Domenica, 17 Gennaio 2021

Lo stato d'emergenza fino ad aprile, il nuovo Dpcm e il no al lockdown delle Regioni che rischiano la zona rossa

Il governo Conte programma due decreti da varare entro il 15 gennaio per la nuova stretta. Ma gli Enti Locali si oppongono alla zona rossa facilitata: sei territori rischiano di finirci da domenica

Il governo pensa di prorogare lo stato d'emergenza fino al 30 aprile 2021 mentre prepara entro il 15 gennaio un decreto legge e un nuovo Dpcm per le zone rosse nelle regioni e punta sul divieto di asporto nei bar per impedire gli assembramenti. Ma gli enti locali si oppongono alla modifica dei criteri per le aree e il percorso dei nuovi provvedimenti appare più accidentato. Mentre il presidente della Lombardia Fontana annuncia la zona rossa. E c'è chi, come Massimo Andreoni, pone il problema dei test antigenici per valutare i nuovi positivi, mentre Andrea Crisanti boccia i nuovi criteri per la zona rossa. 

Lo stato d'emergenza in proroga fino ad aprile e il no al lockdown delle regioni a rischio zona rossa con il nuovo decreto

La proroga dello stato d'emergenza fino al 30 aprile è stata annunciata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella riunione con i capigruppo di maggioranza che si è svolta ieri sera. La decisione non è ancora stata presa ma c'è una sostanziale novità rispetto alle date circolate nei giorni scorsi (30 marzo e 31 luglio) mentre il "ritmo" trimestrale delle proroghe verrebbe rispettato visto che l'ultima proroga era arrivata in ottobre e la penultima a luglio. Perché il governo vuole prorogare lo stato d'emergenza? La norma consente di seguire iter più snelli sia per quanto riguarda il settore sanitario, sia per l’approvvigionamento dei dispositivi sanitari.

Nella dichiarazione fatta il 31 gennaio 2020 veniva specificato che era "necessario provvedere tempestivamente a porre in essere tutte le iniziative di carattere straordinario sia sul territorio nazionale che internazionale, finalizzate a fronteggiare la grave situazione internazionale determinatasi". Lo stato d'emergenza viene proclamato dal Consiglio dei ministri in base alla legge legge 24 febbraio 1992 n. 225 (Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile) come da ultimo modificata dal D.L. n. 59/2012 (Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile) e  consente anche di saltare alcuni passaggi per l’affidamento degli appalti che in questo modo non devono avvenire in assegnazione diretta, ma seguono comunque percorsi agevolati. Dallo stato d'emergenza dipendono i poteri del commissario straordinario Domenico Arcuri e in una certa misura anche i Dpcm. 

Già, il Dpcm. Ieri il ministro della Salute Roberto Speranza ne ha parlato a Che tempo che fa annunciando un'ulteriore stretta: "Le misure restrittive funzionano e con molta probabilità resterà il divieto di spostamento tra regioni. Con l'ultima ordinanza abbiamo già stretto i parametri e domani incontreremo le regioni e mercoledi sarò in Parlamento e tra giovedi e venerdi ci prepariamo a un ulteriore dpcm: saranno confermate le norme vigenti con nuove restrizioni. C'è inoltre la variante inglese e quindi mantenere alta l'asticella di attenzione è fondamentale". L'estensione del divieto di spostamento tra regioni in zona gialla arriverà con un decreto legge e quindi viene per ora confermato lo schema legislativo di novembre e dei primi dicembre, quando i due provvedimenti arrivarono a distanza di un giorno l'uno dall'altro. In più si pensa di vietare l'asporto dai bar dopo le 18: gli esercizi potranno effettuare soltanto consegna a domicilio. E questo per evitare gli assembramenti davanti ai locali. 

