Mercoledì, 2 Dicembre 2020
Italia

Le restrizioni anti Covid? Per l'Oms il nuovo Dpcm è giusto e anche la Germania potrebbe copiarci

Serviranno almeno trenta giorni per vedere gli effetti delle ultime restrizioni decise dal governo. E se tante proteste arrivano dal mondo degli esercenti, i medici plaudono a Conte: "In bar e ristoranti maggior rischio di contagio"

Anche la Germania scivola verso un lockdown parziale. Secondo la Bild, l'annuncio arriverà mercoledì mentre dall'organizzazione mondiale della Sanità Maria Van Kerkhove plaude all'ultimo dpcm varato in Italia: "Misure messe in atto per ridurre l'opportunità delle persone di riunirsi aiuteranno ma sta anche a noi prendere decisioni su come ci riuniamo con gli altri, che sia in un ristorante, in un bar o a casa. Dobbiamo essere in grado di socializzare ma minimizzando i rischi". 

Un mese per vedere gli effetti delle chiusure

Secondo il professore Antonio Cascio, docente di Malattie infettive e tropicali all’università di Palermo, intervistato da Sandra Figliuolo per Palermotoday  le ultime restrizioni possono essere efficaci per far diminuire il numero dei contagi, anche se “ne vedremo gli effetti non prima di venti, trenta giorni. Misure che, ad avviso dell’esperto, sono necessarie, ma forse un po' troppo severe soprattutto per quanto attiene alle scuole superiori. Guardando invece al passato, per il professore, l’errore più grande commesso nei mesi estivi è stato quello di riaprire le discoteche. Il vaccino? "Non prima della prossima estate".

I numeri sono abbastanza chiari e l’epidemia si sta diffondendo sempre più velocemente, secondo lei le limitazioni appena introdotte a livello nazionale possono essere efficaci?

“I dati sono abbastanza preoccupanti perché la curva dei contagi sta effettivamente salendo in maniera esponenziale. In questo momento, quindi, è giusto stare attenti e limitare gli spostamenti: le persone escono senza un reale motivo e stanno vicine, si scambiano anche effusioni e questi sono comportamenti che possono essere pericolosi. Ciò che non è essenziale va evitato, anche se naturalmente, purtroppo, ha dei riflessi negativi su determinati settori economici”.

Infatti queste restrizioni hanno provocato delle proteste. Si poteva fare diversamente, vista la situazione sanitaria? Ci sono evidenze scientifiche sul fatto che, tanto per fare un esempio, un bar sia più pericoloso di un ufficio?

“Sì, c’è uno studio americano secondo il quale i bar, i caffè, i ristoranti e i pub sono i luoghi dove più alto è il rischio di contagio. Ritengo che le ultime restrizioni siano state fatte con criterio: sono sempre scelte difficili e nessuno ha la verità in tasca. Tuttavia, avrei lasciato aperte le scuole superiori per gli studenti di prima e di quinta, ovvero per coloro che hanno maggiormente bisogno di essere seguiti di presenza. Spero anzi che la norma possa essere rivista perché di fatto facendo entrare tutti gli alunni di prima e magari a giorni alterni quelli dell’ultimo anno si riuscirebbe comunque a garantire il distanziamento. La scuola è un posto sicuro, il pericolo si annida in tutto ciò che gira intorno ad essa, dai mezzi pubblici agli incontri tra ragazzi dopo le lezioni”.

E per il resto?

“Non c’è dubbio per il resto che siano limitazioni un po’ severe, che colpiscono tante attività dove magari però le regole contro il contagio vengono rispettate, ma sappiamo che non è possibile andare a controllare ogni singolo caso. Sono misure che possono essere efficaci: in tanti purtroppo non comprendono che in questa fase dobbiamo cambiare le nostre abitudini, stare distanti, indossare la mascherina e rinunciare ad attività che ci espongono a rischi. Dobbiamo affrontare questo momento senza isterismi. Molte persone hanno una paura esagerata ed immotivata: se rispettiamo le regole elementari di igiene e distanziamento davvero è possibile tenere lontano il virus”.

Quando, secondo lei, vedremo i risultati di queste nuove limitazioni?

“Vedremo un miglioramento non prima di venti giorni o un mese e comunque dovremo poi riaprire gradualmente per evitare che la curva riprenda a salire”.

Darà dei frutti a suo avviso anche l’aver introdotto l’obbligo di indossare sempre la mascherina?

“La mascherina tenuta sempre in molti casi non serve proprio a nulla, non è necessaria, ma aver obbligato i cittadini ad indossarla ha comunque fatto sì che adesso la portino sempre anche nei contesti in cui invece è fondamentale per proteggerci, come sui mezzi pubblici e nei negozi, per esempio. E questo è un dato positivo”.

Prima dell’estate tutti si chiedevano se il caldo avrebbe influito sull’evolversi della pandemia, ora è inevitabile, con l’inverno alle porte, chiedersi che impatto avrà invece il freddo…

“Come ho già spiegato in passato, non è questo il punto da analizzare per affrontare l’epidemia. In inverno comunque la situazione può essere più complessa perché il virus vive meglio: diminuiscono i raggi ultravioletti e tendiamo a stare in locali chiusi e dunque più vicini, cosa che agevola il contagio”.

E, a proposito d’estate, cosa dal suo punto di vista non ha funzionato? Avremmo dovuto mantenere per esempio il blocco degli spostamenti tra regioni e Paesi?

“No, un turismo intelligente non comporta di per sé un aumento dei contagi. Se ci si sposta in altre regioni o Stati, ma si continuano a rispettare le regole, il rischio non dovrebbe aumentare in modo significativo. L’errore è stato quello di riaprire le discoteche”.

Tutte le speranze di ritornare alla normalità sono riposte nel vaccino. Davvero secondo lei potrà essere disponibile già a dicembre come ha sostenuto il presidente del Consiglio?

“Non credo che si potrà avere il vaccino prima dell’estate”.


 

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