Domenica, 28 Febbraio 2021

Un anno di Dpcm

Il decreto del 3 dicembre, il 22esimo del 2020, sarà l'ultimo di questo 2020, caratterizzato dalle misure per evitare il contagio da coronavirus: un incubo iniziato il 23 febbraio, quando l'Italia faceva conoscenza con i decreti

Il premier Giuseppe Conte

Dpcm sta per Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, un acronimo che fino allo scorso anno conoscevamo poco o niente, ma che in questo 2020 ha scandito le nostre vite, tra misure restrittive, mascherine e conferenze stampa del premier Conte. Ieri, giovedì 3 dicembre, il Governo ha partorito il Dpcm n° 22 dell'anno, quello che ci dovrebbe accompagnare fino ai primi giorni del 2021 e che, a meno di colpi di scena, dovrebbe essere l'ultimo di questo lungo e complicato 2020.

Il dpcm del 3 dicembre: le regole di Natale

Il 3 dicembre, poco prima dello scoccare della mezzanotte, è stato pubblicato sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri il decreto con le regole per il Natale 2020, che resteranno in vigore fino al 15 gennaio 2021. Il dpcm introduce il divieto di spostamento anche nelle regioni gialle a partire dal 21 dicembre e fino al 7 gennaio e impedisce l’uscita dal comune di residenza nei giorni di Natale, Santo Stefano, 1 e 6 gennaio. Vietato anche spostarsi nelle seconde case se si trovano in una regione diversa. il 25 e il 26 dicembre 2020 e il primo gennaio 2021 saranno vietati anche gli spostamenti tra comuni diversi, con le stesse eccezioni. Gli spostamenti, come in passato, sono consentiti solo per motivi di salute, di lavoro, per assistere una persona non autosufficiente.

Rimane il coprifuoco dalle 22 alle 5, che verrà esteso alle ore 7 soltanto il giorno di Capodanno. Il dpcm del 3 dicembre (qui in versione integrale), prevede anche che i negozi potranno restare aperti fino alle 21 da oggi e fino al 6 di gennaio. La regola vale in tutte le regioni salvo quelle in zona rossa. Nei centri commerciali, nel fine settimana e in tutti i giorni festivi, potranno restare aperti soltanto: farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi ed edicole. 

Il primo dpcm: 23 febbraio

Ma quello del 3 dicembre non è che l'ultimo di ben 22 decreti, oltre due al mese in questa prima fase di lotta al coronavirus. Ripercorrere i decreti ministeriali può servire per ricostruire l'andamento dell'epidemia in Italia e la risposta del Governo. Tutto è iniziato lo scorso 23 febbraio, quando faceva la sua comparsa il primo dpcm dell'emergenza coronavirus. Quel provvedimento arrivò all'indomani della scoperta dei primi casi di Covid 19 in Italia e tracciò il percorso del nostro Paese in questo incubo che dura da 9 mesi. Dopo la scoperta di Mattia, trovato positivo a Codogno e per molto tempo ritenuto il paziente 1, l'esecutivo introdusse la quarantena di oltre 50mila persone in 11 comuni diversi del Nord Italia. Dieci comuni diventano zona rossa in provincia di Lodi insieme al comune di Vo' Euganeo nel Padovano: chiuse le scuole, sospese tutte le iniziative, stop ai negozi, ai musei, ai luoghi di cultura. Primi provvedimenti mirati nelle zone in cui stava esplodendo l'epidemia: misure che ben presto sarebbero state allargate al resto del Paese.

I dpcm di marzo: verso il lockdown

Nel mese di marzo l'epidemia continua a galoppare, i casi e i decessi aumentano e gli ospedali in Lombardia sono vicini al collasso. Il primo marzo arriva un nuovo dpcm: diventano zona rossa Emilia Romagna, Lombardia e Veneto e le province di Pesaro e Urbino e di Savona. Scuole e università vengono chiuse, arrivano le prime raccomandazioni per l'utilizzo dello smart working e vengono vietati al pubblico gli eventi sportivi. Le misure più aspre riguardano soprattutto la Lombardia e la provincia di Piacenza, dove vengono sospese anche palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, mentre nel resto d'Italia vige soltanto lo stop alle gite scolastiche. Ma questa situazione dura poco. Il 4 marzo la situazione è già fuori controllo e arriva un nuovo dpcm: chiusi gli stadi e le scuole in tutta la penisola.

Tra il 7 e l'8 marzo l'indice di contagio Rt è stimato tra 2 e 3, contagi e decessi aumentano in maniera esponenziale e Conte corre ai ripari, chiudendo in un primo momento soltanto la Lombardia e 14 province del Centro-Nord: Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell'Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia. Ma si tratta soltanto del preludio al lockdown nazionale. La fuga di notizie sul lockdown localizzato scatena l'esodo verso il Sud, un assalto ai mezzi di trasporto che costringe il Governo ad una decisione drastica: chiudere tutto.