L'incidenza dei casi, i contagi fino all'11 gennaio e la zona rossa nelle regioni

Anche il coprifuoco dalle 22 alle 5 verrà confermato, così come si pensa di istituire la famosa zona bianca (o verde) nelle regioni con indice di contagio Rt al di sotto di 0,50 e incidenza di casi ogni centomila abitanti al di sotto di 50. Sul tavolo anche la possibilità di riaprire i musei nelle regioni in zona gialla. Ma c'è un problema che sta per scoppiare con gli enti locali. L'intenzione di Palazzo Chigi è  quella di seguire le raccomandazioni di Istituto Superiore di Sanità e Comitato Tecnico Scientifico per varare il nuovo provvedimento che entrerà in vigore il 16 gennaio: se l'incidenza settimanale dei casi supera i 250 casi ogni centomila abitanti, la regione finisce automaticamente in zona rossa. Ma nell'incontro di domani i governatori hanno già annunciato di volersi opporre: "Quel limite non l'ha chiesto nessuna regione - fa sapere il presidente della Conferenza degli Enti Locali Stefano Bonaccini - e, se volete la mia impressione, non entrerà fra quelli utilizzati per decidere la colorazione o lo spostamento delle Regioni". Quali regioni rischiano la zona rossa con la nuova norma? I dati aggiornati a ieri 10 dicembre dallo scienziato Paolo Spada su Pillole di Ottimismo dicono l'incidenza a sette giorni dei casi ogni centomila abitanti è così ripartita tra le regioni: 

  • Veneto: 422 
  • Friuli-Venezia Giulia: 406
  • Provincia Autonoma di Bolzano: 296
  • Emilia-Romagna: 289
  • Provincia Autonoma di Trento: 252
  • Marche: 252
  • Sicilia 230

La media italiana attuale è 201. Ma il governo non ha ancora fatto sapere quale orizzonte temporale verrà utilizzato per decidere la collocazione in zona rossa delle regioni e nemmeno se l'incidenza sarà a 7 o a 14 giorni (il report settimanale dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute comunica entrambi i dati). Nel monitoraggio vengono utilizzati i dati della settimana precedente ma la stima dell'incidenza è un parametro che si può aggiornare anche giorno per giorno. E l'utilizzo del parametro era stato spiegato con la volontà di agire più velocemente per decretare le restrizioni. E Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, in una intervista a "Il Messaggero" fa sapere che l'ondata di Natale è attesa per la prossima settimana e aggiunge che servirebbe il lockdown ma l'economia non può reggerlo: "Qui c'è la considerazione drammatica alla quale ormai siamo arrivati dopo un anno di restrizioni larghe, strette, di provvedimenti rigorosi e meno rigorosi. E cioé che, dopo un anno così, è chiaro che il Paese sia in grande sofferenza. In alcune categorie sono alla disperazione: spettacolo, turismo, ristorazione, sport. Quindi, pur rendendoci conto che ovviamente la soluzione migliore sarebbe quella che abbiamo preso a marzo-aprile, ovvero il lockdown totale e nazionale, non possiamo più farlo". "Ecco perché - continua il coordinatore del Cts - sono state immaginate decisioni dure, severe, restrittive, attraverso nuovi parametri che tentano di aiutarci ad abbassare l'incidenza, però cercando di convivere con la pandemia e soprattutto facendo in modo che alcuni settori della vita economica e sociale del Paese possano riprendere". "L'immunità di gregge - ricorda Miozzo - non arriverà prima della fine dell'estate, inizio autunno. Dovremo convivere con il Covid forse per qualche anno, anche se la vaccinazione ci consentirà di non provare più la paura che ci sta facendo adesso".

Il decreto legge del 13 gennaio per lo stato d'emergenza

Il Corriere della Sera fa sapere oggi che Palazzo Chigi potrebbe varare un Dpcm oppure soltanto un decreto legge con il quale prorogare le misure del Dpcm precedente e anche lo stato di emergenza: l’idea è procedere "di trimestre in trimestre", per cui la data di scadenza dovrebbe essere fissata al 30 aprile. Se tutto va bene il decreto legge sarà approvato mercoledì 13 gennaio, dopo che Speranza avrà presentato le nuove misure in Parlamento e dopo che Conte avrà riunito il Consiglio dei ministri.

