Giovedì, 15 Aprile 2021
Pescara

Ex infermiera dona 10mila euro per i colleghi impegnati contro il coronavirus

"Posso solo immaginare che cosa possa essere successo in questi mesi terribili nelle terapie intensive", dice Eneide Lanciaprima, ex infermiera dell'ospedale di Pescara, che ha fatto una donazione al fondo #NoiConGliInfermieri

Infermiera nel pronto soccorso degli Spedali Civili di Brescia nel pieno della pandemia ANSA / Filippo Venezia

Anche lei è stata in corsia. Anche lei ha lavorato, è stata a fianco dei malati. Ma quando ha visto cosa hanno dovuto affrontare oggi gli infermieri impegnati in prima linea contro il coronavirus, ha voluto fare (ancora una volta) la sua parte. Eneide Lanciaprima, ex infermiera in servizio all'ospedale di Pescara, ha donato 10mila euro al fondo #NoiConGliInfermieri, lanciato e finanziato dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI).

Sapere i colleghi alle prese con una situazione inimmaginabile, che a molti è sembrata uno scenario di guerra, con i reparti e le terapie intensive piene di pazienti, ha toccato profondamente la signora Eneide.

"So bene quanto amore e quanta passione ci mettano gli infermieri nel loro lavoro – ha raccontato – e so altrettanto bene quanto sia duro questo mestiere. Posso solo immaginare che cosa possa essere successo in questi mesi terribili nelle terapie intensive. È stato come andare in guerra, con tutti i malati che arrivavano in barella uno dopo l’altro negli ospedali e gli infermieri ad assisterli, come sempre i primi a entrare in contatto con i pazienti, prima dell’arrivo dei medici e degli altri specialisti".

“Per me è stato un colpo troppo forte vedere tutti quegli infermieri che durante la pandemia si sono ammalati o, peggio, che hanno perso la vita per curare altre persone"

Immagini che le hanno toccato il cuore, queste le parole usate dall'ex infermiera, che in accordo con il marito ha deciso di dare il suo contributo agli infermieri, di cui lei conosce molto bene l'impegno e le responsabilità. "Il nostro è un lavoro durissimo, una vocazione che senti dentro di te, ma la cosa che più mi rammarica è che non è valorizzata a livello nazionale. Ci voleva una pandemia per far emergere quanto il nostro lavoro sia fondamentale per tutto il sistema sanitario", ha aggiunto Eneide Lanciaprima.

#NoiConGliInfermieri: già 3 milioni di euro di donazioni

La sua donazione si aggiunge a quella di tante altre persone, tramite la piattaforma dedicata (qui il link, con tutte le informazioni per donare), che hanno permesso di raccogliere finora ben 3 milioni di euro.

"Ho la responsabilità di battermi per la valorizzazione di queste professionalità e per il riconoscimento delle competenze specialistiche e la loro applicazione nei sistemi sanitari", è il commento di Irene Rosini, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Pescara. "Le nostre competenze, che da sempre appartengono alla professione, ma che in questa pandemia hanno avuto occasione di essere percepite meglio da tutti, non possono che migliorare la qualità assistenziale, ignorarle non giova a nessuno", ha concluso Rosini.

Coronavirus, le proteste degli infermieri per un giusto riconoscimento

Dagli inizi della pandemia gli infermieri hanno più volte lanciato appelli per ottenere un maggior riconoscimento professionale che non sia solamente mediatico ma anche "pratico". Decine le manifestazioni in diverse piazze d'Italia, tra flash mob e iniziative di vario gener. L'ultima in ordine di tempo a Milano davanti al Duomo, per dire basta alle promesse mancate. "Non ci fermeremo finché non avremo ottenuto quegli aumenti in busta paga che meritiamo, più di ogni altra categoria professionale", tuonavano da piazza Duomo i rappresentanti di Nursing Up.

Secondo i dati del report annuale Istat, pubblicato a inizio luglio, l'Italia dispone di 39 medici ogni 10mila residenti contro di 42,5 della Germania. Anche per quanto riguarda il personale infermerieristico, il confronto con i numeri tedeschi sono ancora più sfavorevoli: 58 infermieri ogni 10mila residenti contro i 129 in Germania. 

L'emergenza sanitaria legata al coronavirus è intervenuta "a valle di un lungo periodo in cui il Servizio sanitario nazionale è stato interessato da un ridimensionamento delle risorse", ricorda l'Istat. "Dal 2010 al 2018 la spesa sanitaria pubblica è aumentata solo dello 0,2% medio annuo a fronte di una crescita economica dell’1,2% - si legge nel report - Una tendenza negativa prevalsa nel corso degli anni è la riduzione della spesa per investimenti delle Aziende sanitarie, scesi dai 2,4 miliardi del 2013 a poco più di 1,4 miliardi nel 2018".

Secondo l'Istat, il rallentamento della spesa è dovuto principalmente alla diminuzione del personale sanitario. Rispetto al 2012 il calo è del 4,9% e ha riguardato anche medici (-3,5%) e infermieri (-3,0%). Nello stesso periodo (2012-2018) il solo personale a tempo indeterminato del comparto sanità si è ridotto di 25.808 unità (-3,8%): i medici sono passati da 109mila a 106mila (-2,3%) e il personale infermieristico da 272mila a 268mila (-1,6%).

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