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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Matchpoint / Australia

Djokovic, tutta la storia del caso Australian Open dall'inizio

Djokovic è arrivato mercoledì scorso a Melbourne per partecipare agli Australian Open ma al suo arrivo in aeroporto ha visto revocato il suo permesso di ingresso ed è stato trasferito in una struttura di detenzione per immigrati. Oggi la svolta ma il caso è tutt'altro che chiuso

Un circo, un'assurda vicenda. È il rivale di sempre Rafa Nadal a commentare con queste parole il caso che ha visto per protagonista Novak Djokovic, il tennista serbo respinto dalla autorità di frontiera australiane al suo ingresso nel paese in vista dell'inizio dell'Australian Open, il primo torneo dell'anno in programma per lunedì prossimo 17 gennaio.

Djokovic non è vaccinato contro il Covid-19 come ammesso dallo stesso tennista all'agente di frontiera che lo ha "accolto" lo scorso 5 gennaio all'aeroporto internazionale di Melbourne: e 5 giorni dopo la vicenda è tutt'altro che chiusa, ma andiamo per ordine e iniziamo a rileggere questa storia dall'inizio.

Che cosa succede a Novak Djokovic

ll tennista serbo è attualmente il miglior giocatore di tennis al mondo ma viene da una anno difficile: nel 2021 ha vinto sì l’Australian Open, il Roland Garros e il torneo di Wimbledon ma alle olimpiadi di Tokio è stato eliminato da Zverev in semifinale e agli Us Open ha perso in finale contro Daniil Medvedev: niente Grande Slam e un gesto di frustrazione quanto mai raro per il campione di Belgrado che ha disintegrato una racchetta sul cemento dell'Arthur Ashe. Era domenica 12 settembre. Finita l'estate inizia la preparazione per la nuova stagione e per quello che è il suo torneo più amato: i campi di cemento e greenset di Melbourne Park.

C'è un problema però: l'Australia reduce da uno dei suoi più lunghi lockdown per contrastare l'epidemia di coronavirus ha imposto rigide misure anti Covid richiedendo che tutti gli stranieri che fanno ingresso nel paese siano vaccinati contro il Sars-Cov-2. Altrimenti niente visto per lavorare nel paese. E anche il torneo di tennis - come si legge tra le regole dell'Australian Open - richiede che gli atleti siano vaccinati contro il covid, oppure presentino un certificato medico che dia loro diritto ad una esenzione. E proprio qui nasce il caso Djokovic.

Il 4 gennaio il tennista serbo pubblica sui social una foto che lo ritrae in aeroporto pronto a partire alla volta dell'Australia: in calce alla foto l'annuncio di aver ottenuto dall'organizzazione del torneo una esenzione speciale. La presenza del tennista numero uno del mondo era tutt'altro che certa proprio perché non aveva mai dato notizie sul proprio status vaccinale contro il Covid-19.

Mentre Djokovic si trova in volo scoppia il finimondo: il permesso speciale viene additato come uno scandalo, le stesse autorità federali australiane sembrano prese in contropiede dalla decisione dello Stato di Victoria in cui si svolgerà il torneo e che avevano accordato l'esenzione.

"Djokovic ha fatto domanda per un'esenzione medica che gli è stata concessa in seguito a un rigoroso processo di verifica da parte di due diversi Comitati medici" avevano spiegato gli organizzatori del torneo spiegando come l'Independent Medical Exemption Review Panel, nominato dal Governo dello Stato del Victoria aveva valutato ogni domanda d'esenzione al fine di appurare che rientrasse nelle linee guida stabilite dall'Australian Technical Advisory Group on Immunisation.

Djokovic, unico ad aver ottenuto l'esenzione tra i 5 non vaccinati dei 100 migliori giocatori del seeding maschile diventa la bandierina dei No vax mentre già prima che l'aereo su cui sta viaggiando tocchi la terra australiana il caso esplode. Nole d'altronde non aveva mai nascosto le proprie opinioni sulle restrizioni anti covid: nel 2020 aveva fatto parlare di se quando si era organizzato un torneo dei Balcani l'Adria tour senza mascherine e distanziamento mentre tutto il mondo sportivo era in lockdown. Si erano infettati tutti, compreso lui e il suo staff. All'epoca i vaccini erano ancora una chimera ma lui agitava già la bandiera dei no-vax altresì convinto sostenitore della teoria che collega la tecnologia 5G allo scoppio della pandemia. D'altronde nel 2017 si era convinto che il suo gomito infortunato guarisse da solo, grazie alla medicina olistica. Salvo poi operarsi visto che il gomito non guariva come raccontò al quotidiano britannico Telegraph. Alle sue stranezze e alle sue convinzioni si sono dovuti abituare i suoi collaboratori che lo assistono nel seguire una stretta dieta a base di frutta e verdura e senza glutine, latte, zucchero e carne rossa. 

