Venerdì, 7 Maggio 2021

Cos'è questa storia del Dpcm modificato e delle nuove zone rosse e arancioni per evitare il lockdown nazionale

Si allontana l’ipotesi della serrata totale, l’esecutivo valuta la possibilità di introdurre misure più rigide nei week end e/o cambiare i parametri che determinano l’ingresso nella fascia con maggiori restrizioni. Per gli esperti del Cts le aree gialle non bastano più

Foto di repertorio

Tanti lockdown (regionali) per evitare il lockdown (nazionale). Mentre si allontana l’ipotesi di una super zona rossa, il governo studia altre possibilità per abbassare la curva dei contagi. Nell'istanza presentata dal governo al Comitato Tecnico Scientifico si sottolinea "il progressivo mutamento del quadro epidemiologico" e si sollecita un'indicazione "sulla necessità di implementare le misure di mitigazione e contenimento del virus".

Alcune indicazioni di massina da parte del Cts sono arrivate già questa mattina, ma verosimilmente una decisione non verrà presa prima di venerdì. E la ragione è evidente: prima di introdurre nuove restrizioni, Palazzo Chigi vuole valutare l’andamento della curva epidemiologica. Va da sé che se tra oggi e giovedì dovesse esserci una stabilizzazione dei casi si potrebbe intervenire con misure più blande, mentre un’ulteriore recrudescenza dell’epidemia non lascerebbe spazio a molte possibilità. Ma ormai ci sono pochi dubbi sul fatto che il Dpcm varato lo scorso 2 marzo sarà modificato. In che modo? Le ipotesi in campo sono sostanzialmente due (e potrebbero essere anche complementari):

  • Zona rossa nei week end su tutto il territorio nazionale con la possibilità (ancora da valutare ma a quanto pare caldeggiata dal Cts) di lasciare l'Italia in arancione o "giallo rafforzato" nei restanti giorni della settimana;
  • La possibilità di far scattare la zona rossa in automatico, nelle Regioni in cui l’incidenza supera la soglia dei 250 casi/settimana per 100.000 abitanti.

Dalla riunione tra i componenti del Comitato Tecnico Scientifico sono emerse diverse raccomandazioni che ora il governo dovrrà decidere se raccogliere. Tra le altre cose, gli esperti avrebbero fatto notare che le zone gialle in questo momento non sono sufficienti per mitigare la curva epidemiologica. E dunque servirebbe un sistema a "semaforo" tra arancione e rosso come quello adottato a Natale.

Il Cts avrebbe avanzato anche altre richieste: 

  • ridurre l'incidenza per ristabilire il tracciamento dei contatti;
  • velocizzare la trasmissione dei dati per evitare di fare valutazioni su dati vecchi;
  • estendere la campagna vaccinale a più soggetti possibili e nei tempi più brevi possibile. Per gli esperti c'è la necessità di potenziare il sequenziamento del virus per individuare prima possibile le varianti;

La zona rossa automatica nelle Regioni con un alto numero di casi

Dalla riunione di questa mattina è arrivato anche il via libera degli esperti all'intervento per modificare i parametri che determinano la classificazione dei colori delle Regioni, e nella fattispecie l’ingresso nella fascia con maggiori restrizioni. Di recente sempre più studiosi hanno messo in evidenza i limiti di una classificazione basata sull’indice Rt, un parametro preciso ma anche retrospettivo e quindi per certi versi inefficiente, perché in ritardo di molti giorni quando bisogna decidere le zone rosse, arancioni e gialle. E con la diffusione di varianti più contagiose del Sars-Cov-2 ogni giorno è importante. Del resto è evidente che qualcosa non funziona più, o non funziona come dovrebbe. L’aumento dei contagi è lì a testimoniarlo. Va peraltro osservato che l'introduzione del criterio di 250 casi ogni 100mila abitanti era già stato proposto alle Regioni a gennaio, ma in quel caso venne rifiutato dai governatori. Ora però non c’è più tempo per tergiversare. Se la modifica dovesse passare, molte Regioni finirebbero automaticamente in rosso. Stando ai dati dell’ultimo monitoraggio Iss sono 5 le Regioni e province autonome in cui l’incidenza è superiore ai 250 casi ogni 100mila abitanti. E vale a dire:

  • Lombardia
  • Marche
  • Emilia Romagna
  • Pa Trento
  • Pa Bolzano

Altre Regioni come Abruzzo e Campania hanno invece un’incidenza molto vicina alla soglia-limite. Si tratta di dati riferiti alla scorsa settimana e dunque vanno presi solo come esempio (il nuovo report dell’Iss è atteso per venerdì), ma possono dare un’idea del cambio di paradigma.

