Mercoledì, 2 Dicembre 2020

Cosa dice la bozza del nuovo Dpcm sulla didattica a distanza: si va a scuola lunedì?

Il testo la porta al 75% per le scuole superiori. Ma i presidi protestano perché non la vogliono. E i presidenti di Regione si arrabbiano perché ne vorrebbero di più

Si va a scuola lunedì o no? La bozza del nuovo Dpcm 25 ottobre vuole portare la didattica a distanza per le scuole superiori a una quota del 75% ma le Regioni non ci stanno e chiedono il 100%. E quindi per ora è tutto in bilico mentre si attende un segnale da Palazzo Chigi per l'approvazione delle nuove chiusure. 

Cosa dice la bozza del nuovo Dpcm sulla didattica a distanza: si va a scuola lunedì?

Andiamo con ordine. Nel testo della bozza del Dpcm 25 ottobre si scrive che "fermo restando che l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, per contrastare la diffusione del contagio, previa comunicazione al ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell'organizzazione dell'attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999 n. 275, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari al 75 per cento delle attività, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l'eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l'ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9,00". 

dpcm 25 ottobre bozza didattica a distanza-2

A decidere quali classi seguiranno le lezioni a distanza, se i primi o tutti e cinque gli anni, saranno i dirigenti d'istituto. Resta invariata la Didattica al primo ciclo, dalle materne alle medie, che sarà totalmente in presenza. Vengono modulati ulteriormente gli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l'eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l'ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9, come avviene oggi.

La didattica a distanza nel nuovo Dpcm

Ma la partita non è finita qui. Il presidente dell'Associazione nazionale presidi (Anp) Antonello Giannelli ha già bocciato la norma ieri pomeriggio: "Non si può imporre dall'esterno una percentuale rigida come il 75% in Dad perchè questo non corrisponde alle esigenze dei singoli bacini di utenza. La situazione di una grande città è immensamente diversa da quella di un'area rurale". Dall'altra parte della barricata ci sono i governatori. Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, la chiede al 50%. Nino Spirlì, facente funzioni della Calabria, la vuole al 100%.  E alla fine la lettera delle Regioni che ha fermato la procedura di approvazione delle nuove norme chiede il 100% della didattica a distanza per le scuole secondarie superiori e per le università. 

Il Corriere della Sera scrive oggi che al ministero si consolano pensando che elementari e medie restano in classe, ma per due milioni e mezzo di adolescenti la scuola in presenza rischia di essere finita qui . "Il decreto è d’emergenza ma come possiamo essere sicuri che la misura non venga poi prorogata? — si chiede Mario Rusconi, capo dei presidi del Lazio — Le scuole non sono pronte: mancano le connessioni in intere aree del Paese, fuori dalle grandi città e soprattutto al Sud. Speriamo di non perdere un secondo anno scolastico". Intanto da domani in Lombardia, indipendentemente dal nuovo Dpcm, scattano le lezioni online per tutte le scuole superiori. 

Il Dpcm 25 ottobre chiude l'Italia alle 18 ma...

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