Giovedì, 3 Dicembre 2020

Chi spinge Conte verso il lockdown

Il premier dice che dobbiamo evitare chiusure generalizzate ma da giorni si parla di una nuova stretta in arrivo nel week end o la prossima settimana. La chiedono gli scienziati, i dottori, il suo ministro della Salute e il Pd. Ma lui resiste. Preoccupato per la salute ma anche per l'economia. E forse pure per Palazzo Chigi

Giuseppe Conte torna a escludere un lockdown "generalizzato", anzi dice che "dobbiamo evitarlo". Da giorni c'è chi lo dipinge come restìo ad adottare un nuovo Dpcm con un lockdown "morbido" in Italia e a misure più rigide sulla scuola. Il presidente del Consiglio dice che "rimaniamo vigili e pronti a intervenire dove necessario in qualsiasi momento" ma la verità è che la paura è un sentimento che si autoalimenta e i 19mila casi di positivi al coronavirus registrati dal bollettino della Protezione Civile non fanno che mettere ulteriormente sotto pressione il suo governo che è già diviso tra chi vorrebbe una stretta importante entro il week end e chi vorrebbe attendere almeno dieci giorni, ovvero il tempo di pesare l'effetto delle misure dell'ultimo Dpcm prima di muoversi ancora. Il problema è che il tempo sta per scadere. 

Chi spinge Conte verso un Dpcm per il lockdown in Italia

Nei giorni scorsi sui giornali si scriveva che con più di 2300 persone in terapia intensiva sarà necessario il lockdown per non mandare in sofferenza gli ospedali e che il governo sarebbe pronto, nel caso, a dichiararlo. Si era indicata la data del 25 ottobre per il nuovo Dpcm e la smentita di prammatica da parte del governo sembrava quasi confermarlo. Di certo basta ripercorrere l'ultima settimana per capire che la pressione nei confronti del governo sta aumentando. Venerdì scorso l'agenzia di stampa Ansa scriveva che il Comitato Tecnico Scientifico aveva chiesto al governo di inserire nel Dpcm in preparazione (quello del 18 ottobre) il coprifuoco e la didattica a distanza alle scuole superiori. Subito dopo il coordinatore del Cts Agostino Miozzo faceva sapere all'AdnKronos che non c'era stato alcun pressing da parte dell'ente ma soltanto problemi da discutere con l'esecutivo. 

Dopo qualche ora il capodelegazione del Partito Democratico Dario Franceschini in una dichiarazione all'Ansa usciva allo scoperto: "Ho chiesto ieri al presidente Conte una riunione appena sarà rientrato da Bruxelles per decidere senza indugio nuove misure nazionali per contenere il contagio, ovviamente d'intesa con le Regioni". Conte, di ritorno dai funerali di Iole Santelli, cominciava una lunga consultazione di due giorni con gli enti locali al termine della quale pubblicava il Dpcm 18 ottobre ma non prima di aver scatenato una furiosa polemica proprio con sindaci. In conferenza stampa, illustrando il Dpcm, Conte diceva che i primi cittadini avrebbero avuto la facoltà di chiudere vie e piazze in presenza di assembramenti La stessa cosa diceva una bozza pubblicata anche da Today.it e fatta circolare ovunque a ridosso della firma del provvedimento anche se era evidente, dalle annotazioni del testo, che non si trattava di una forma definitiva. 

dpcm 18 ottobre bozza-2

Passano poche ore e, sorpresa!, nel testo definitivo scompare il riferimento ai sindaci e il testo diventa talmente neutro che non si capisce esattamente chi disponga di questo famoso e fantomatico potere di chiudere vie e piazze: "Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private''. Il presidente dell'Anci Antonio Decaro ha ricordato oggi in radio come è andata la vicenda: "Abbiamo fatto riunioni ininterrottamente, da sabato a domenica scorsi e poi siamo stati tenuti all'oscuro del provvedimento". Durante la giornata di lunedì le parti si sono riavvicinate. Per senso istituzionale i primi cittadini hanno comunque accettato l'impegno: "I sindaci possono chiudere strade e piazze ma i controlli spettano alle forze dell'ordine: lo abbiamo fatto perché abbiamo senso di responsabilità ma ciò non toglie che il metodo seguito dal Governo sul tema coprifuoco a noi sindaci è sembrato una scorrettezza istituzionale, per questo abbiamo protestato". 

Il governo e le spinte verso la stretta del lockdown in Italia  

Non appena varato il Dpcm 18 ottobre, spogliato di tutte le caratteristiche di cui si era parlato nei giorni precedenti a partire dallo smart working per la pubblica amministrazione fino alle norme sulle scuole superiori chieste al governo da alcune Regioni - ma senza che nessuno si sia fatto avanti anche davanti all'opinione pubblica per rivendicarle - era sembrato ai più piuttosto soft. Dietro la scelta c'era una questione oggettiva: la velocità della crescita dei positivi nella settimana precedente era stata meno tumultuosa di questa. E c'era forse dietro anche una questione politica. Ovvero che rispetto al primo lockdown il clima nel paese è cambiato e se a marzo la gravità della situazione aveva travolto tutti ora nei sondaggi ci si chiede cosa abbiano fatto le istituzioni per evitare il bis avendo a disposizione tutta l'estate per evitare l'affollamento delle terapie intensive. Una domanda imbarazzante per il governo così come per i governatori. 

A questo c'è da aggiungere la cosa più importante, ovvero che l'economia italiana non può permettersi un nuovo lockdown come quello del marzo scorso se non al prezzo di danni nettamente più ingenti. Eppure la settimana cominciata con un nuovo Dpcm sta finendo con una serie di forze che chiedono a Conte un altro Dpcm. Lo fanno cento scienziati con un appello a Conte e Mattarella in cui si chiede "di assumere provvedimenti stringenti e drastici nei prossimi due o tre giorni" per "evitare che i numeri del contagio in Italia arrivino inevitabilmente, in assenza di misure correttive efficaci, nelle prossime tre settimane, a produrre alcune centinaia di decessi al giorno". Lo fa il dottor Massimo Galli dell'ospedale Sacco, chiedendo "il coprifuoco in tutta Italia se necessario". Lo fa, tra le righe, il suo ministro della Salute Roberto Speranza. Lo fanno gli editorialisti dei giornali con sempre maggiore aggressività, ma questo forse è l'ultimo dei problemi di Palazzo Chigi. 

Lo fa in un'intervista il vicesegretario del PD Andrea Orlando: "Abbiamo una aggressione alla salute simmetrica che però riceve risposte asimmetriche, ogni governatore dà risposte diverse che creano confusione. Il Dpcm è stato scritto con l'esigenza di essere un minimo comune denominatore, dicendo cose che però lasciano un range largo. Bisognerà restringere questo range e dire cose a cui tutte le regioni si devono attenere. Dobbiamo evitare un lockdown economico a ridosso di Natale che sarebbe la cosa più devastante che si possa immaginare". E si immagina che il vicesegretario concordi una dichiarazione con il suo segretario.

conte dpcm lockdown italia-2

Lo fa anche il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che dice che è indispensabile decidere subito il lockdown in Italia e annuncia che la Campania "si muoverà in questa direzione a brevissimo" anche se alcune delle strette che il governatore auspica non sono fra i suoi poteri. Conte per ora resiste, preoccupato di certo per la salute degli italiani, forse anche per l'economia e in qualche modo anche per la sua permanenza a Palazzo Chigi dopo la fine dell'emergenza. Fino a quando ci riuscirà?

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