Mercoledì, 29 Settembre 2021
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Il falso cibo Made in Italy nel mondo vale 100 miliardi (e ci ruba 300mila posti di lavoro)

Il Made in Italy taroccato ha avuto un aumento record del 70% negli ultimi dieci anni ed è un fenomeno che rischia di moltiplicarsi con le nuove guerre commerciali, a partire dai dazi Usa nei confronti dell’Ue: l’allarme di Coldiretti e Filiera Italia

Il falso Made in Italy agroalimentare vale nel mondo oltre 100 miliardi e nell'ultimo decennio ha avuto un aumento record del 70%, a causa della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano all'Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. 

Questo è quello che emerge dall'analisi di Coldiretti e Filiera Italia in occasione dell'apertura di Tuttofood, la World Food Exibition che si svolge alla Fiera di Milano fino al 9 maggio e che vede la partecipazione delle due organizzazioni in uno spazio innovativo nel Padiglione 1 - Stand A02 - B01 dove sono smascherati gli ultimi casi più eclatanti di falso Made in Italy a tavola, con l'anteprima della mostra su 'L'inganno del falso Made in Italy nel piatto'.

Falso Made in Italy agroalimentare e guerre commerciali

Come sottolinea Coldiretti, quello del falso cibo made in Italy, è un fenomeno che rischia di moltiplicarsi con le nuove guerre commerciali a partire dai dazi Usa nei confronti dell'Unione Europea con l'avvio, proprio in occasione dell'apertura di Tuttofood, dell'indagine da parte del Dipartimento del Commercio Usa (Ustr) che prevede l'audizione pubblica delle parti interessate e il successivo invio di considerazioni scritte sulle misure proposte dall'Amministrazione Trump entro la fine del mese.

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Il boom del faso, che ruba all'Italia trecentomila posti di lavoro, si deve a un paradosso, ossia la "fame" di Made in Italy all'estero con la proliferazione di imitazioni low cost ma anche le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche, come dimostra l'embargo russo, con un vero boom nella produzione locale del cibo Made in Italy taroccato, dal salame Italia alla mozzarella "Casa Italia", dall'insalata "Buona Italia" alla Robiola, ma anche la mortadella Milano, Parmesan o burrata tutti rigorosamente realizzati nel Paese di Putin.

A preoccupare è ora, continuano Coldiretti e Filiera Italia, "l'emergere di misure protezionistiche e la chiusura delle frontiere a partire dalla minaccia di Trump che mettere i dazi sui prodotti europei con la pubblicazione di un black list dei prodotti europei da colpire per un importo complessivo di 11 miliardi di dollari che comprende anche importanti prodotti agroalimentari di interesse nazionale come i vini tra i quali il Prosecco ed il Marsala, formaggi, ma anche l'olio di oliva, gli agrumi, l'uva, le marmellate, i succhi di frutta, l'acqua e i superalcolici tra gli alimentari e le bevande colpite". Con i dazi, avvertono, "aumenterebbero i prezzi dei prodotti italiani sul mercato americano e sarebbero più competitive le falsificazioni ottenute sul territorio statunitense e quelle provenienti da Paesi non colpiti dalle misure di Trump. Basta pensare che il 90% dei formaggi di tipo italiano in Usa - sottolinea la Coldiretti - sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York, dal Parmesan al Romano senza latte di pecora, dall'Asiago al Gorgonzola fino al Fontiago, un improbabile mix tra Asiago e Fontina".

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Attenzione anche alla Brexit

Ma il problema, chiariscono Coldiretti e Filiera Italia, riguarda tutte le categorie merceologiche come l'olio Pompeian made in Usa, i salumi più prestigiosi, dalle imitazioni del Parma e del San Daniele alla mortadella Bologna o al salame Milano, senza dimenticare i pomodori, come il San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti. Ma le associazioni mettono in guardia: il pericolo riguarda anche la Brexit perché qualora la Gran Bretagna dovesse uscire senza accordo con l'Unione Europea non sarebbe garantita la stessa tutela giuridica dei prodotti a denominazione di origine che, senza protezione europea, rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione. Qualche esempio? Basta pensare ai recenti casi smascherati in passato in Gran Bretagna, come la vendita di falso prosecco alla spina o in lattina o i wine kit o i parmesan kit.

Due prodotti di tipo italiano su tre venduti nel mondo sono falsi

Nonostante il record fatto segnare nelle esportazioni agroalimentari Made in Italy che nel 2018 hanno raggiunto il valore di 41,8 miliardi, Coldiretti segnala che oggi più di due prodotti di tipo italiano su tre venduti nel mondo sono falsi con il fenomeno del cosiddetto italian sounding che colpisce in misura diversa tutti i prodotti, dai salumi alle conserve, dal vino ai formaggi ma anche extravergine, sughi o pasta e riguarda tutti i continenti.

"In realtà - spiega l'associazione degli imprenditori agricoli - a differenza di quanto avviene per altri articoli come la moda o la tecnologia, a taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi a partire proprio dagli Stati Uniti e dall'Australia". In testa alla classifica dei prodotti più taroccati secondo la Coldiretti ci sono i formaggi, a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan diffuso in tuti i continenti. Ma ci sono anche le imitazioni di Provolone, Gorgonzola, Pecorino Romano, Asiago o Fontina. Tra i salumi sono clonati i più prestigiosi, dal Parma al San Daniele, ma anche la mortadella Bologna.

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