Lunedì, 8 Marzo 2021
Le cure

I (pochi) farmaci efficaci e quelli bocciati nella lotta al coronavirus

Il plasma iperimmune è inefficace. L'idrossiclorochina maldestramente "sponsorizzata" da Salvini non serve a nulla e può essere pericolosa. E anche il remdesivir solleva dubbi. Contro il covid manca ancora una terapia valida. Tra quelle efficienti restano solo eparina e cortisonici

Una sacca con plasma iperimmune. Foto Ansa

Partiamo da un'amara certezza: in attesa degli sviluppi sul vaccino e malgrado le notizie a cadenza regolare su presunte e strambe soluzioni miracolose, contro il coronavirus al momento manca ancora una terapia. Alcuni farmaci anti covid testati in questi mesi per la scienza non funzionano. Tra le cure efficaci rimangono solo eparina e cortisonici. Non c'è, a oggi, nessuna arma salvifica contro il coronavirus. Il New England Journal of Medicine, una delle più importanti e diffuse riviste scientifiche di medicina, ha pubblicato degli studi che fanno il punto sulle cure e le terapie utilizzate negli ultimi mesi per trattare l'infezione o cercare di prevenirne i sintomi più gravi. Andiamo con ordine.

La terapia con il plasma iperimmune è inefficace

Il primo studio, realizzato attraverso un trial randomizzato, con i pazienti a cui veniva assegnata in modo casuale la terapia o un placebo, riguarda il plasma iperimmune - la parte liquida del sangue di pazienti guariti dall'infezione - per trattare la polmonite da Covid-19. Secondo il report del New England Journal of Medicine, la terapia con il plasma iperimmune si è rivelata non dannosa e senza particolari effetti collaterali, ma sostanzialmente inefficace. Anche la mortalità resterebbe sostanzialmente inalterata. Gli aspetti più tecnici dello studio necessitano comunque di un approfondimento e di una conferma. All'efficacia del plasma iperimmune sta lavorando anche un trial italiano chiamato "Tsunami", proposto dall’Azienda ospedaliero-universitaria pisana e promosso dall’Istituto superiore di sanità e da Aifa, di cui si attendono i risultati. 

Al momento, la terapia con il plasma iperimmune rimane una sorta di atto di fede, come abbiamo spiegato qui e qui.

L'idrossiclorochina non serve a nulla e può essere pericolosa

E veniamo all'idrossiclorochina. La rivista smentisce l'efficacia del Plaquenil, il farmaco antimalarico noto appunto come idrossiclorochina, nella prevenzione del coronavirus. Il test è stato condotto con uno studio randomizzato (alternando il vero farmaco e un placebo) in soggetti che avevano avuto un contatto stretto con qualcuno che era poi risultato positivo al coronavirus. Nei soggetti a cui è stato somministrata l'idrossiclorochina (dopo quattro giorni dal contatto e per cinque giorni) non è stata riscontrata alcuna riduzione del rischio di infezione. E si sono registrati poi alcuni effetti collaterali anche se non gravi.

Lo scorso maggio, l’Aifa aveva sospeso l’autorizzazione all’uso del farmaco sui pazienti covid perché "nuove evidenze cliniche indicano un aumento di rischio per reazioni avverse a fronte di benefici scarsi o assenti".  Ed in effetti molte delle ricerche citate dall’Agenzia italiana del farmaco sembrano suggerire che non solo l’idrossiclorochina è inefficace per curare Covid-19, ma può, in alcuni casi, provocare anche pesanti effetti collaterali.

Anche l'Ema - l'agenzia comunitaria dell'Unione europea per la valutazione dei medicinali che ha sede ad Amsterdam - ha messo in guardia dall'utilizzo di clorochina o idrossiclorochina, avvertendo che tra gli effetti collaterali possibili ci sono "disturbi psichiatrici e comportamenti associati al suicidio". Il farmaco era stato promosso come possibile trattamento anti covid dal controverso medico francese Didier Raoult e dall'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. In Italia, Matteo Salvini ha più volte maldestramente "sponsorizzato" l'utilizzo del farmaco antimalarico nella lotta contro Covid-19. Ne abbiamo parlato qui.

idrossiclorochina-2-2

Tutti i dubbi sul remdesivir

Il New England Journal of Medicine parla anche del remdesivir, l'antivirale approvato dall'Fda (Food and drug administration) e dall'Ema che sembrava aver mostrato la sua efficacia nei pazienti gravi e nel ridurre i giorni di ospedalizzazione. Recentemente, però, l'Oms ne ha sconsigliato l'utilizzo dopo nuovi test. E ora l'Ema, sulla scorta degli ultimi sviluppi, sta valutando come precedere. Tra le possibilità c'è quella di una sospensione dell'immissione in commercio del farmaco.

L'eparina e i cortisonici

Tra le cure efficaci cosa rimane? Secondo la scienza restano i cortisonici, usati per contrastare la reazione immunitaria e infiammatoria tipica delle fasi più acute della malattia. Il cortisone è indicato tra l'altro nelle linee guida del Comitato tecnico scientifico sulle cure a casa, in caso i sintomi non migliorino dopo 72 ore. Deve essere comunque somministrato a domicilio da un medico.

Tra le cure resta anche l'eparina per evitare le complicanze trombo-emboliche. Anche l’eparina - una sostanza anticoagulante utilizzata nei pazienti per i quali è essenziale mantenere il sangue ben fluido - viene indicata nel protocollo del Cts sulle cure a casa, ed "è da utilizzare solo se si riscontra grossa difficoltà di movimento e per la prevenzione dei fenomeni trombo-embolici". L'eparina non salverà il mondo dal coronavirus, ma se ben usata - alle giuste dosi nei pazienti giusti - "una mano la può dare", dice il professor Raffaele Landolfi del Policlinico Gemelli di Roma.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I (pochi) farmaci efficaci e quelli bocciati nella lotta al coronavirus

Today è in caricamento