"Io, malato terminale a 31 anni, vi racconto il senso della vita"

Elliot Dallen, affetto da carcinoma adrenocorticale all'ultimo stadio, scrive una straordinaria lettera pubblicata dal Guardian : "La vita è divertimento, fatene quello che potete. Perché ogni vita, se vissuta bene, è abbastanza lunga"

Elliot Dallen insieme alla sorella

"La vita per me è vivere, non solo accumulare anni". Per questo Elliot Dallen, 31 anni, malato terminale di cancro, decide di interrompere alcune cure sperimentali che stavano rendendo la sua routine letargica e "una volta accettato l'inevitabile, ovvero che non esisteva trattamento e che potevo solo aspettare", si pone faccia a faccia con l'ultima sfida, quella "emotiva e mentale" che lo costringe a "riflettere". E a scrivere. Le sue parole, un flusso di coscienza per lui e una lezione di vita per i lettori, diventano una straordinaria lettera pubblicata tra le pagine del The Guardian. "E spero che la morte imminente mi conceda la licenza di sembrare prematuramente saggio ed eccessivamente grandioso", precisa con il pragmatico sarcasmo di cui è permeato l'intero testo, "perché ho avuto il tempo di pensare alle cose che sono veramente importanti per me e voglio condividere ciò che ho scoperto".

"Cancro terminale significa che non vedrò l'altro lato del lockdown"

La lettera di Elliot nasce nei giorni in cui Londra è in lockdown, quella fase storica in cui tutti siamo stati chiamati più che mai all'introspezione e che, per i malati di cancro, ha significato un isolamento ulteriore rispetto agli altri, perché più vulnerabili. "Sembrava che sarei rimasto bloccato da solo, senza luce alla fine del tunnel e senza il conforto di amici o familiari", scrive Elliot, affetto da carcinoma adrenocorticale, che in quei giorni vede sopraggiungere una consapevolezza: "Cancro terminale significa che non vedrò mai l'altro lato del lockdown". Era il 4 aprile, l'emergenza coronavirus un'incombenza all'apparenza senza fine. Oggi però, cinque mesi dopo, a fare l'enorme differenza è stato l'arrivo della sorella nel suo appartamento. "Durante i momenti peggiori, come lo shock della diagnosi, i down mentali e la debilitazione della chemio, era difficile immaginare futuri momenti di gioia. Allora ho trovato conforto nel ricordare quello che ho: una famiglia straordinaria, le amicizie strette nel privilegio della vita che ho avuto". Non a caso, tra i primi insegnamenti che Elliot lascia in eredità, c'è la gratitudine. E tutta la lettera sono braccia protese verso il prossimo, in termini privati e di tematiche sociali. 


Elliot non sa quanto gli resta da vivere ("Non ho chiesto una prognosi specifica, perché non credo ci sia molto da guadagnare nel farlo, ma penso che sia questione di settimane"), può solo immaginare quanti ricordi gli saranno negati ("Forse i figli dei miei amici mi chiamerebbero zio Elliot e forse verso i quarant'anni, ancora single, avrei organizzato un viaggio in Mongolia"), ma conosce con certezza ciò sarebbe bene riservasse a noi il futuro. "I primi tre decenni della mia vita sono stati piuttosto standard. Beh, in realtà erano fantastici e tutto stava andando alla perfezione per quanto riguarda lavoro, salute, relazioni e amici",  accenna in una considerazione evidentemente illuminante per il presente di chiunque. "Avevo anche dei progetti per il futuro, mi mancheranno il matrimonio e una carriera fiorente", ma "tutti muoiono e ci saranno sempre luoghi ed esperienze mancanti nella vita di chiunque: il mondo ha troppa bellezza e avventura perché una persona possa vederlo. Non sono il solo ad essere stato interrotto e penso che il mio tempo sia stato abbastanza buono". 

"Una vita, se vissuta bene, è abbastanza lunga"

Tradotto: "Una vita, se vissuta bene, è abbastanza lunga". Una contezza che ciascuno ha il diritto, o forse il dovere, di declinare secondo propria coscienza. Potrebbe significare investire nel lavoro o nella famiglia, oppure viaggiare e praticare sport. L'importante è che, "quando ti ritrovi a scivolare nel pilota automatico, ti riprendi e ti godi il ​​movimento, se puoi. Prenditi cura del tuo corpo perché è l'unico che hai ed è dannatamente brillante". A questo proposito, la consapevolezza di una fine imminente cambia anche l'approccio rituale all'invecchiamento: "Sono arrivato a considerarlo un privilegio. La maggior parte delle persone presume che vivrà fino a tarda età, ma nessuno dovrebbe lamentarsi di compiere di un anno in più, di avere altri capelli grigi o una ruga. Se ritieni di non aver sfruttato al meglio il tuo ultimo anno, prova a utilizzare meglio il prossimo". 

"Concedetevi il lusso di essere vulnerabilii"

Come farlo? Tra gli inviti a cui Elliot tiene maggiormente, c'è quello di concedersi il lusso di essere vulnerabili e di connettersi con gli altri in una società in cui "ad essere premiata è invece l'indipendenza, ovvero una cosa che spesso il cancro ti toglie lentamente". "Questo aspetto della malattia", confida "era naturalmente una pillola piuttosto difficile da ingoiare per un maschio sano di vent'anni, ma imparare ad accettare aiuto mi ha regalato i due anni migliori della mia vita. La vulnerabilità mi ha mostrato quali persone fenomenali sono mia sorella e i miei genitori: le parole non possono rendere giustizia a quanto hanno fatto per me". 

Lo sguardo si amplia poi alla causa sociale. Al Black Lives Matter e ai disperati tentativi dei migranti di attraversare la Manica, perché "sono coloro che non hanno avuto il privilegio della vita che ho vissuto io, sia in virtù della socioeconomia, dell'etnia o del paese in cui sono nato. Cerco sempre di ricordarmelo". E al pianeta da proteggere perché "presto me ne andrò, ma l'umanità dovrà ancora affrontare l'enorme sfida di ridurre le emissioni di carbonio e salvare gli habitat dalla distruzione. Durante la mia permanenza qui, infatti, ho avuto la fortuna di vedere alcune meraviglie naturali e capire quanto siano preziose. Si spera che le generazioni future potranno dire lo stesso". L'augurio, conclude, è quello di un enorme sforzo collettivo.

In queste settimane, tra gli amici e i parenti di Elliot si parla di costituire un piccolo ente di beneficenza in sua memoria che possa aiutare i giovani adulti malati di cancro nel Regno Unito. Ma il vero patrimonio al futuro, il 31enne, lo ha già scritto di suo pugno, sfidando la sorte che gli ha negato il domani: "La vita è divertimento. Fatene ciò che potete". 

In basso, una foto di Elliot Dallen (Crediti Facebook)

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