Dpcm 11 marzo: l'inizio del lockdown

In pochi giorni arrivano così due dpcm. Quello del 9 marzo che estende le misure restrittive a tutto il territorio nazionale, con lo Stivale che diventa tutto zona rossa, poi arriva il giorno che gli italiani difficilmente riusciranno a dimenticare: l'11 marzo 2020, l'inizio del lockdown. Il premier Conte annuncia in diretta tv il  momento di ''stare lontani per tornare ad abbracciarci in futuro'', con il dpcm dal titolo ''Io resto a casa''. Una data che ha cambiato la vita degli italiani: non si può uscire di casa senza autocertificazione e soltanto per motivi di lavoro, salute o per fare la spesa. Tutto chiuso, dalle scuole ai negozi, passando per ristoranti e altre attività. L'Italia si ferma. Le città vuote hanno un'aspetto spettrale a cui non eravamo abituati e, mentre si canta dai balconi, si arriva a mille morti al giorno, il bollettino delle ore 18 diventa un appuntamento quotidiano e si va verso una stretta ulteriore. Il 22 marzo arriva la chiusura le attività produttive non essenziali o strategiche: rimangono aperti soltanto alimentari, farmacie, negozi di generi di prima necessità e i servizi essenziali.

Spostamenti vietati tra Comuni a meno di comprovate necessità, prima del dpcm del 1° aprile dove il premier annuncia agli italiani una notizia non proprio gradita: il lockdown nazionale viene prolungato fino al 13 aprile. La situazione non migliora, anzi, i ricoveri in terapia intensiva raggiungono il picco e il 10 aprile arriva un nuovo decreto: ancora lockdown, stavolta fino al 3 maggio. Intanto, mentre l'Italia intera rimane chiusa in casa, tra disagi, crisi economica e timori per il futuro, la curva dei contagi inizia finalmente a scendere.

Fase 2 e Fase 3: le misure si allentano 

Con il decreto del 26 aprile ha inizio la cosiddetta fase 2 e si aprono le maglie delle restrizioni. Si possono andare a trovare i congiunti (termine che ha scatenato non poche perplessità), si torna al parco, dal parrucchiere e a fare sport all'aperto, ma individualmente. Il 17 maggio arriva un nuovo allentamento con il dpcm: addio all'autocertificazione, riaprono negozi e chiese. 

Il percorso verso una parvenza di libertà culmina con il dpcm dell'11 giugno che sancisce l'inizio della fase 3: aperti centri estivi per i bambini, sale giochi, sale scommesse, sale bingo, così come le attività di centri benessere, centri termali, culturali e centri sociali. Riprendono, inoltre, gli spettacoli aperti al pubblico, le sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all'aperto, e riparte lo sport professionistico, per ora a livello di allenamenti individuali.

L'estate trascorre tra il timore di una seconda ondata e gli eccessi in discoteca: una sensazione di ritorno alla normalità che dura poco: dopo i dpcm estivi si arriva a settembre, quando l'incubo diventa realtà. I casi tornano a salire e nel giro di poche settimane passano superano prima i mille al giorno, fino ad arrivare ad ottobre, quando l'Italia entra ufficialmente nella seconda ondata.

La seconda ondata

Nel mese di ottobre la curva torna a salire in maniera vertiginosa e il 13 arriva il nuovo provvedimento: mascherine obbligatorie all’aperto che al chiuso, tranne ovviamente che a casa propria, vietate feste, cene con massimo sei invitati e niente calcetto o teatro. Il 18 ottobre arriva una stretta ulteriore: i sindaci possono chiudere piazze e strade dopo le 21 per evitare che si creino situazioni di assembramento, vietate sagre, fiere e convegni. Il virus non frena e il 24 ottobre arriva un nuovo provvedimento: chiudono piscine, palestre teatri, cinema, centri natatori, centri benessere e termali, stop alle 18 per i ristoranti e didattica a distanza per le superiori.

Si arriva poi al 3 novembre, con il dpcm che sancisce il coprifuoco su tutto il territorio nazionale dalle ore 22.00 alle 5.00 del mattino successivo, Dad obbligatoria nelle scuole superiori, stop ai centri commerciali nei weekend, riduzione del 50% della capienza dei mezzi pubblici. Il decreto introduce anche un sistema a colori (rosso, arancione e giallo), per classificare le regioni in base agli indicatori di monitoraggio. Dopo un mese di novembre in cui la curva ha iniziato ad appiattirsi, mantenendo comunque numeri elevati di contagi e vittime, arriviamo al decreto del 3 dicembre, L'ultimo di quest'anno, che ci accompagnerà durante le festività natalizie e di Capodanno, fino al 15 gennaio. Poi anno nuovo, dpcm nuovo. Speriamo migliore.

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