Venerdì, 27 Novembre 2020
Stati Uniti d'America

Coronavirus: la città in cui sta andando tutto male

I numeri sono stellari negli Usa. Ma è soprattutto lo Stato della Stella Solitaria, il Texas, a presentare uno scenario da incubo. Che cosa sta succedendo a El Paso, sul Rio Grande: detenuti per spostare i cadaveri, famiglie che piangono sei morti. E nessun lockdown

Foto Ansa/Epa (archivio)

Gli Stati Uniti hanno registrato 161.934 nuove infezioni da coronavirus e 1.707 decessi nelle ultime 24 ore. I numeri sono stellari: un totale di almeno 11.357.322 casi e 248.672 morti. Ma è soprattutto lo Stato della Stella Solitaria, il Texas, a presentare uno scenario da incubo in queste settimane. Non è un caso che ci sia infatti anche il Texas tra i quattro Stati in cui il colosso farmaceutico Pfizer inizierà il progetto pilota di somministrazione del suo vaccino per Covid-19. 

Il coronavirus picchia duro a El Paso in Texas

Al confine con il Messico, a El Paso, circa 680mila abitanti, le cose stanno andando male. Ma male per davvero. Ci sono almeno 36mila positivi (e sono solo quelli ufficiali) nella contea. Quasi 80mila da inizio emergenza in totale. I pazienti Covid-19 rappresentano oltre la metà di tutti i ricoveri ospedalieri. La curva del contagio continua imperterrita a salire. La BBC ha individuato vari trend, segnali, fatti, storie, episodi che indicano quanto sia seria la situazione sulle sponde del Rio Grande. Primo punto: i casi aumentano di oltre un migliaio al giorno. Ormai da quando il virus ha fatto la sua comparsa nel Sud degli States nei primi mesi del 2020, a El Paso si sono infettate tante persone quante nell'intera Grecia o nell'intera Libia. Hanno perso la vita poco meno di 800 cittadini.

La pressione sulle strutture sanitarie è molto forte: in città sono più di 1100 i pazienti positivi al coronavirus ricoverati in ospedale. Un ricoverato texano ogni sei è a El Paso. Il centro congressi della città è stato trasformato in un ospedale con decine di letti per i pazienti meno gravi. Nonostante le centinaia di letti approntati in molte strutture provvisorie, si prevede che se la curva del contagio non fletterà, saranno tutti occupati entro la fine della prossima settimana. L'obitorio cittadino non basta più, e quindi si sta facendo ricorso ai rimorchi refrigerati. Sono dieci gli obitori mobili operativi nella contea. Arrancano anche le imprese di pompe funebri, che cercano soluzioni logistiche di fortuna per mantenere le salme in ambienti refrigerati: "L'ondata dell'estate è nulla in confronto a quello che stiamo vivendo adesso" dice un addetto del settore.

Il Texas Tribune racconta che a El Paso ci si è rivolti alle prigioni locali per chiedere aiuto. I detenuti sono stati fotografati (e le foto diffuse sui social network hanno colpito molti) mentre spostavano i corpi delle vittime del Covid presso l'ufficio del medico legale, aiutando a caricarli negli obitori mobili. Le autorità hanno assicurato che si tratta di detenuti condannati per reati minori, che si sono proposti come volontari, che vengono equipaggiati con tutti i dispositivi di protezione e vengono pagati 2 dollari l'ora. Ma è il segno di quanto sia pesante l'emergenza. Il numero di pazienti ospedalizzati nella città del Texas occidentale è aumentato di quasi dieci volte dall'inizio di settembre. Già all'inizio di questo mese, il Dipartimento della Difesa ha inviato squadre mediche per aiutare le pompe funebri locali a costruire uno spazio refrigerato aggiuntivo.

La donna che ha perso sei parenti per Covid-19

E poi ci sono le storie, le vite, i lutti. Negli ultimi sei mesi, una donna di El Paso ha perso sei dei suoi familiari a causa del Covid.  Bonnie Soria Najera ha detto a Good Morning America, programma della rete televisiva ABC, che suo zio è stato l'ultimo a morire domenica. Negli scorsi mesi ha dovuto seppellire i suoi genitori, due zie e un cugino.

"Stavano tutti molto attenti", ha detto. "Facevano il minimo indispensabile: la spesa al supermercato, andare a un appuntamento dal dottore". Il virus non li ha risparmiati. La madre della signora Najera è risultata positiva a maggio. Dopo tre giorni, era in terapia intensiva. Anche suo padre si è ammalato nella prima ondata, ed è stato ricoverato in un altro ospedale di El Paso. Una settimana dopo il ricovero, sua madre è morta. Un'ora dopo, Bonnie ha appreso che anche suo padre era stato trasferito in un reparto intensivo con un ventilatore polmonare. Sarebbe morto tre settimane dopo. Lei stessa si è ammalata ma si è ripresa. Quando ha iniziato a sentirsi meglio, ha saputo che sua cugina e sua zia erano morte entrambe dopo aver contratto il coronavirus. E la scorsa settimana anche un'altra zia è morta in ospedale. Najera chiede ai texani di rispettare almeno il distanziamento sociale.

Nessun lockdown a El Paso

In tutto ciò, nessun lockdown è stato realmente messo in atto in questa ondata. Venerdì scorso infatti una corte d'appello statale ha nuovamente bloccato la chiusura delle attività non essenziali della contea di El Paso, che sarebbe dovuta durare fino al 1° dicembre. Un approccio che non convince molti residenti: non si vede la fine dell'emergenza al momento. Con il Ringraziamento e il Natale che incombono, i timori aumentano: che cosa succederà a El Paso, che qualcuno ha già definito la "ground zero" del Covid-19 negli Usa?

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