Mercoledì, 14 Aprile 2021

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Dall’inferno in Libia al limbo della Diciotti, così Eden e Faven sono arrivati in Italia: il racconto

La testimonianza di due ragazzine eritree, ospiti dello Sprar di Cerignola, dove sono arrivate dopo aver lasciato il loro paese e aver attraversato il Mediterraneo. Oggi vanno a scuola e frequentano corsi, ma vogliono ricongiungersi con i familiari in altri paesi europei. Il racconto su FoggiaToday

Eden e Faven sono due ragazze eritree di 18 e 17 anni. Erano sulla nave Diciotti, che nell’agosto dell’anno scorso restò per giorni con decine di migranti a bordo dopo un rimpallo di responsabilità tra Italia e Malta e il braccio di ferro con Matteo Salvini e la sua politica dei “porti chiusi”, prima di riuscire a farli sbarcare nel porto di Catania. Oggi Eden e Faven sono ospiti dello Sprar di Cerinogola, in provincia di Foggia. Giovanna Greco e Roberto D’Agostino di FoggiaToday le hanno incontrate, per farsi raccontare la loro storia.

Le loro famiglie sono rimaste in Eritrea. Eden e Faven sono partite da sole e si sono conosciute durante il viaggio attraverso la Libia. “Ci picchiavano”, raccontano, parlando di “mazzate” ricevute per convincere le famiglie a pagare altro denaro. Le due ragazzine sono state anche testimoni di diverse morti durante il loro lungo viaggio.

“Tutte vengono sistematicamente violentate, alcune sono arrivate qui in situazioni compromesse", racconta Angelo Minardi, che gestisce lo Sprar di Cerignola. Quella di Minardi è una vita nel volontariato e nella sua comunità educativa, voluta da monsignor Nunzio Galantino e realizzata all'interno di un bene confiscato alla mafia. Dal 2016 è anche Sprar minori, uno dei due presenti sul territorio. Eden e Feven sono state inviate lì. Oggi vanno a scuola, hanno appena completato un corso di operatore sociale. "Cerignola come punto di partenza per una vita normale, siamo orgogliosi di questo”, dice l'assessore alle Politiche sociali, Rino Pezzano.  "Ma il loro desiderio è ricongiungersi con un familiare in altri paesi europei, non vogliono restare in Italia - continua Minardi -. Purtroppo si fa un gran parlare di rimpatri e ricongiungimenti ma la burocrazia resta lentissima, l'impresa è proibitiva”.

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