Lunedì, 10 Maggio 2021
Il cambio di passo per le aperture

Il rebus dello stop al divieto di spostamenti tra regioni il 15 maggio

Ci sono i sindaci dei comuni vicini ai confini tra due regioni in prima fila nel chiedere che il divieto di spostamenti sia tra le prime restrizioni a saltare. Anche il settore turistico chiede di aprire alla mobilità tra diverse aree regionali dal 15 maggio: "Il 2 giugno sarebbe tardi". E c'è chi torna a chiedere un'impostazione con chiusure, quando necessarie, solo provinciali

"Lecito aspettarsi delle riaperture per maggio", afferma il ministro Speranza in vista del confronto tra governo e regioni. Gli spostamenti tra regioni sono vietati nell'Italia rossa e arancione di queste settimane. Lo sono da mesi, in realtà. Quando saranno nuovamente consentiti? Se tutti sperano che maggio sarà il mese delle riaperture vere, i ministri del Turismo Garavaglia e degli Affari Regionali Gelmini hanno indicato il  20 aprile come possibile inizio di parziali riaperture delle attività. Ma anche degli spostamenti tra regioni? Per almeno altri quindici giorni in Italia dovrebbero restare vietati gli spostamenti tra diversi territori. La mobilità è consentita solo per motivi di salute, necessità e urgenza. Si può sempre invece raggiungere il proprio domicilio e la propria residenza.

Gli spostamenti tra regioni fino a quando saranno vietati?

In realtà procedere con le riaperture prima del 30 aprile, per ora, resta un'ipotesi improbabile, ai limiti dell'impossibile vista l'attuale situazione. Ci sono alcuni sindaci in prima fila nel chiedere che il divieto di spostamenti tra regioni sia comunque tra le prime restrizioni a saltare. A chiederlo con maggiore forza sono coloro che guidano paesi al confine o quasi tra due regioni. Ad esempio il sindaco di Castelvetro Piacentino Luca Quintavalla, che parla a nome di oltre 70 colleghi "di comuni confinanti tra Lombardia Emilia-Romagna Veneto e Liguria". Si rivolge a Roma, "auspicando che si possa prima possibile tornare ad una parziale normalità e alle cosiddette zone gialle grazie al miglioramento della situazione epidemiologica e all’entrata a regime  della campagna vaccinale, siamo a richiedere che nei prossimi provvedimenti venga eliminato il divieto di spostamento tra regioni in zona gialla. O quanto meno che tale divieto non venga mantenuto tra comuni o province confinanti. Diversamente, si determinerebbero conseguenze irreversibili per le nostre attività commerciali e si accentuerebbero pericolose tensioni sociali".

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E' evidente che il divieto di spostamenti tra regioni è una fortissima limitazione per le comunità che si trovano vicini ai confini regionali, sia in ambito economico sia in termini di relazioni tra persone divise da pochi chilometri. Ma non solo: basti pensare agli ormai celebri "congiunti fuori regione", ad esempio, fidanzati che non si vedono da mesi e mesi, ma anche al turismo interno, che si basa in alta percentuale su spostamenti tra regioni diverse, fondamentale per la tenuta economica di molti territori. "Credo che già questa settimana definiremo il cronoprogramma per le riaperture - assicura Gelmini oggi - Perché dobbiamo procedere. Con cautela, per evitare di commettere errori e dover richiudere, ma man mano che il tasso di contagi diminuisce e le vaccinazione coprono i più fragili dobbiamo riaprire. A breve il Cts inserirà proprio il dato sulle vaccinazioni tra i criteri di valutazione per il passaggio delle regioni da un colore all'altro".

Il divieto di spostamenti tra regioni potrebbe essere annullato a maggio

Il team di Pillole di Ottimismo, pagina Facebook molto partecipata e portata avanti da medici e scienziati, nelle scorse ore si è fatto portavoce del lavoro svolto negli ultimi mesi dal dottor Paolo Spada, per chiedere una gestione più efficiente e mirata della pandemia che preveda chiusure, quando necessarie, a livello provinciale piuttosto che regionale. Nei mesi scorsi più volte il divieto di spostamento tra regioni, considerato molto impattante sulla vita di tanti italiani ma non così rilevante nel contenimento del contagio, è finito al centro del dibattito sulla pagina. L'attuale modello di contenimento, si legge nell'appello, "ha certamente il merito di circoscrivere, rispetto all’intero territorio nazionale, le aree maggiormente critiche e di applicare misure più o meno restrittive in relazione al grado di rischio osservato nel periodo di riferimento". Ma l’efficacia di questo modello, "generalmente riconosciuta per quanto riguarda le zone rosse, appare meno solida per quelle arancioni ed è alquanto incerta per quelle gialle, che pure includono considerevoli limitazioni delle attività economiche (ad esempio, l'obbligo di bar e ristoranti di cessare il servizio alle 18), e restrizioni delle libertà individuali (basti pensare al coprifuoco, tuttora presente dalle ore 22 alle ore 5 e al divieto di spostamento da una regione all'altra)".