Il Dpcm confermerà il sistema delle fasce di rischio, che fanno scattare le misure delle zone gialle, arancioni e rosse. Ai tre colori se ne aggiungerà un quarto. La fascia bianca è stata pensata per indicare una «prospettiva di uscita dalla pandemia». L’Istituto superiore di sanità sta studiando i parametri perfar scattare ilritorno alla vita quasi normale: Rt sotto 1 e livello molto basso di rischio. Cinema, teatri, sale da concerto, palestre e piscine potranno riaprire e gli spostamenti saranno liberi. Per ora purtroppo nessuna regione è a rischio così basso.

E l'ingresso automatico in zona rossa dovrebbe saltare anche per un'altra questione: il verbale della Cabina di Regia pubblicato dal ministero della Salute spiega che "In base ai dati, quando viene raggiunta una incidenza settimanale di 300 casi per 100.000 abitanti, sia considerando l’intera popolazione che la popolazione di età pari o superiore ai 50 anni, si verifica un sovraccarico (avvenuto o imminente) dei servizi assistenziali nella maggior parte delle Regioni". Ma la zona rossa, in base al decreto del 5 gennaio, scatta comunque quando l’Rt arriva a 1,25 e il rischio è che le regioni rallentino i test del tampone per non superare le soglie. 

I contagi di Natale e l'arrivo della terza ondata

Sembra invece rientrata l'ipotesi di far scattare la zona arancione nei week end in tutta Italia. Non dovrebbe cambiare la norma che prevede la possibilità una sola volta al giorno e per un massimo di due persone (oltre ai minori di 14 anni) di andare a trovare amici o parenti. Nel provvedimento, oltre alla scuola, entrerà molto probabilmente anche la proroga della chiusura degli impianti da sci, che al momento dovrebbero riaprire il 18 gennaio. Resteranno ancora chiuse palestre e piscine, così come teatri e cinema. Intanto da oggi, quando riapriranno le scuole superiori in sole tre regioni (Valle d'Aosta, Toscana e Abruzzo), quasi tutta Italia tornerà in zona gialla, eccezion fatta per Calabria, Emilia-Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto che resteranno in arancione. Per tutti, però, varrà il divieto di spostamento tra regioni, salvo che per esigenze lavorative, motivi di salute o rientro nelle proprie abitazioni, domicili o residenze. 

Intanto  Massimo Andreoni collega i contagi di Natale con la terza ondata: "Spero e penso che i numeri dei contagi che vediamo siano la stabilizzazione di quello che è accaduto durante le vacanze di Natale, e questa è in parte la terza ondata", ha detto il direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, intervenendo ad 'Agorà' su Rai 3. "Se la vogliamo chiamare così - ha sottolineato - questa è già una terza ondata, anche se il termine non mi piace perché quello che vediamo e legato ai nostri comportamenti. E' un virus che sta circolando in misura maggiore o minore a seconda di come ci comportiamo: se ci atteniamo alle misure di contenimento i numero dei contagi scende un po', se non lo facciamo sale. Lo possiamo fare anche 20 volte, e quindi potremmo avere un numero di ondate indefinito". "Nei prossimi giorni - ha concluso l'esperto - assisteremo a una stabilizzazione dei casi. Sappiamo, infatti, che i dati dei positivi sono in ritardo di circa 2 settimane rispetto ai comportamenti che teniamo. Essendo oggi all'11 gennaio sono già passati oltre 14 giorni dal 25 dicembre, quindi dovremmo esserci". 

E Andrea Crisanti boccia il piano del governo: "I nuovi criteri sulle zone rosse non sono abbastanza. Quando si arriva a certi numeri vuol dire che poi avremo un numero inaccettabile di morti", dice l'ordinario di Microbiologia all'Universita' di Padova, a "The Breakfast Club" su Radio Capital. "A quei livelli - spiega Crisanti - crescono le possibilità di mutazioni. E questa non è una cosa buona mentre ci si vaccina: si aumenta il rischio che si generino varianti resistenti". "Ai cittadini - sottolinea - arrivano dei messaggi incoerenti, tra cashback e negozi aperti non ci possiamo stupire che la gente giri per strada a fare acquisti. Io sono per misure chiare, semplici e annunciate con anticipo". E sulla variante inglese Crisanti aggiunge: "responsabile dei contagi in Veneto? Se così, allora bisogna fare come in Gran Bretagna: tutto chiuso e strade d'accesso per la regione bloccate". "Per dimostrare che i contagi sono causati dalla variante inglese - specifica - bisogna dimostrare che rappresenti l'80% delle mutazioni isolate e in questo momento così non è. Se in Italia dovesse imporsi la variante inglese, allora per raggiungere l'immunità di gregge bisognerebbe superare la soglia del 70% di persone vaccinate".

