diverso. Secondo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, "è evidente che nel fumo ci sono particelle potenzialmente anche di virus, perché quando noi eliminiamo il fumo (di sigarette, di pipa, della e-cig) è chiaro che buttiamo fuori con aerosol anche particelle del virus se siamo positivi". Ma secondo Bassetti non c'è uno studio che dimostra "che chi fuma trasmette di più il covid rispetto a chi ti respira vicino profondamente. Vietare di fumare all'aria aperta è eccessivo, stiamo attenti altrimenti qui si va sempre più verso divieti quando dovremmo andare in un'altra direzione".

Anche l'immunologo Mauro Minelli, responsabile per il sud della Fondazione italiana di medicina personalizzata, ha commentato la notizia della Spagna che va verso il divieto di fumo all'aperto. "Certamente l'abitudine consolidata al fumo può essere considerata elemento in grado di potenziare l'infiammazione correlata alla malattia Covid-19 - ha detto all'Adnkronos Salute - ma individuare nel fumo passivo occasionale un'aumentata possibilità di rischio di contrarre il Sars-CoV-2 rimane un'ipotesi al momento priva di alcun fondamento".

I dati scientifici attendibili relativi ai rischi di Covid-19 correlati all'uso di sigarette sono pochi, "a meno che non si includa tra questi la necessità, per chi sta fumando in luogo pubblico, di abbassare la mascherina, con ciò espirando nell'aria circostante l'eventuale virus di cui il fumatore potrebbe essere portatore inconsapevole - osserva Minelli - . Ma questa non è già più un'azione direttamente correlabile al fumo in quanto tale".

Di certo, quel che si può dire è che la pandemia non ha incoraggiato i fumatori a smettere, soprattutto in ragione dell'isolamento a casa che, anzi, ha contribuito a consolidare le abitudini tabagiche aumentando le quantità del fumo attivo e, purtroppo, anche passivo. "Il fumo di sigaretta porta ad un'aumentata espressione di Ace2 - avverte l'immunologo - il famoso recettore chiave attraverso cui il nuovo coronavirus innesca, per il tramite della propria proteina spike, il micidiale processo patologico di cui è capace".
 

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