Proprio il divieto di spostamento tra regioni, quando sarà oltrepassato, sarà un primo importante segno di ritorno alla normalità. Maggio dovrebbe essere il mese giusto, a inizio o metà mese, ma il condizionale è ancora d'obbligo. La soglia del 2 giugno, per immaginare un’Italia libera dalle principali restrizioni, considerando l'attuale curva epidemica, è la più realistica. Ma in tanti chiedono un segnale forte ben prima, al massima tra un mese, 30 giorni da oggi. Il timore di una 'falsa riapertura', di una riapertura anticipata con il rischio di dover richiude un'altra volta è stato di recente espresso anche dal sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, autodefinitosi "aperturista con giudizio", che ha detto che sarebbe un errore anticipare le riaperture "prima del 30 aprile". 

"Aprire agli spostamenti tra regioni e stati senza obblighi di quarantene dal 15 maggio"

"Dateci una data. Ma che non sia il 2 giugno: sarebbe troppo tardi". Il vicepresidente di Confturismo nazionale, Marco Michielli, alla guida di Confturismo Veneto, ha spiegato pochi giorni fa perché spingere in avanti l'apertura della stagione estiva in Italia sarebbe devastante per molte imprese. "Il ministro del Turismo Massimo Garavaglia aveva giustamente indicato nel 15 maggio l'inizio stagione - ricorda Michielli - Era la data giusta, la stessa della Grecia, in coincidenza con la Pentecoste, che rappresenta il primo grande afflusso di turisti del Nord Europa nel nostro Paese. Spostare tutto al 2 giugno ci farebbe andare oltre la Pentecoste, che è da sempre il viatico di una buona stagione ovunque".

"La gente non ne può più di incertezze - spiega Michielli - Fra zone rosse e arancioni nessun turista italiano o straniero si fida a prenotare, finché non avrà la certezza che tutte le strutture ricettive saranno aperte e in grado di riceverlo. Questo stand-by può avere due esiti: i turisti verranno in Italia prenotando all'ultimo minuto; la clientela del Nord Europa, prenoterà, molti lo hanno già fatto, in Spagna, Francia e Grecia". "Chiediamo al Ministro, comprendendo le sue difficoltà, di dialogare con il suo collega alla Sanità, per poter uscire ufficialmente con la data del 15 maggio: a quel punto la clientela tedesca potrà prenotare e arrivare nelle nostre località, considerato che le ferie non si possono fissare all'ultimo momento", prosegue Michielli. "Aprire agli spostamenti tra regioni e stati senza obblighi di quarantene dal 15 maggio o dal 2 giugno cambia totalmente la prospettiva - rimarca il presidente di Confturismo Veneto - E poi, quali arrivi potremmo mai avere in tutta Italia e nelle destinazioni del Nordest se con questi Stati non si saranno presi accordi per eliminare l'obbligo di quarantena al rientro in patria?".

Il 15 maggio come data della ripartenza (almeno sul fronte della mobilità) vera del Paese ritorna anche in alcune dichiarazioni odierne di Carlo Calenda, leader di Azione e candidato sindaco a Roma: "Il nostro piano prevede 350 mila vaccini al giorno, meno di quelli annunciati agli over 70 e i fragili, con almeno una dose, e il ritorno alla normalità il 15 maggio. Ma le regioni devono capire che i vaccini si fanno a chi dice lo Stato. I governatori come De Luca ed Emiliano non possono continuare a fare i satrapi nel loro territorio". 

"Dal 3 maggio ogni giorno è buono per iniziare a dare segnali positivi di apertura" ha detto il sottosegretario all'Interno, Carlo Sibilia, ad Agorà. Riaperture che, ha precisato, ci saranno "nelle condizioni di sicurezza con i protocolli che conosciamo". Pier Luigi Bersani predica invece cautela: "La frase così bella e semplice 'dove si può, si riapra' è una stupidaggine di proporzioni cosmiche, nel senso che né noi né nessuno può dire con certezza che esista un posto dove non ci sono contagi".

Nuovo decreto a maggio: sarà quello delle riaperture?

Le misure attuali sono in vigore fino al 30 aprile. Qualche giorno prima di allora il governo dovrà prendere una decisione e stilare - tramite decreto probabilmente - un cronoprogramma il più dettagliato possibile per uscire - ci si augura definitivamente - dalla lunga emergenza. Si ragiona sulla data del 15 maggio come quella dello stop al divieto di spostamento tra regioni perché il 2 giugno sembra davvero troppo in là nel calendario. L'allentamento dei divieti alla mobilità individuale sull'intero territorio nazionale sarà il primo vero segno dell'uscita dal tunnel.

Il governo ha individuato da settimane ormai le attività da riaprire prioritariamente: i ristoranti, cinema, teatri e palestre. Le idee sul tavolo sono tante, tra cui quella di iniziare dalle attività che possono svolgersi all'aperto: "L'ipotesi di lavorare solo sull'aperto personalmente mi convince molto, poi dovremo confrontarci con i nostri scienziati e i tecnici in sede di governo, ma i tutti i dati che ho visto indicano che all'aperto c'è sicuramente una minore diffusione del contagio", ha commentato Speranza. Anche in quest'ottica, gli spostamenti individuali tra regioni, quando sono rispettate le ormai elementari norme di distanziamento e igiene, non presentano particolari criticità.

I colori attuali delle regioni in zona rossa e zona arancione

I colori attuali delle regioni sono i seguenti:

Zona Bianca Nessuna regione
Zona Gialla Nessuna regione
Zona Arancione Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto e Province autonome di Bolzano e Trento
Zona Rossa Campania, Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta

Dopo il monitoraggio del 16 aprile e con le successive ordinanze del Ministero della Salute la situazione potrebbe modificarsi ulteriormente.

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