Sabato, 8 Maggio 2021
La sentenza che fa discutere

Mario voleva morire seguendo la legge ma per i giudici non può farlo

Nonostante la sentenza Cappato: il tribunale di Ancona nega il suicidio assistito ad un 42enne. Un vulnus giuridico che mostra tutti i ritardi del parlamento

Eutanasia - FOTO ANSA

Aveva chiesto di mettere fine alla propria vita legalmente, ma l’azienda ospedaliera del suo territorio gli aveva negato questa possibilità e così aveva fatto ricorso, trascinando l’Asur locale in tribunale. Ma oggi è arrivata la sentenza del giudice civile, che ha dato ragione all’ospedale, respingendo il ricorso del paziente. Protesta l’associazione Luca Coscioni, il cui pool di avvocati, coordinato dalla segretaria Filomena Gallo, ha rappresentato Mario (nome di fantasia), il 42enne anconetano tetraplegico che ora dovrà rinunciare al suicidio assistito.

Infatti il giudice, pur riconoscendo in Mario una persona con i requisiti previsti dalla Corte Costituzionale, rimarca come quella sentenza non si possa applicare in ambito sanitario, almeno non senza una vera legge sul fine vita da parte del Parlamento. Secondo la sentenza non può essere l'indicazione della Corte Costituzionale a vincolare i sanitari a procedere con il suicidio assistito nei confronti di un paziente che lo richieda. Ma il ricorso di Mario si basava anche sul fatto che l’Asur non avrebbe neppure effettuato i controlli previsti e propedeutici per stilare una relazione, sulla base della quale poi si sarebbe dovuto esprimere il Comitato etico. E anche su questo il giudice rileva come quella valutazione fosse stata fatta, seppur in modo conciso. Nel dispositivo si legge che:

“Non sussistono motivi per ritenere che, individuando le ipotesi in cui l’aiuto al suicidio può oggi ritenersi lecito, la Corte abbia fondato anche il diritto del paziente, ove ricorrano tali ipotesi, ad ottenere la collaborazione dei sanitari nell’attuare la sua decisione di porre fine alla propria esistenza; né può ritenersi che il riconoscimento dell' invocato diritto sia diretta conseguenza dell’individuazione della nuova ipotesi di non punibilità, tenuto conto della natura polifunzionale delle scriminanti non sempre strumentali all’esercizio di un diritto”.

Sentenza comunque non condivisa dall’associazione per i diritti civili: “Il Tribunale di Ancona ha negato tramite decisione, la possibilità per Mario, di accedere alla morte assistita in Italia. – spiega l’avvocato Gallo - Con questo provvedimento il Tribunale dorico disconosce la sentenza della Consulta sul “caso Cappato”.

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Infatti nella sentenza si legge come il richiamo alla decisione sul caso “Cappato” riguardi l’ambito penale, cioè  tutti quei casi (non punibili) in cui altri soggetti aiutino le persone con determinati requisiti e consapevoli ad accedere al suicidio. Un ambito che non c’entrerebbe con il caso di Mario. “Ma la Corte costituzionale – conclude Gallo - si pronunciava non solo sul caso concreto dell'aiuto fornito da Cappato a Fabiano Antoniani, ma anche, in assenza di un intervento legislativo da parte del Parlamento, integrava l’ordinamento con una specifica regolamentazione che stabiliva come e chi poteva accedere alla morta assistita in Italia. Sarà Mario a decidere se impugnare tale provvedimento. Insieme al Collegio dei Giuristi per la libertà dell’Associazione Luca Coscioni siamo a sua disposizione per individuare tutte le azioni del caso”.

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