Venerdì, 18 Giugno 2021
Gli ultimi due "casi"

Chi e perché contesta i Dpcm

Dal ricorso al Tar del Lazio sull'uso della mascherina a scuola per i bambini tra i 6 e gli 11 anni all'ipotesi di una bocciatura delle misure anti covid da parte della Consulta

La protesta dell'associazione "Liberi cittadini" in Piazza Scala contro le misure del Dpcm anti covid, Milano, 14 dicembre 2020, ANSA / PAOLO SALMORAGO

Dpcm sta per decreto del presidente del Consiglio dei ministri ed è lo strumento principale con cui in questi mesi il governo ha legiferato sulle regole e le norme restrittive anti contagio. Tra undici giorni l'ultimo, quello del 3 dicembre 2020, perderà di validità e a partire dal 15 gennaio ne entrerà in vigore uno nuovo: l'Italia va infatti verso una nuova stretta, con l'adozione di misure e regole più rigide per contenere la diffusione del coronavirus. Ma c'è chi contesta i Dpcm, giudicandoli illegittimi. Dal ricorso al Tar del Lazio sull'uso della mascherina a scuola per i bambini tra i 6 e gli 11 anni all'ipotesi di una bocciatura delle misure anti covid da parte della Consulta, ecco gli ultimi due "casi".

Il ricorso contro il Dpcm sulle mascherine a scuola

La presidenza del Consiglio dei ministri dovrà consegnare al Tar del Lazio una "sintetica relazione" per chiarire le evidenze scientifiche alla base dell'imposizione dell'uso della mascherina anche durante l'orario scolastico per i bambini fra i 6 e gli 11 anni. Secondo quanto riferisce l'Ansa, l'ha deciso il presidente della prima sezione del tribunale amministrativo, nell'ambito di un ricorso proposto contro il Dpcm del 3 dicembre scorso nella parte in cui "non prevede l'esenzione o le circostanze di esenzione per i minori infradodicenni come previsto dalle indicazioni internazionali Oms e Unicef". Il giudice, pur considerando che nello specifico "non sussistono le condizioni per disporre l'accoglimento" della richiesta di sospensione cautelare urgente del decreto contestato "nelle more della celebrazione della camera di consiglio" già fissata il 27 gennaio prossimo, ha ritenuto di accogliere la richiesta istruttoria proposta, ordinando alla presidenza del Consiglio dei ministri di depositare in giudizio, nel termine di quindici giorni:

  • "Copia della dichiarazione di emergenza di sanità pubblica internazionale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 30 gennaio 2020, con cui venivano attivate le previsioni dei regolamenti sanitari internazionali e della successiva dichiarazione dell'11 marzo 2020, con la quale l'epidemia da Covid 19 è stata valutata come 'pandemia';
  • copia del verbale n. 133 della seduta del 3 dicembre 2020 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'ordinanza del Capo della Protezione civile 3 febbraio 2020 n. 630;
  • una sintetica relazione ed ogni altro elemento utile a chiarire le evidenze scientifiche poste alla base dell'imposizione dell'uso della mascherina anche ai bambini di età ricompresa fra i 6 e gli 11 anni, anche durante l'orario scolastico".

"La Corte Costituzionale boccerà le misure anti covid"

E veniamo all'ipotesi bocciatura. "Prima o poi anche la Consulta boccerà le misure anti covid". L'affermazione è del giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese che in un'intervista a La Verità dice: "Ci vuole del tempo perché l'accesso al giudice costituzionale in Italia è indiretto, cioè avviene attraverso un giudice di merito che ritenga non palesemente infondata la questione di costituzionalità" ma prima o poi la Corte interverrà. Secondo Cassese, il primo difetto dell'azione del governo è "questa imprevidenza", ovvero non aver apprestato per tempo gli strumenti per fronteggiare la pandemia. Oltre ad "aver trasposto contenuti normativi nei noti Dpcm, che sono atti amministrativi e quindi non dovrebbero avere contenuti normativi". Per Cassese, poi, all'esecutivo non mancano strumenti legislativi più adatti per intervenire: "Lo strumento c'è - dice - ed è il decreto legge. Che va adottato in casi straordinari di necessità e d'urgenza", conclude Cassese.

I due inconvenienti dei Dpcm secondo Cassese

Sabino Cassese aveva già espresso i suoi dubbi sui Dpcm. "Ogni possibilità di correggere l'orientamento del governo o dell'azione pubblica è un fatto positivo - aveva detto il 18 dicembre scorso ospite di "L'aria che tira" su La7 -. L'uso dei Dpcm presenta due possibili inconvenienti, da un lato l'invasione dell'azione legislativa, e capisco che la presidente del Senato abbia fatto riferimento a questo, dall'altro la confusione per i cittadini, c'è un succedersi troppo frequente di questi Dpcm".

(video embed da la7.it/laria-che-tira)

I Dpcm sono davvero illegittimi?

Nei giorni scorsi Italia Oggi ha parlato di una sentenza del tribunale civile di Roma in cui si sollevavano dubbi sulla legittimità dei Dpcm come strumenti di legge per la limitazione delle libertà costituzionali. La sentenza è del 16 dicembre scorso e porta la firma del giudice Alessio Liberati: sostiene che il Dpcm resta un atto amministrativo che non può restringere le libertà fondamentali anche se a "legittimarlo" è un atto che invece ha forza di legge, mentre la parte che non lo impugna - osserva il giudice - diventa essa stessa causa delle conseguenze negative sulla piena fruibilità dell’immobile.

L’emergenza sanitaria, si legge poi nell’ordinanza, non è "di per sé condizione impediente in termini assoluti": lo sono invece i provvedimenti adottati durante l’emergenza. Il Sole 24 Ore ha spiegato però che le considerazioni svolte dal tribunale costituiscono una valutazione svolta al fine di giudicare solo sul comportamento del singolo conduttore, senza ovviamente che ciò possa spiegare un effetto giuridico diretto sui provvedimenti straordinari del governo, i quali restano ad oggi perfettamente validi e vincolanti.

Il giudice di pace che annulla le multe emesse durante la quarantena

Nell'agosto scorso aveva fatto rumore la sentenza di un giudice di pace del tribunale di Frosinone che aveva annullato la multa comminata a padre e figlia per aver violato la quarantena durante il lockdown (i due erano stati bloccati fuori casa mentre erano diretti a fare rifornimento di acqua ad una fontanella a scheda) per "illegittimità addirittura dello stato di emergenza che può essere dichiarato solo dalla Protezione Civile, come recita appunto il Codice della Protezione Civile". La sanzione era stata revocata perché, secondo il magistrato onorario, lo stato di emergenza che il governo può decretare non contempla "il rischio sanitario". 

Il 20 novembre scorso però un altro giudice di pace, quello del tribunale di Busto Arsizio, ha preso una decisione completamente diversa, respingendo i ricorsi di due cittadini che erano stati trovati dai carabinieri a imbiancare le pareti del loro negozio allo scopo di sanificare l'ambiente e avevano addotto questa motivazione per uscire di casa. Una motivazione respinta perché "i due ricorrenti non svolgono il ruolo di imbianchini" e la loro scelta di andare in negozio non era consentita in quanto "non tutelata come eccezione al divieto generale, cui i ricorrenti avrebbero dovuto attenersi". 

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