EDIT ORE 8,44: In Lombardia "la scorsa settimana l'Rt si è improvvisamente innalzato a 1,24 e tenendo conto dei nuovi parametri ci stiamo sicuramente avvicinando alla zona rossa": così ha spiegato il presidente della Lombardia Attilio Fontana a Sky TG24. "Mi auguro che questi numeri si invertano" ha aggiunto, ma se non avverrà il rischio della zona rossa è più che concreto. E in questo caso, la zona rossa prevede "la chiusura delle scuole", tutte. "Stiamo peggiorando in tutti i parametri". 

Sempre in primo piano il tema, tutt'altro che semplice, delle tipologie di tamponi effettuati in questa fase. "Mi preoccupa un po' la discussione di questi giorni sui tamponi antigenici che dovrebbero entrare nella valutazione della circolazione del virus: abbiamo troppi dati per dire che i tamponi antigenici sono spesso falsamente negativi, per cui aumentare il denominatore dei tamponi fatti utilizzando un test non sempre attendibile e' pericoloso per valutare l'andamento dell'epidemia" ha sottolineato intervenendo ad "Agora'" su Raitre Massimo Andreoni, direttore scientifico della Societa' italiana di malattie infettive. Sono giorni decisivi per capire che mesi ci attendono. E serve chiarezza su ogni aspetto e ogni indicatore che potrebbe portare a nuove restrizioni.

EDIT ORE 10,09: "Mi preoccupa un po' la discussione che si sta facendo in questi giorni sui tamponi antigenici, che dovrebbero entrare nella valutazione della circolazione del virus perché abbiamo troppi dati che ci dicono che sono spesso falsamente negativi", ha detto Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana malattie infettive (Simit), durante la trasmissione Agorà su Rai Tre, in merito alla decisione, prevista da una circolare ministeriale, di riconoscere la validità dei test antigenici rapidi di ultima generazione nel determinare i positivi al coronavirus, a fianco dei tamponi molecolari. "L'RT - ha aggiunto Andreoni, ordinario di Malattie Infettive all'Università di Roma Tor Vergata - è certamente un buon parametro per vedere quanto sta circolando il virus, così come il numero di casi su 100.000 abitanti, che è anche più facile da capire". Al contrario "aumentare il denominatore dei tamponi fatto utilizzando un test spesso non attendibile è un po' pericoloso per valutare l'andamento dell'epidemia". 

EDIT ORE 10,38: Intanto i Nas fanno scattare i controlli sui vaccini in Sardegna. Sotto i riflettori, in particolare, c'è il modo in cui vengono conservati i vaccini per verificare che tutte le procedure previste vengano rispettate. Nei giorni scorsi i carabinieri del Nas sono stati praticamente in quasi tutti gli ospedali isolani, dall'azienda Brotzu, ai Covid Hospital Santissima Trinità e Binaghi, San Gavino, San Martino di Oristano, Cto di Iglesias, Sirai di Carbonia e via via tutti gli altri. I militari hanno anche chiesto gli elenchi delle persone a cui è stato già inoculato la prima dose di vaccino. Secondo quanto appreso, non si tratta di un'attività delegata, al momento, dalla Procura, nonostante nei giorni scorsi sia stato presentato un esposto dal segretario della Cisl Funzione Pubblica del Sulcis Iglesiente Claudio Nuscis con il quale ipotizza il "mancato rispetto delle priorità di vaccinazione". In pratica, secondo i sospetti del sindacalista, qualcuno avrebbe "saltato la fila" per ottenere prima degli altri la somministrazione della dose.

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