L'emergenza del sistema di emergenza: il volontariato si mobilita contro la riforma

L'impianto del sistema di emergenza urgenza è garantito grazie all'apporto delle associazioni di volontariato, Croce Rossa, Anpas e Misericordie. Ora la riforma del settore rischia di complicare le cose e rendendo il tutto più costoso ed inefficiente

L'emergenza del sistema di emergenza: una iperbole degna di un paese in cui dopo aver chiamato il 112 per chiedere aiuto si potrebbe essere costretti ad aspettare una ambulanza che tarderà sempre di più ad arrivare, specialmente se ci si trova in un posto isolato. 

Una suggestione cupa tratteggiata a Today.it da Flavio Ronzi, segretario generale della Croce Rossa Italiana che insieme alle associazioni di volontariato Anpas Misericordie sarà domani in Piazza Montecitorio per chiedere al Governo un incontro e un confronto costruttivo sul sistema di emergenza urgenza 118/112.

La riforma del 118: come cambierà (forse) il sistema delle chiamate d'emergenza

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Ma perché i volontari sono costretti a scendere in piazza? Il segretario generale della Croce Rossa lo spiega in poche semplici parole. La maggior parte dell'impianto del soccorso di emergenza italiano è garantito grazie all'apporto delle associazioni di volontariato e la riforma del settore - caldeggiata da ben tre proposte di legge - rischia di rendere marginale se non di annullare il ruolo dei volontari, aumentare i costi del servizio per le Regioni e, sopratutto, complicare gli interventi di emergenza nel territorio. 

"È urgente aprire un tavolo di confronto con il Governo per migliorare la riforma del settore, tenendo insieme tutte le professionalità senza cancellare di fatto l'apporto del volontariato dal sistema di emergenza/urgenza" spiega Ronzi.

Segretario, partiamo da una suggestione forse banale, quanto pesa l'apporto del volontariato nel sistema di emergenza?

"Il 70 per centro è garantito dalle associazioni del volontariato. Solo per fare un esempio la Regione Lombardia esternalizza ai volontari il sistema del soccorso di emergenza per 80 milioni di euro l'anno".

Parliamo degli autisti delle ambulanze?

"Esattamente, autisti che hanno appreso competenze in materia di primo soccorso e che aiutano infermieri e medici nelle pratiche di emergenza fino all'arrivo in ospedale. Per capirci lo stesso servizio avrebbe un costo maggiore se svolto da personale dipendente: per citare ancora una volta il caso della Lombardia salirebbe dagli attuali 80 milioni di euro fino a 250 milioni di euro all'anno".

Ecco, qual è dunque la criticità del sistema e perché ora si sta creando questa "emergenza dell'emergenza"?

"Il sistema che fornisce soccorso in caso di una chiamata di emergenza non è retto da una normativa uniforme. I volontari sono tenuti a seguire dei corsi di formazione di 150 ore, ma se in Lombardia esiste una norma regionale che impone il corso come obbligatorio, non è così in altre zone d'Italia dove sono invece le singole Aziende Sanitarie Locali  ad essere competenti di certificare la formazione.

Ora la riforma in discussione in Parlamento verte sulla professionalizzazione della figura dell'autista-soccorritore che, diversamente dal personale sanitario (medici ed infermieri), è solo un tecnico. I corsi professionalizzanti cui dovrebbero essere tenuti gli autisti soccorritori salirebbe fino a 1000 ore, un impegno chiaramente insostenibile per chi presta servizio come volontario e che - ovviamente - ha altri impegni lavorativi".

Qui salta quindi l'impianto del sistema?

"Se da una parte il desiderio di qualifica professionale è un desiderio legittimo, si rischia che per fare una cosa buona si metta in pericolo l'intero sistema. Sono già state depositate tre disegni di legge senza che sia stata avviata una interlocuzione con le associazioni direttamente interessate. La "professionalizzazione della gestione dell'emergenza" così come è stata incardinata farà aumentare il costo del servizio e saltare l'impianto del volontariato.

E se andasse in crisi il sistema pensiamo a cosa succederebbe ad esempio alla Regione Lazio dove le ambulanze sono gestite con un sistema misto". 

Con quale rischi?

"Il territorio italiano è disseminato di piccoli centri e borghi, in molti di questi il presidio sanitario è garantito dai volontari. Si tratta di effettuare a volte uno o due interventi a settimana. Se saltasse questo impianto immaginate di dover fare una chiamata al numero di emergenza, che deve poi far partire una ambulanza dall'ospedale più vicino che a volte è lontano anche 50 chilometri. 

Se vogliamo migliorare il sistema anziché professionalizzare il volontariato si parta dall'aumentare il personale sanitario - infermieri e medici - all'interno del sistema di emergenza".

I numeri del volontariato

Nel 2017 la sola croce rossa italiana contava di oltre 162mila volontari suddivisi in 1145 sedi in tutto lo stivale.

numeri croce rossa-2

Le "Misericordie" e i suoi oltre 60mila volontari attivi si trovano ad operare sopratutto in Toscana dove contano ben 311 sezioni, ma anche in Sicilia (81),  Sardegna (18), Calabria (18), Basilicata (3), Puglia (41), Campania (67), Lazio (26), Abruzzo (12), Molise (4), Marche (2), Umbria (8), Emilia Romagna (14), Liguria (1), Veneto (2), Friuli (3), Lombardia (3), Piemonte (6) e Trentino (1). Per ANPAS i numeri indicano circa 90mila volontari. 

I numeri di emergenza

È bene ricordare la riforma dei numeri di richiesta di soccorso dopo l'introduzione del Numero Unico Europeo di Emergenza 112.

Pertanto tutte le telefonate di emergenza e soccorso effettuate a

  • Carabinieri (112)
  • Polizia (113)
  • Vigili del Fuoco (115)
  • Emergenza Sanitaria (118)

confluiscono in una Centrale Unica di Risposta. L’operatore individua l’esigenza e smista la chiamata all’Ente competente.

È stata da poco introdotta inoltre una applicazione per smartphone che permette di inviare automaticamente all’operatore le coordinate geografiche dell’utente.

"Where Are U" è il nome dell’app ufficiale del Numero Unico Europeo di Emergenza 112: grazie al profilo personale, che l’utente compila al momento di installazione dell’app, l’operatore è immediatamente a conoscenza dell’identità del chiamante e delle informazioni utili a prestare il soccorso.

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