Quello che succede poi è storia recente, ma ancora avvolta nel giallo dell'incertezza. Secondo quanto si è appreso il motivo che avrebbe spinto la commissione medica incaricata di esaminare la richiesta di esenzione presentata da Djokovic sarebbe una presunta positività al coronavirus riscontrata al tennista serbo a dicembre. Il 16 dicembre per la precisione, eppure come si apprende scorrendo anche il profilo social di Nole, in quei giorni Djokovic aveva partecipato a un evento sportivo facendosi ritrarre senza mascherina mentre stringeva mani e posava per foto di rito. Non di certo un atteggiamento consono per chi in quel momento sarebbe risultato positivo a un tampone e costretto ad isolarsi. 

La rivelazione arriva dagli avvocati di Djokovic mentre il tennista viene ristretto in stato di fermo al suo arrivo all'aeroporto di Melbourne il 5 gennaio. Nole trascorre 5 giorni in isolamento al Park Hotel di Melbourne, una struttura utilizzata dalle autorità australiane per alloggiare i migranti non in regola con il permesso di soggiorno o in attesa che venga loro riconosciuto lo status di rifugiati. Non di certo un hotel a 5 stelle, ma con carenze strutturali e un menù che sarebbe risultato più volte indigesto per il tennista numero uno al mondo.

Arriviamo così ad oggi e alle novità delle ultime ore. Il giudice del tribunale di Melbourne, Anthony Kelly, ha annullato la decisione del governo australiano di invalidare il visto di Novak Djokovic ordinandone il rilascio in libertà. In particolare il giudice ha constatato irragionevolezza nel modo in cui il responsabile alla frontiera ha preso la decisione di cancellare il visto del tennista nonostante risultasse valida l'esenzione dal vaccino concessa da Tennis Australia. Ma la vicenda e tutt'altro che chiusa. 

Se gli è stato restituito il passaporto non è ancora detto che Djokovic lunedì 17 gennaio possa giocare gli Australian Open perché il governo australiano si è riservato la decisione di espellere il tennista dal Paese: una decisione in capo al ministro per l'immigrazione Alex Hawke. Per il governo australiano la pregressa infezione da covid non rappresenterebbe una motivazione sufficiente per ottenere l'esenzione medica e Novak Djokovic non avrebbe fornito ulteriori prove evidenti di controindicazione al vaccino. Ma l'espulsione sarebbe un guaio per Djokovic che potrebbe non poter rientrare sul suolo australiano per ben tre anni.

Djokovic, che cosa succede ora

Djokovic, dunque, per il momento ha vinto la sua battaglia ed è libero di iniziare a Melbourne la preparazione per gli Australian Open in attesa della decisione definitiva del governo australiano. Intanto la polizia ha dovuto usare spray al peperoncino contro sostenitori di Novak Djokovic che avevano circondato un'auto che usciva dal grattacielo Cbd di Melbourne, dove c'è lo studio legale che assiste il tennista.

I fan - molti dei quali indossavano i colori della bandiera serba - hanno assaltato una Mercedes, salendo sul tetto del veicolo. Non è chiaro se a bordo dell'auto ci fosse Djokovic. A quel punto la polizia ha usato lo spray urticante per disperderli e consentire alla macchina di proseguire mentre gli agenti sono stati bersaglio di un lancio di bottiglie e insulti.

Cosa succederà quindi ora? Il governo federale australiano potrebbe ribaltare la decisione del giudice togliendo nuovamente il passaporto al campione serbo. "Non vi è alcun suggerimento che Djokovic abbia avuto una malattia grave acuta a dicembre, quando è risultato positivo", si legge nella memoria scritta presentata dal ministro dell'Interno Karen Andrews che ha sottolineato come, qualora il giudice si fosse pronunciato a favore di Djokovic, i funzionari avrebbero potuto annullare il suo visto una seconda volta. "Il ministro sta attualmente esaminando la questione" ha affermato il portavoce di Alex Hawke spiegando come il processo resta in corso".

Set a Djokovic ma il set decisivo è appena iniziato. 

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