Dramma violenza sulle donne: con il lockdown richieste d'aiuto aumentate del 74,5%

I dati raccolti dal 2 marzo al 5 aprile dagli 80 centri antiviolenza della rete dell’associazione D.i.Re

Quasi tremila, per l’esattezza: 2.867. È il numero delle donne che dal 2 marzo al 5 aprile 2020 ha contattato i centri antiviolenza D.i.Re durante il lockdown. L’allarme era stato lanciato già dai primissimi giorni: l’isolamento forzato in famiglia per molte donne - e per i loro figli - poteva rappresentare un serio rischio, costretti tra quattro mura ed esposti alla violenza domestica.

Un timore che i dati raccolti da D.i.Re tra le 80 organizzazioni che aderiscono alla rete purtroppo confermano, visto l’incremento “significativo” delle richieste di supporto da parte di donne che erano già seguite dai centri antiviolenza della rete D.i.Re, accompagnato da un calo delle prime richieste di aiuto da parte di donne “nuove”, che non si erano mai rivolte prima a un centro antiviolenza (ossia il 28% del totale).

L’incremento delle richieste di supporto, rispetto alla media mensile registrata con l’ultimo rilevamento statistico (2018), è stato del 74,5 per cento. Alcuni centri hanno avuto un numero di contatti superiore a 120 fino a oltre 300.

Oltre 1200 donne in più si sono rivolte ai centri antiviolenza D.i.Re dall'inizio del lockdown

“Ben oltre 1200 donne in più si sono rivolte ai centri antiviolenza D.i.Re in poco più di un mese, rispetto alla media annuale dei contatti registrata nell’ultima rilevazione”, dice Paola Sdao, che con Sigrid Pisanu cura la rilevazione statistica annuale della rete D.i.Re.

Il dato “conferma quanto la convivenza forzata abbia ulteriormente esacerbato situazioni di violenza che le donne stavano vivendo” e a preoccupare “sono le nuove richieste di aiuto, che rappresentano solo il 28% del totale, quando invece nel 2018 rappresentavano il 78% del totale delle donne accolte”, segnala ancora Sdao. “E di queste solo il 3,5 per cento sono transitate attraverso il numero pubblico antiviolenza 1522”.

L'appello: "Il governo deve assolutamente cambiare strategia"

“I nostri dati ci confermano che i centri antiviolenza sono un punto di riferimento per le donne a prescindere dal 1522, servizi essenziali mai citati nei vari DPCM che si sono susseguiti e che hanno proseguito la propria attività nonostante le difficoltà”, commenta Antonella Veltri, presidente di D.i.Re.

“Oggi, ancora in piena emergenza, siamo nella stessa situazione di 53 giorni fa, quando si è registrato il primo decesso per Covid. Nonostante avessimo chiesto risorse straordinarie e le necessarie protezioni per gestire l’accoglienza, i centri antiviolenza e le case rifugio hanno dovuto nella maggior parte dei casi provvedere in autonomia a mettersi in sicurezza e a reperire alloggi di emergenza”, fa notare Veltri, che poi denuncia: “I fondi del 2019 sbloccati dal Dipartimento Pari Opportunità il 2 aprile devono ora transitare per le Regioni: ad aggi nessuna Regione risulta essersi attivata”. “Inoltre non si tratta di risorse aggiuntive, ma di risorse destinate a fondamentali attività aggiuntive, quali la formazione e l’inserimento lavorativo delle donne, che ora verranno meno”, specifica la presidente dell’associazione, “e i 3 milioni annunciati con il Cura Italia sono irrisori, rispetto ai bisogni dei centri”.

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“Non siamo ancora fuori dall’emergenza”, conclude Veltri, “e ora che si sta avvicinando il momento della riapertura del paese nessun intervento è stato previsto per affrontare la situazione mentre le richieste di supporto potrebbero aumentare ancora, come è già successo in Cina. Il governo deve assolutamente cambiare strategia”.

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