Lunedì, 25 Gennaio 2021

Il Dpcm soft di Conte: così il premier ha scelto di non scegliere

Di fatto il nuovo decreto mette nel mirino solo la movida: rimandata la decisione sul lavoro da casa, salve le scuole, giudicato "bassissimo" il rischio di contagio su tram e bus. L'attendismo del Governo e l'ombra di un nuovo lockdown

Un momento della conferenza stampa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dopo la firma del nuovo Dpcm con le misure restrittive per l'emergenza Coronavirus, Roma, 19 ottobre 2020. ANSA/FILIPPO ATTILI/US PALAZZO CHIGI

Alla fine Giuseppe Conte e il Governo hanno deciso di non decidere. L’approvazione dell’ultimo Dpcm, che arriva dopo quello interlocutorio del 13 ottobre, lascia tutto o quasi inalterato. A scuola si continuerà ad andare in presenza, ma ci saranno ulteriori scaglionamenti con la possibilità, non l’obbligo, di introdurre turni pomeridiani per gli studenti delle superiori e orari flessibili per le università. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina si è affrettata a spiegare che le nuove misure "non entreranno in vigore da domani, ma fra qualche giorno" e che in ogni caso si parla di "interventi mirati" da concordare con i dirigenti scolastici e le famiglie in situazioni di particolari criticità. Insomma, non c’è fretta.  

L'ultimo Dpcm e il nodo trasporti: "Il rischio è bassissimo"

Del resto nel Governo sono convinti che "i contagi non avvengono dentro le scuole" (Azzolina) e che anche l’affollamento  sui traporti sia un falso problema. "Tutti gli studi internazionali - ha fatto sapere la Ministra alle Infrastrutture Paola De Micheli - sostengono che il contributo all'epidemia è bassissimo, ed è pari all'1.2%. Se parliamo di trasporto pubblico locale, dove si resta poco tempo, il rischio si abbassa ulteriormente. Le aperture del trasporto dal 18 maggio sono state governate da un calcolo preventivo di flussi e abbiamo portato la capienza all'80%. Il risultato del primo monitoraggio ci ha detto che negli orari di punta non superiamo il 70-75% ma visivamente, e giustamente, l'80% significa cinque persone per metro quadro".

dpcm scuola 18 ottobre 2020 ansa-2

Dpcm, sullo smartworking ci sarà un decreto ad hoc

Dove si trasmette allora il virus? Al lavoro agile il premier ha dedicato solo un breve passaggio: "Incrementeremo con un provvedimento della Ministra Dadone le modalità per far ricorso allo smartworking, quindi al lavoro a distanza", senza dare indicazioni né sul come né sul quando . Il tema dello smartworking era stato affrontato nel Dpcm del 13 ottobre  ("in ordine alle attività professionali - si legge - si raccomanda che esse siano attuate anche mediante modalità di lavoro agile, ove possano essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza") ma è invece assente nell’ultimo Dpcm: tutto è rimandato ad un successivo decreto che dovrebbe essere varato dalla Ministra per la Pubblica Amministrazione (e il privato?).

La stretta sulla movida nell'ultimo Dpcm

Il Dpcm del 18 ottobre prevede invece una stretta abbastanza rigida sulla “movida” affidando ai sindaci la facoltà di chiudere strade e piazze dalle 21. La curiosità è che i sindaci, espressamente nominati dal premier e nella bozza del Dpcm, spariscono nella versione definitiva.

Gli orari di bar e ristoranti 

Il Dpcm interviene anche sugli orari degli esercizi che lavorano nella ristorazione che potranno rimanere aperti dalle 5 sino alle 24 “con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle 18 in assenza di consumo al tavolo". Sul punto il premier ha già messo le mani avanti: “Consapevoli che chiediamo sacrifici economici agli imprenditori, c'è l'impegno del governo a venirgli incontro". Una promessa di ristoro che però non è stata ancora messa nero su bianco. 

L'appello di Conte alla responsabilità

In conferenza stampa Conte ha invece fatto appello ancora una volta al senso di responsabilità degli italiani: "Le misure più efficaci rimangono comunque le precauzioni di base: l’utilizzo della mascherina, il distanziamento personale e l’igiene delle mani. Facciamo soprattutto attenzione in quelle situazioni in cui abbassiamo la guardia. Quando incontriamo i parenti e gli amici ad esempio siamo più vulnerabili. In queste situazioni, soprattutto in queste situazioni ma non solo, occorre la massima precauzione".

Perché aspettare potrebbe non essere una buona idea

Il premier ha parlato di "progressività" delle misure adottate ("la strategia non è e non può essere la stessa della primavera") spiegando che "dobbiamo attendere un po’ di giorni per vedere i risultati di questi sacrifici". Basterà ad evitare il peggio? Come ha fatto notare ieri Paolo Giordano sul 'Corriere della Sera' in una situazione come la nostra "ogni giorno di attendismo, di misure parziali, di discussione interna sulle nove di sera o le dieci o le undici; ogni giorno di rimpallo fra governo e regioni non equivale a un giorno in più dei semi-lockdown che infine verranno introdotti, ma a molti giorni di più".

Secondo Giordano dovremmo infatti smetterla di parlare del lockdown comunemente inteso e inizare a considerare i lockdown nel senso di chisure mirate e selettive, da adottare solo nelle aree dove la crescita del contagio è già esponenziale.

Con l’ultimo Dpcm il Governo ha invece preferito nicchiare consapevole che oggi molti italiani sono spaventati più dagli effetti di nuove serrate che dal virus stesso. Il banco di prova sarà ancora una volta la tenuta del sistema sanitario perché - è perfino banale dirlo - un Paese senza ospedali è un Paese destinato a chiudere. In conferenza stampa Conte ha sciorinato numeri e dati per evidenziare il lavoro fatto dal Governo, ma ad oggi ben 17 regioni su 20 sono sotto la soglia di sicurezza per i posti in terapia intensiva. Se la curva del contagio non dovesse flettere, il rischio di un nuovo caos nei reparti si farebbe molto concreto. E a quel punto a decidere non sarebbero né Conte né i tecnici del Cts, ma lo stesso principio di realtà.  

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