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Lunedì, 4 Marzo 2024

Violetto Gorrasi

Giornalista

Cosa significa davvero che l'esercito italiano deve tenersi pronto alla guerra

Anche se a fine febbraio il governo italiano ha approvato un decreto legge per autorizzare l'invio di armi, mezzi ed equipaggiamenti militari all'esercito di Kiev, per aiutare le truppe a difendersi dagli attacchi della Russia, l'Italia oggi non è in guerra. Il nostro paese aderisce non da oggi alla Nato, l'alleanza militare nord-atlantica tra molti paesi europei e gli Stati Uniti nata nel 1949, in contrapposizione all'Urss, per rafforzare le difese degli alleati e garantire che chiunque avrebbe ricevuto l'aiuto degli altri in caso di attacco. Due concetti assodati e fattuali, a prescindere dal credo politico di ciascuno, tanto per sgombrare subito il campo da eventuali equivoci. Proprio per questo la lettera inviata nei giorni scorsi dallo Stato maggiore dell'esercito (Sme) ai vari comandi di vertice in cui sono articolate le forze armate italiane, può (e secondo noi deve) essere definita scontata, visto quanto sta succedendo in Ucraina, a pochi chilometri dai confini europei. Eppure ha suscitato scalpore e allarme, oltre alle immancabili polemiche.

Parliamo della circolare datata 9 marzo e firmata dal generale Bruno Pisciotta, capo di Stato maggiore dell'esercito, per mettere in "stato di allerta" le nostre forze armate (potete leggerla in versione integrale in fondo all'articolo). In sintesi, nel documento si raccomanda ai comandi militari di tenersi pronti ad ogni eventualità, visto il teatro di guerra a est, attuando alcune azioni con effetto immediato. Si invita, per esempio, a valutare con cura le domande di congedo anticipato, "in quanto in un momento caratterizzato dall'intensificarsi delle tensioni geopolitiche deve essere effettuato ogni possibile sforzo" per non privarsi di personale specializzato che potrebbe tornare utile in un potenziale contesto di guerra. E si specifica che tutte le attività di addestramento dei soldati dovranno essere orientate al "warfighting", cioè alle esercitazioni di combattimento.

La circolare dello Stato maggiore dell'esercito in Pdf

Nulla di allarmante o clamoroso, ma la conseguenza diretta di ciò che sta avvenendo a Kiev e dintorni, considerando l'eventualità - al momento piuttosto remota ma comunque possibile - che questo conflitto possa coinvolgere direttamente anche un paese Nato o le forze che aderiscono all'alleanza. A diffondere il documento sui social è stato il segretario nazionale di Rifondazione comunista-sinistra europea Maurizio Acerbo. Quest'ultimo ha definito "gravissima" la circolare in questione e ha scritto che "il nostro esercito si prepara a combattere. È la dimostrazione lampante che il nostro paese è già parte cobelligerante del conflitto in corso".

E ancora, con toni vieppiù allarmanti: "Cittadini/e sono tenuti all'oscuro di come il governo ci stia sciaguratamente trascinando in una guerra i cui sviluppi, se si continua su questa strada, saranno devastanti. Chi ha prestato servizio nelle forze armate negli ultimi trent'anni non ha mai visto una circolare dello stato maggiore dell'esercito di questo tenore - scrive il segretario nazionale di Rifondazione comunista-sinistra europea -. A questa sciagurata mobilitazione di truppe si aggiunga che ancora non è dato sapere che tipo di armamento stiamo inviando in Ucraina. Il governo chiarisca immediatamente al paese. Bisogna fermare questa spirale di guerra. Si riprenda la strada della diplomazia".

Beninteso, qui siamo tutti d'accordo sugli ultimi due concetti espressi da Acerbo (la guerra da fermare e la diplomazia da privilegiare), anche perché ci sembrano le uniche affermazioni oculate nella sua intemerata social. La circolare dello Stato maggiore dell'esercito è certamente di "allerta", è doverosamente esplicita, ma non è un documento classificato come segreto. Nessuno, insomma, nasconde niente ai cittadini. Difatti, lo Sme ha risposto facendo sapere che la lettera era "ad uso interno e di carattere routinario", un documento "con cui il vertice di forza armata adegua le priorità delle unità dell'esercito, al fine di rispondere alle esigenze dettate dai mutamenti del contesto internazionale".

"Trattasi dunque di precisazioni alla luce di un cambiamento che è sotto gli occhi di tutti", ha concluso lo Stato maggiore dell'esercito, cercando di placare gli inutili allarmismi. Dovrebbe essere "sotto gli occhi di tutti", appunto, ciò che sta avvenendo in Ucraina. In un contesto simile, cosa dovrebbe fare un esercito se non mettere sull'allerta le proprie truppe, ponendo l'accento sulle esercitazioni e l'addestramento? Nessun manuale di geopolitica o di strategia militare spiega che questo vuol dire essere uno stato cobelligerante.

I vertici militari e i soldati fanno il loro lavoro, sperando sempre che le pratiche di "warfighting" rimangano un "allenamento" e che non si debba mai entrare in azione. Altri, i politici per esempio, dovrebbero trovare il modo di fermare l'escalation con la diplomazia. L'unica cosa che conta davvero. Anche perché la pace è qualcosa di serissimo, non propaganda fine a sé stessa.

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