Domenica, 7 Marzo 2021

Da oggi le donne iniziano a lavorare gratis: è l’Equal Pay day

Una data simbolica quella del 4 novembre 2020, scelta dall’Unione europea per la giornata della parità retributiva: la paga oraria di una lavoratrice è circa il 16% in meno rispetto a un collega uomo, quasi due mesi di stipendio non retribuito. Intanto in commissione Lavoro alla Camera è stato approvato all’umanità il testo base della proposta di legge di Chiara Gribaudo (Pd) “contro l’ingiustizia del gender pay gap”

Foto di repertorio Pixabay

Oggi è la Giornata europea della parità retributiva. Significa che da oggi 4 novembre 2020 le donne europee smettono simbolicamente di essere pagate rispetto ai loro colleghi maschi per lo stesso lavoro e iniziano a lavorare gratis. Nell’Unione europea si stima che la paga oraria di una donna che lavora sia in media il 16% in meno rispetto a un collega uomo, ossia quasi due mesi di stipendio non retribuito. Tutto questo avviene a 60 anni da quando il principio della parità di retribuzione è stato scritto nei trattati europei, nonostante pochi ma lenti miglioramenti. 

Alla base del divario contribuito ci sono diversi fattori. Le donne sono quelle che più spesso hanno contratti di lavoro a tempo parziale, lavorano in settori a bassa retribuzione e devono fare i conti con il cosiddetto “soffitto di vetro” che impedisce loro di far carriera o ottenere lo stesso trattamento economico dei colleghi uomini. Inoltre il più delle volte è sulle loro spalle che pesa la responsabilità della cura e della gestione delle famiglia. 

Equal Pay Day e #StessaPaga

Con la parità salariale il PIL globale può crescere fino al 35% in più entro il 2025 e per la Banca d’Italia stima che il PIL italiano può crescere di mezzo punto l’anno: eppure in Italia la parità salariale è ancora un miraggio, denuncia Prime Donne, la scuola di politica al femminile di +Europa, che in occasione dell’Equal Pay Day ha lanciato la campagna #StessaPaga. La campagna intende denunciare apertamente e la discriminazione salariale, informare sugli impatti a livello economico, chiedere misure per la trasparenza di remunerazioni e contratti, invitando nel contempo le donne e gli uomini a segnalare situazioni di disparità. 

Prime Donne ricorda come secondo il Report del World Economic Forum l’Italia si posizione in fondo alla classifica, al 125esimo posto su 153 mentre per Eurostat il gender gay nel settore privato è del 20,7%, inserendo così il nostro paese al 18° posto su 24 paesi membri. Un divario che aumenta con il ridursi del livello di inquadramento, ricordano le esponenti di Prima Donne: per gli operai il gap è dell’11% rispetto al 9% dei dirigenti.

“Il gap retributivo più ampio si riscontra nei settori in cui vi è una maggiore presenza e occupazione femminile: servizi alla persona, industrie tessili, abbigliamento, arte, moda. Sebbene la presenza di forza lavoro femminile sia qui preponderante, quella maschile è retribuita di più. In termini assoluti, però, i settori in cui la differenza salariale è maggiore rimangono quelli più ricchi: finanza, commercio e servizi. Questa disparità è visibile anche all’interno del sistema pensionistico. La differenza della pensione media fra contributori di sesso maschile e femminile è di circa 4 mila euro, il che equivale ad un divario di genere del 30%”

Una situazione resa ancora più difficile dall’emergenza legata al coronavirus, come ricorda Costanza Hermanin, ricercatrice allo European University Institute e fondatrice di Prime Donne. “Pochi mesi la disoccupazione femminile risulta più che triplicata rispetto a quella degli uomini”.

Una proposta di legge sulla parità salariale

Cecilia Delia, portavoce della conferenza delle Democratiche, ha definito una “buona notizia” che proprio oggi in commissione Lavoro alla Camera “il testo base sulla parità salariale, proposto dalla relatrice democratica Chiara Gribaudo, sia stato approvato all’umanità”. La proposta di legge di Gribaudo, ricorda PrimeDonne prevede una revisione del Codice delle Pari Opportunità (Dlgs 198/2006), finalizzata a stabilire un obbligo di pubblicazione delle misure aziendali volte a colmare le diseguaglianze e a garantire pari rimunerazioni nelle imprese con più di 50 dipendenti. “Tale proposta è raggiungibile grazie a una maggiore trasparenza dei dati sui salari, che dovranno essere accessibili anche ai dipendenti, e con l’introduzione di controlli e sanzioni che concretizzino questi nuovi obblighi” e a breve anche la Commissione europea publicherà una proposta sulla trasparenze dei salari. 

“È una grande soddisfazione - ha commentato Gribaudo in una nota - che proprio oggi, nella giornata europea dell'Equal Pay Day, siamo riusciti ad arrivare ad un testo unificato per le pari opportunità sul luogo di lavoro. È il risultato di uno sforzo di condivisione da parte di più forze politiche che puoò dare una risposta importante alle donne lavoratrici italiane, contro l'ingiustizia del gender pay gap”. 

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