Mercoledì, 3 Marzo 2021
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Musei, stop alle domeniche gratis: per il ministro Bonisoli "svalutano la cultura"

"Lasceremo maggiore libertà ai direttori dei musei". L'annuncio del ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli che va avanti sulla sua posizione: "Le domeniche gratis al museo andavano bene come lancio pubblicitario". L'appello di Franceschini: "Ci ripensi"

Il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli, durante l'inaugurazione della mostra "Armi e Potere nell'Europa del Rinascimento" a Castel Sant'Angelo, 25 luglio 2018. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

"Dopo l'estate saranno aboliti gli ingressi gratis ai musei le prime domeniche del mese". Lo annuncia il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli: "Andavano bene come lancio pubblicitario ma - avverte - andiamo in una direzione che non piace a nessuno". 

Bonisoli spiega che al dicastero della Cultura "stiamo ragionando per introdurre dei cambiamenti", in particolare "lasceremo maggiore libertà ai direttori dei musei: se la domenica gratuita è una libera scelta, allora non ci vedo nulla di male. Ma se c'è un obbligo non funziona".

Il ministro fa l'esempio di Pompei "magari a novembre va bene. Ma il resto dell'anno? Pensiamo alle migliaia di turisti che arrivano e pensano 'mi fanno entrare gratis'. Non avete idea dei commenti che arrivano: così - aggiunge Bonisoli - non apprezziamo i beni culturali ma li svalutiamo". Il ministro tranquillizza comunque che "per quest'estate non cambierà nulla".

Domenica al Museo: cosa cambia

La gestione delle 'Domeniche al museo', nella visione del ministro, passerà ai direttori dei singoli musei

"Lascerò maggiore libertà ai direttori, se vogliono mettere una domenica gratuita non c'è niente di male, ma quando obbligo a farla non va bene".

Nell'elenco dei musei coinvolti, che sono 480 in tutta Italia (elenco completo), ci sono la Pinacoteca di Brera e il Cenacolo vinciano, il parco archeologico del Colosseo, le terme di Caracalla, Ostia antica, gli Uffizi a Firenze e Pompei, solo per elencarne alcuni.

Solo la settimana scorsa Bonisoli aveva spiegato nel corso dell'audizione di fronte alle commissioni riunite Cultura di Camera e Senato che intendeva proporre una riflessione sul tema ai direttori dei musei. 

"L'orientamento che sto già ricevendo è che la domenica gratuita andava bene nel momento in cui dovevamo vendere il prodotto museale, ma l'opportunità che ora abbiamo è quella di passare da una promozione museale ad un marketing del museo vero e proprio.  Dobbiamo diversificare l'offerta"

Quanto invece al rapporto tra i grandi musei e le piccole realtà, Bonisoli ha ricordato che "ci piaccia a no ci sono dei grandi attrattori di visitatori rispetto ad un impianto di musei e siti archeologici che è molto più ampio. I 32 musei autonomi fanno il 56% di visitatori e l'86% di ricavi. Di questi 32 musei, i primi 10 fanno l'80% di visitatori. Le piccole realtà hanno bisogno di soldi e di persone. Dovremmo sfruttare l'opportunità di favorire delle aggregazioni tra piccoli i musei e i mi piacerebbe che questo avvenisse all'interno di collaborazioni con gli enti locali".

Musei, è vero boom? Ecco chi ci guadagna

Bonisoli alle commissioni riunite Cultura di Camera e Senato ha sottolineato che "gli incassi stanno crescendo ma non gli introiti netti per lo Stato perché l'88% dei ricavi dei servizi aggiuntivi va ai concessionari".

"Ciò che andrà fatto sarà rivedere il rapporto con i concessionari, dobbiamo trovare una forma di collaborazione guardando un po' più gli interessi nel rispetto della dialettica e della libertà di mercato".

Le reazioni, Franceschini: "Bonisoli ci ripensi"

"Questa volta non posso tacere". Inizia così in una replica su Facebook una nota dell'ex ministro dei Beni culturali Dario Franceschini

"Le domeniche gratuite hanno coinvolto circa 10 milioni di persone dall'estate del 2014 ad oggi, centinaia di migliaia da sud a nord ogni volta, gran parte delle quali è andata in un museo per la prima volta nella vita portandoci i figli o i nipoti, gran parte dei quali ha provato la gioia di poterlo fare senza gravare su un bilancio familiare difficile e pieno di cose da sacrificare". 

 "Perché smettere, ministro Bonisoli? - conclude Franceschini - Ci ripensi. Le cose giuste e che funzionano non hanno colore politico"

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