Mercoledì, 2 Dicembre 2020
Lo scenario

Un nuovo Dpcm per il Natale ci porterà alla terza ondata?

Il governo starebbe lavorando a un nuovo decreto con le regole per salvare le festività natalizie, con un progressivo allentamento delle ultime misure. Ma per gli esperti questo potrebbe portare a un peggioramento della curva epidemiologica già a gennaio

Il premier Giuseppe Conte, foto Ansa

Allentare per poter festeggiare il Natale: sarà davvero così? Giovedì 3 dicembre scadono le restrizioni dell'ultimo Dpcm e in queste ore il governo starebbe valutando la possibilità di varare un nuovo decreto ministeriale che entro quella data regolerebbe (di nuovo) chiusure e aperture. E soprattutto conterrebbe nuove regole in vista delle festività: si parla ad esempio di un allentamento o addirittura annullamento del coprifuoco serale e notturno per i giorni 24 e 31 dicembre.

I numeri dell'emergenza registrano un lieve miglioramento: c'è un rallentamento della crescita dei casi che però deve essere ancora confermato. Sono 27.354 i nuovi contagi di coronavirus in Italia resi noti oggi nel bollettino diffuso dal ministero della Salute. Da ieri sono stati registrati altri 504 morti, che portano il totale a 45.733 dall'inizio dell'emergenza legata all'epidemia. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 3.492 (+70 rispetto a ieri). Ma per varare un nuovo decreto con nuove regole saranno fondamentali i prossimi 7-10 giorni. Dopotutto, se gli italiani pensano al Natale, il coronavirus no...

L'ipotesi di un nuovo Dpcm entro il 3 dicembre 2020

"Io resto molto prudente, ma i nostri esperti del Comitato tecnico scientifico ci dicono che la curva dei contagi si va stabilizzando". Il ministro della Salute Roberto Speranza, in un colloquio con il quotidiano La Stampa, sottolinea che "è ancora presto per dirlo, aspettiamo altri dati, ma ci sono ragioni per credere che le ultime misure che abbiamo adottato comincino a dare qualche risultato". Il ministro non nasconde il fatto che "le criticità ci sono tutte e mi sono ben evidenti", eppure "se guardiamo ai numeri, ci accorgiamo che i nuovi casi di coronavirus registrati nello scorso weekend sono gli stessi di quest'ultimo sabato e domenica".

E ha continuato: "Ancora non lo sappiamo con sicurezza, ma gli scienziati ci informano che i primi segnali di stabilizzazione ci sono tutti. Se questo è vero, si conferma la validità della strategia che abbiamo adottato, che alla fine è molto chiara: vogliamo governare la curva, senza arrivare al lockdown totale. E si conferma la necessità di non mollare adesso: i prossimi sette-dieci giorni saranno decisivi, e ci diranno se la divisione del Paese in tre zone, e il meccanismo sostanzialmente automatico delle restrizioni regione per regione, sta dando i frutti che tutti speriamo".

La prossima settimana sarà decisiva: governo e Cts sono concentrati sul monitoraggio dei dati dell'epidemia giorno per giorno, ma il tempo a disposizione non è molto. Come detto, il 3 dicembre scadrà l'ultimo decreto del presidente del consiglio dei ministri e per quella data potrebbero arrivare le regole per "salvare" il Natale. Allo studio ci sarebbe un progressivo allentamento delle misure come il coprifuoco e una serie di regole e raccomandazioni per le feste in arrivo. L'agenzia di stampa Ansa ne elenca qualcuna: 

  • lo shopping per gli acquisti di Natale sarà sicuramente contingentato come sta già avvenendo in questi giorni specialmente in alcune grandi città e nel weekend, anche nelle zone gialle a rischio moderato;
  • per il cenone in casa ci saranno raccomandazioni e non divieti virtualmente inapplicabili: plausibile che non si possa essere più di sei a tavola, quindi solo conviventi e parenti stretti; 
  • potrebbe essere portato a sei anche il numero di commensali nei ristoranti delle zone gialle;
  • gli spostamenti saranno interdetti nelle zone rosse e limitati in quelle arancioni, anche tra regioni sarà sempre consentito il ritorno alla residenza o al domicilio, ma non si prevede un esodo dal nord al sud paragonabile a quello di marzo scorso;
  • il coprifuoco fissato alle 22 in tutta Italia potrebbe essere spostato alle 23 o a mezzanotte la sera del 24 dicembre e magari un po' più in avanti a Capodanno.

