Venerdì, 7 Maggio 2021
Meno risorse per l'idea Conte

Cashback a rischio con il governo Draghi

Rischia di chiudere prima di quanto non si pensasse la misura voluta dell'ex Premier Conte per incentivare i pagamenti con la moneta elettronica. Risorse dimezzate dal Recovery plan. Ci ragiona il Ministero dell'Economia e addio superpremio

Cashback - FOTO ANSA

Al massimo 2 miliardi e mezzo dall’Europa per il cashback di Stato contro i 5 previsti, dei 209 totali del Recovery plan. Così si va verso un taglio netto alle risorse destinate alla riforma con cui il precedente governo Conte aveva favorito l’uso della moneta elettronica. E adesso il rischio è che la misura non arrivi neppure a fine 2022. A riportarlo è Il Messaggero, che spiega come le altre risorse verrebbero spostate su altre misure in grado di stimolare l’uso della moneta elettronica, sfavorendo l’uso del contante soprattutto per i piccoli acquisti. 

Il punto è anche che il cashback oggi non raccoglie neppure un grande favore politico. Nella migliore delle ipotesi non ci si esprime e anzi si guarda con indifferenza alla manovra di Conte. Poi ci sono anche partiti come Forza Italia, che avevano Forza Italia aveva chiesto pubblicamente di spostare su altro le risorse in arrivo da Bruxelles. E’ di poco fa l’attacco della presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini per cui l’Italia, con più poveri e una ripresa economica lontana, non può permettersi di “investire” sull’esperimento cashback: “I cinque miliardi stanziati dal governo Conte, metà di quelli destinati alla digitalizzazione della Pa, sono un bonus dagli obiettivi labili ma soprattutto demagogici, che si scontra col principio di realtà. Quando le risorse sono scarse, vanno utilizzate al meglio e quella ingente somma va dirottata su destinazioni più urgenti, quali il reddito di emergenza o la riforma fiscale”. Perfino il comandante generale della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana, in audizione sulla riforma dell'Irpef, sul cashback aveva detto che "sarebbe meglio concentrarlo sulle categorie a maggior rischio di evasione fiscale rispetto alle altre”, segnalando come "per la categoria di spese per cui spetta la detrazione Irpef del 19%, non si è invogliati a pretendere lo scontrino” e ipotizzando "correttivi, periodici interventi di manutenzione, anche per migliorare il saldo di finanza pubblica”.

Ma il vero nodo della questione è che, come avevamo anticipato mercoledì scorso, il cashback non piace neppure all’Europa. Il motivo? Non contribuisce alla crescita del Prodotto Interno Lordo. Dunque, se è vero come è vero che il governo Draghi ha già detto di voler cancellare tutte le misure che non sono in linea con le raccomandazioni dell'Unione Europea, allora pare chiaro come il cashback vada verso un ridimensionamento. 

Problemi anche per il supercashback, il premio da 1.500 euro per i primi 100mila che effettueranno più pagamenti digitali nell’arco di un semestre. Non va a beneficio dell’iniziativa il fatto che siano stati segnalati i furbetti, che frazionano ogni minimo acquisto per scalare la classifica e arrivare nella parte alta e vincere così i premi. 

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