Mercoledì, 25 Novembre 2020

"Per un anno non ho mangiato, stavo andando incontro alla morte. Ma ora l'anoressia è alle spalle"

La storia di Federica Fabbriciani, 28enne aretina, e della sua lotta contro il fantasma che l'ha perseguitata, trascinandola sull'orlo dei 41 chili

Federica Fabbriciani, foto da facebook

Per 11 mesi non ho fatto un pasto vero. Non esistevano più colazione, merenda, pranzo e cena. Facevo altro, mentre gli altri in famiglia mangiavano". Federica Fabbriciani abita ad Arezzo, ha 28 anni e gli ultimi quattro li ha passati lottando contro l’anoressia. Oggi si sente pronta ad iniziare una nuova vita anche se quel mostro non può dire di averlo ancora sconfitto del tutto. Ma ora può guardare in faccia il fantasma che l'ha perseguitata, trascinandola sull'orlo dei 41 chili (per una ragazza di 175 centimetri) e mettendola in grave pericolo di vita. Su Facebook Federica ha pubblicato due foto: nonostante la differenza sia evidente, scrive la giovane, “l’insicurezza su me stessa, la fobia verso alcuni cibi, il non sentirsi mai abbastanza fanno ancora parte di me.“

“Ad un certo punto - scrive - mi sono arresa al fatto che avrei dovuto convivere tutta la vita con la sofferenza e il dolore che l’anoressia mi ha regalato;questo perché tutte le cose che mi sono successe in questi anni, belle o brutte, le ho sempre sfogate sul piano alimentare come farebbe un drogato con la coca o un alcolizzato con il whisky ... E credetemi se vi dico che avrei preferito sfogarmi spaccando qualcosa o facendo una corsetta”.

"Voglio rendere questa testimonianza - ha spiegato nell'ultima puntata di Prisma, il programma di ArezzoNotizie condotto da Mattia Cialini - perché mi piacerebbe poter essere d'aiuto a chi si trova nella mia stessa situazione. Quando si affrontano i Dca (Disturbi del Comportamento Alimentare), non sentirsi i soli a fronteggiare determinati problemi dà una speranza in più. Purtroppo non si parla spesso di anoressia. Spero che il mio racconto possa essere d'aiuto per le persone che ne soffrono. I Dca non sono disturbi passeggeri, ma sono profondi".

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Nel tuo post spieghi che non si tratta di una condizione figlia di un capriccio. L'anoressia non capita semplicemente perché una ragazza "vuol fare la modella" e quindi si mette a dieta. Inoltre ci sono diversi tipi di disturbi alimentari.

"I Dca più conosciuti sono anoressia e bulimia, dal punto di vista di chi guarda le altre persone che ne soffrono. L'anoressia è particolarmente evidente, una persona è molto sottopeso. I bulimici invece possono anche essere normopeso, quindi possono nascondere con più facilità il loro disagio. Magari cercano una compensazione, con iperattività o il vomito. E poi ci sono le persone che soffrono di binge-eating disorder, in sostanza coloro che fanno abbuffate di cibo incontrollate. In ognuno di questi casi il rapporto malato con il cibo è quel che si vede in superficie, ma esiste un disagio profondo dietro, l'anomalo comportamento è una inconscia richiesta di aiuto. E' un argomento di cui non si parla molto, purtroppo. E l'ignoranza può essere dietro l'angolo nel giudicare determinate situazioni".

Nel tuo caso, come è cominciata?

"Mi ci sono voluti 4 anni per capire il perché di questa malattia. E tuttora sto cercando di approfondirla. C'è alla base una ricerca della perfezione, sia in ambito familiare con con le amicizie. Volevo soltanto che gli altri avessero una buona opinione di me. Sono ancora in terapia, ma nel frattempo sono venuta a conoscere cose che non sapevo di me. L'ossessiva ricerca della perfezione in ambito scolastico, a livello di peso-forma. Quando era piccola, ero una bimba sovrappeso, sono stata anche dal dietologo. In adolescenza i problemi si sono acuiti, ero considerata solo come 'la ragazza simpatica' del gruppo e questo mi faceva soffrire. Purtroppo all'epoca non ho mai espresso disagi rispetto a queste pressioni di perfezione che sentivo e il cibo è stato l'appiglio più facile per me su cui sfogare le frustrazioni. Ma non basta sapere che il problema è l'ossessione di piacere alla gente, occorre anche scoprire il perché. E solo adesso lo sto capendo".