Secondo le indiscrezioni di queste ultime ore, l'esigenza di dover intervenire con un nuovo Dpcm che permetta di festeggiare il Natale, seppur con tutte le precauzioni e le "forti raccomandazioni" per evitare il contagio in famiglia, sarebbe tuttavia scontata non solo per la scadenza dell'attuale, ma per iniziare ad allentare alcune prescrizioni che riguardano anche le regioni in zona gialla:

  • l'intervento può avvenire per gradi dopo il 3 dicembre e potrebbe riguardare inizialmente le regioni più virtuose;
  • successivamente anche le altre potrebbero essere inserite nel nuovo decreto che allungherà gli orari degli esercizi pubblici - mettendo limiti alla capienza - e permetterà gli spostamenti tra regioni;
  • l'intervento sarebbe quindi in due tempi, in modo da non scatenare folli corse nei locali e negli esercizi commerciali già ad inizio del nuovo mese e arrivare a ridosso del giorno di Natale con ulteriori concessioni.

"Le restrizioni aumentano con una lentezza che rischia di portare a un lockdown comunque di fatto, a un colore rosso di tutte le regioni. Nel tentativo di far finta di non arrivare al lockdown, rischiamo di arrivarci a Natale. Che sarebbe da evitare anche per un fatto economico, non si muore solo di covid, anche di povertà", ha detto Giorgia Meloni a Quarta Repubblica che andrà in onda stasera su Rete 4. 

Il Dpcm di Natale e i possibili rischi di una terza ondata

Nel governo al momento prevale la cautela. D'altronde, se allentare le restrizioni potrebbe ridare un po' di fiato alle attività commerciali fiaccate dai mancati incassi negli ultimi mesi e permettere alle famiglie di festeggiare il Natale seppur con più raccomandazioni che divieti, dall'altro lato porterebbe con sé rischi pericolosi. "Non credo che si possa immaginare un Natale in piena libertà", ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, in un intervento a "L'aria che tira" su La7. "Abbiamo anche bisogno di obiettivi a breve termine per vivere in maniera più serena questa pandemia. Il Natale rappresenta una sorta di traguardo di socialità, il problema reale è che ci troviamo in una fase di importante ascesa della curva epidemica", ha aggiunto l'esperto.

Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'Istituto "Galeazzi" di Milano, sul tema ha detto che "sicuramente ci sarà un allargamento delle possibilità di movimento ma dovrà essere un Natale sobrio: un 'liberi tutti' ci porterebbe ad una terza ondata. Dipende da noi, da come sapremo gestire la convivenza con il virus - ha spiegato Pregliasco -. Dobbiamo essere consapevoli che quello che ci aspetta non è uno sprint ma una maratona". Anche Pierpaolo Sileri, sottosegretario del Movimento 5 stelle alla Salute, in un'intervista a La Stampa ha parlato ancora di festività in emergenza perché il miglioramento dei numeri è a macchia di leopardo: "Dobbiamo vedere l’andamento dell’epidemia e valutare le soluzioni più adatte. Verosimilmente avremo Regioni con un andamento migliore e altre con maggiori difficoltà".

Le riaperture di Natale e il pericolo di una recrudescenza dell'epidemia

È forse prematuro parlare oggi di un decreto ministeriale con le regole per le festività. Prima di vararlo, come detto, bisognerà vedere i numeri nei prossimi giorni. Ma c'è già chi mette in guardia dal pericolo concreto di favorire una terza ondata che sarà difficile poi da fronteggiare nei mesi di gennaio e febbraio 2021. A spiegare che le riaperture di Natale potrebbero portare effetti pericolosi ci ha pensato il docente di microbiologia Andrea Crisanti che, in un'intervista a Repubblica, ha gettato acqua sul fuoco anche sul rallentamento della curva dell'epidemia: "Se si osserva la curva dei contagi e la dinamica dei decessi si capisce come siamo in una situazione sovrapponibile a quella di marzo. E se consideriamo che con il lockdown totale di allora abbiamo dovuto attendere fine aprile per intravedere la famosa fine del tunnel, si può intuire a che punto ci troviamo. E qui non stiamo nemmeno facendo un vero lockdown".

Secondo Crisanti ci vorrà più tempo per valutare la fine della seconda ondata dell'epidemia di coronavirus e servirà più tempo per valutare l'efficacia delle misure restrittive: "Io penso che il lockdown bisognerà comunque farlo. Risulterà inevitabile, i numeri lo imporrano. L’Rt resterà superiore o uguale a uno a lungo. È una questione matematica". Per lui la riapertura di Natale potrebbe fare danni: "Senza strumenti per contrastare la diffusione sul territorio, come si può pensare a un allentamento? A gennaio saremo di nuovo in questa situazione se non in una peggiore, nel pieno della terza ondata. È cosi elementare: approfittare delle ferie per chiudere. Ma bisogna conciliare l’emergenza con le esigenze economiche, lo capisco. Ma allora fate qualcosa: prolungate gli orari di apertura dei negozi, scaglionate gli ingressi, evitate in tutti i modi gli assembramenti, a casa e fuori". 

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