Verso nuove chiusure: la zona rossa nei week end e le altre ipotesi sul tavolo

L’altra idea sul tavolo è quella di istituire una zona rossa nazionale valida però solo nei week end sulla scorta del modello adottato alle vacanze di Natale. In quel caso il lockdown "a giorni alterni" è riuscito a scongiurare l’esplosione dei contagi durante le feste e dunque potrebbe funzionare ancora. Si tratta ovviamente di una misura che servirebbe a mitigare l’epidemia e non ad abbassare drasticamente la curva dei contagi, ma d’altra parte in questo momento l’obiettivo principale sembra essere quello di guadagnare tempo in attesa che la campagna vaccinale decolli. I componenti del Cts avrebbero però anche fatto notare che le zone gialle si stanno rivelando inefficaci nel contenimento dell'epidemia. Da qui l'ipotesi di rendere più severe le regole in queste aree o, altra ipotesi, lasciare l'Italia in arancione nei giorni feriali e rossa in quelli festivi e prefestivi. 

Sul tavolo ci sono anche altre possibilità:

  • La chiusura dei negozi dove sono chiuse le scuole.
  • Il rafforzamento della zona rossa nelle aree dove la variante inglese e brasiliana sono più diffuse per contenere i focolai;

Super zona rossa: si allontana l'ipotesi di un lockdown totale

Sembra invece aver perso consistenza l'ipotesi di una super zona rossa, ovvero di un lockdown vero e proprio della durata di tre settimane, ipotesi che non convince il centrodestra, ma neppure esponenti dei 5 Stelle come il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri.

Che oggi, raggiunto da Rainews24, ha espresso il suo punto di vista. "Io non sono per un lockdown generalizzato e nazionale - ha detto Sileri -, anche perché in questi mesi abbiamo visto che le restrizioni locali funzionano. Sono per misure chirurgiche, là dove corre più il virus sulla base di quanto ci dicono i parametri nazionali, che ci hanno consentito di ritardare la terza ondata. Certamente bisogna intervenire nei luoghi dove i contagi sono alti ma anche tenere conto che oggi abbiamo una variabile importante dalla nostra parte e cioé i vaccini e che molti di più al netto dei ritardi ne arriveranno in questi mesi". Secondo il sottosegretario "la combinazione delle chiusure dove il virus corre di più e delle vaccinazioni che hanno interessato già 1,5 milioni di anziani, consentirà tra pochissime settimane di vedere la luce in fondo al tunnel".

Anche Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova e docente di microbiologia dell'ateneo cittadino, ha espresso qualche dubbio sull’ipotesi di un lockdown generalizzato. "Penso che il provvedimento sul tavolo del Cts", il Comitato tecnico scientifico per l'emergenza Covid-19 che si riunisce oggi per indicare nuove restrizioni, "vada nella direzione giusta: cercare di spegnere la trasmissione" del coronavirus Sars-CoV-2 "e di vaccinare più persone possibili".

Però, ha spiegato Crisanti ad 'Agorà', su Rai3, "è improponibile un lockdown che poi si ripropone con un altri lockdown. Ci vuole un piano chiaro e preciso che sia l'ultimo, e. "L'agenda quest'anno l'ha dettata il virus - ha osservato l'espero - Indipendentemente dai governi, se ogni vita conta le misure a disposizione sono poche e sono sempre quelle. Ora abbiamo anche l'arma formidabile del vaccino. La novità è la variante inglese che ha una capacità di trasmissione estremamente elevata e poi c'è la minaccia di varianti potenzialmente resistenti al vaccino", contro le quali "ci deve essere tolleranza zero. Laddove si manifestano e c'è un focolaio - avverte il virologo - bisogna chiudere tutto stile Codogno, perché non possiamo permetterci che si diffondano nel Paese": significherebbe "dover resettare l'orologio un anno indietro".

Secondo le indiscrezioni uscite sui giornali, il governo avrebbe però fissato una soglia da non superare: quella dei 30mila contagi al giorno. Se la terza ondata dovesse travolgerci non resterebbe che un'unica via d'uscita. Quella di chiudere tutto, esattamente come fece Conte un anno fa. 

Le richieste del Cts al governo

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