Ma perché una persona anoressica, nonostante un'evidente magrezza, continua a cercare di perdere peso?

"Mi ricordo un senso enorme di onnipotenza: saper controllare la necessità di mangiare è una cosa che dà piacere. Non ho ricordi molto nitidi di quel periodo. Ma quella senzione era come una droga. Psicologicamente dà dipendenza, vorrei riprovarla, purtroppo. Si tratta di dimostrare a se stessi che si può continuare a fare tutto quello che si faceva prima, senza assumere cibo. Io riuscivo a lavorare, senza magiare. La continua perdita di peso diventava un'ossessione: evitare i pasti mi annebbiava la mente, il circolo si autoalimentava. Andavo a cena con i miei amici, senza che toccassi cibo. Il rifiuto, il dire no al cibo quando ero a pranzo con parenti e conoscenti era il riflesso di un no che avrei voluto dire in altre circostanze, ma che non avevo detto. Era una proiezione".

E non ti rendevi conto di mettere a repentaglio la tua vita?

"La cosa davvero brutta è stata per me vedere i miei genitori, i parenti le persone che mi vogliono bene star male, vedere la disperazione nei loro occhi e fregarmene. A un certo punto non mi interessava se la mamma o il babbo mi piangevano davanti. Sono arrivata a pesare 41,85 kg e sono alta 1,75 metri. Lo sapevo che non era un atteggiamento normale, ma il fatto di sentire di avere tutto questo controllo non mi faceva capire di andare davvero contro natura. Stavo andando incontro alla morte: la malnutrizione può danneggiarti cuore, polmoni, ma io dicevo: 'Finché non cado a terra vado avanti'. Non sono mai caduta. E non ho mai avuto paura, purtroppo".

Ma qualcosa dovevi pur mangiare.

"Sono sempre stata malata di caffè: prendevo solo quello. Se mi tremavano le gambe o mi girava la testa al lavoro, mangiavo una caramella. Avevo la fobia del cibo: anche una mela, una foglia di insalata. Mangiavo quel pochissimo che mi permetteva di stare in piedi. Ho eliminato tutto. Almeno in precedenza mangiavo un'insalata a pranzo e qualche nocciolina la sera. Poi più niente. Mi pesavo tutti i giorni: la sodddifsfazione nel vedere che il peso scendeva era meragliosa. E negavo quendo mi dicevano: 'Ma quanto sei dimagrita?'. Non vedevo più niente intorno, avevo perso la lucidità.

Per quanto tempo non hai mangiato?

"Per un anno quasi. Per 11 mesi non ho fatto un pasto vero. Non esistevano più colazione, merenda, pranzo e cena. Facevo altro, mentre gli altri in famiglia mangiavano".

Quando è scattata la molla per cui hai iniziato a curarti?

"Il dottor Alessandro Bichi, psicologo, mi ha salvato la vita. Sono andata da lui perché volevo mettere a tacere tutte le persone che mi stavano intorno. Con lui ho fatto un percorso durato 5-6 mesi ed è riuscito a farmi dire: 'ok, forse è il momento che mi faccio ricoverare'. Ero arrivata al punto che non respiravo più. Feci un patto con lui: se fossi calata ancora di peso mi sarei fatta ricoverare. E così è andata".

Dove sei stata riceverata?

"Al Centro Auryn di Agazzi, una struttura specialistica proprio fuori Arezzo. Ed è stata una salvezza. Con i professionisti che ci sono, mi sono riavvicinata al cibo mano a mano, mi hanno fatto rifare i pasti in maniera regolare con tutta la fatica possibile, ma in modo graduale. Ci hanno messo del loro, ma anche io ho fatto la mia parte".

Una volta uscita, come è stato?

"Forse la parte difficile: finché sei ricoverata è più semplice, fai tutte le cose all'interno della struttura. Ma fuori non sei più protetta. Forse avrei dovuto continuare quel percorso, interrotto troppo bruscamente. Ma tra alti e bassi, sono qui".

E adesso?

"Al momento non so quanto peso, sono due anni che non salgo sulla bilancia. Ho smesso dal momento in cui non sono più stata in pericolo di vita. Se vedessi quel numeretto sulla bilancia, forse sarei ancora influenzata. Ma so che è solo un numero, non sono io. Oggi non mi interessa saperlo e va bene così".

Servizio video e intervista a cura di Mattia Cialini, redazione di ArezzoNotizie

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